FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia

Numero 61
luglio 2022

Partenze

 

DOVE ANDARE?

di David Cortés Cabán



LA PERSUACIÓN

No vengas a persuadirme de lo incorrecto, le he dicho al monje que llora frente a mi puerta. En la habitación las verdades van cayendo en silencio. La habitación va perdiendo su luz. No hay nada de qué arrepentirse, dice el monje. Te aferras al mismo error. El gallo que cantó en la madrugada, ¿es el mismo que cantó la noche anterior? Cada mañana la luz traspasa los cristales y el paisaje brilla a lo lejos. Cuando pasa el gorrión a ras de tierra no habrá otro vuelo igual al suyo. ¿Dónde estoy ahora?, le pregunto al monje, y él se aleja sin entender mi lógica. No lo sabrás. Amamos lo irreal.


LA PERSUASIONE

Non venire a persuadermi di ciò ch’è sbagliato, ho detto al monaco che piange dinanzi alla mia porta. Nella stanza le verità crollano in silenzio. La stanza va perdendo la sua luce. Non c’è nulla di cui pentirsi, dice il monaco. Ti afferri allo stesso errore. Il gallo che ha cantato all’alba è lo stesso che ha cantato la sera prima? Ogni mattina la luce attraversa i vetri e il paesaggio brilla in lontananza. Quando il passero viaggia rasoterra non ci sarà un altro volo identico al suo. Dove mi trovo in questo momento?, chiedo al monaco, e lui si allontana senza capire la mia logica. Non lo saprai. Amiamo ciò ch’è irreale.


EL EXILIADO REGRESA DE NUEVA YORK

Salieron a recibirme con desconfianza. Me confundieron con el otro, el exiliado que les había robado la identidad. “Yo tengo una boina gris, les dije, además no estoy afiliado a ningún partido”. Le hice también una señal a mi madre que venía a recogerme. “La vida de un exiliado debe de ser amarga y desolada”, dijo mi madre. “No tanto”, le dije cuando me abrazó, luego de persignarse. Para calmarla le expliqué que mi primer exilio había comenzado en mi casa, y después se fue extendiendo cuando los vecinos me dijeron: “niño, tú pareces un exiliado”. La maestra también lo dijo cuando le preguntó a mi mejor amigo: “¿has visto al exiliado?”. “No conozco a ningún exiliado”, le contestó mi amigo; “además Paco vive cerca de una finca donde solo viven vacas y fantasmas”. Mi amigo comprendía mejor que yo la palabra exiliado y la repudiaba, a mí me parecía mágica, al pronunciarla me sentía como un héroe. “Estar exiliado es como montar un caballo de siete colores y echarse a volar por el mundo”, le dije a mi madre. Le recordé que un día escribí la palabra e x i l i a d o en el uniforme de la escuela. Me dio la impresión de que no me escuchaba cuando me dijo: “hijo mío no te eches la vida tan a pecho”. Entonces, me levanté y miré por la persiana. La ciudad estaba desierta, abrí la puerta y me eché a caminar… ¿Cómo un turista? No, como un exiliado.


L’ESILIATO TORNA DA NEW YORK

Vennero ad accogliermi con diffidenza. Mi scambiarono per l’altro, l’esiliato che gli aveva sottratto l’identità. “Io ho un berretto grigio, dissi loro, inoltre non sono affiliato a un partito”. Feci anche un segno a mia madre che veniva a prendermi. “La vita di un esiliato deve essere amara e desolata”, disse mia madre. “Non così tanto”, le risposi quando mi abbracciò dopo essersi fatta il segno della croce. Per calmarla le spiegai che il mio primo esilio era iniziato nella nostra casa, per poi estendersi quando i vicini mi dissero: “bambino, tu sembri un esiliato”. Persino la maestra lo disse quando chiese al mio migliore amico: “Hai visto l’esiliato?”. “Non conosco nessun esiliato”, le rispose il mio amico; “inoltre Paco vive vicino a una fattoria dove ci sono soltanto mucche e fantasmi”. Il mio amico comprendeva meglio di me la parola esiliato e la respingeva, io la consideravo magica, nel pronunciarla mi sentivo come un eroe. “Essere in esilio è come cavalcare un cavallo di sette colori e volare per il mondo”, dissi a mia madre. Le ricordai che un giorno avevo scritto la parola e s i l i a t o sull’uniforme della scuola. Ebbi l’impressione che non mi ascoltasse quando esclamò: “Figlio mio, non prenderti la vita così a cuore”. Allora mi alzai e guardai attraverso la persiana. La città era deserta, aprii la porta e iniziai a camminare... Come un turista? No, come un esiliato.


ÁRBOLES

Árboles jubilosos, ríanse de mi vida. Absortos tan lejanos, búrlense de mi ausencia. Es natural que no me reconozcan. En la aridez de la noche escucho sus ramas. Sus hojas brillan y me llaman. No hay posibilidad de llevarlos conmigo. La ausencia es engañosa per los amo. Árboles que habitan mi silencio cuando desgarran sus ramas desnudas en la noche. Yo los veo regresar bajo la lluvia. Sus profundas raíces me atan a la tierra. Los he oído hablar cuando cae la lluvia. Van y vienen por las calles vacías. Sin ustedes mi infancia viaja en el viento. Mi corazón tiembla cuando se alejan. Estoy tratando de olvidarlos y no puedo.


ALBERI

Alberi gioiosi se la ridono della mia vita. Assorti e così lontani, prendetevi gioco della mia assenza. È naturale che non mi riconoscano. Nell’aridità della notte ascolto i loro rami. Le loro foglie brillano e mi chiamano. Non c’è possibilità di portarli con me. L’assenza è ingannevole però li amo. Alberi che abitano il mio silenzio quando nella notte strappano i loro nudi rami. Li vedo tornare sotto la pioggia. Le loro profonde radici mi annodano alla terra. Li ho sentiti parlare quando cade la pioggia. Vanno e vengono per le strade deserte. Senza di voi la mia infanzia viaggerebbe nel vento. Il mio cuore trema quando si allontanano. Sto cercando di dimenticarli ma non posso.


TODO ESTO ES TAN GRACIOSO

“No te das cuenta”, dijo. “Hemos llegado al país y no conocemos su nombre.”

“No hay nada de extraño, posiblemente sea un país sin nombre”, dije.
La mujer aún me seguía cuando bajamos del avión. “Pareces una agente secreta”, le reproché. “Te equivocas, no quiero despistarte. Son los políticos los que te despistan”, arguyó. “No siempre”, le advertí a la que se convertía en la amiga desconocida. Lo dije para hacerte saber que no me asustaban los vampiros que volaban por los palacios de gobierno.
Al salir del aeropuerto unos oficiales nos registraron. “Solo traigo libros de poesía”, les dije. “¿Para qué sirve la poesía?”, preguntó uno de los guardias. Le dije que La poesía es un arma cargada de futuro, y se rió de mi ingenuidad. En la maleta de la amiga de gafas oscuras encontraron fotos y cartas garabateadas con frases amorosas. “Es lo de siempre”, le dije. “¿A qué te refieres?”, me preguntó. No quise explicarle. Solo le advertí: mira a tu alrededor. “No veo nada”, respondió.

Es verdad, murmuré, nunca vemos nada.


TUTTO QUESTO È COSÌ DIVERTENTE

“Non te ne rendi conto”, disse. “Siamo arrivati al paese e non sappiamo il suo nome.”

“Non c’è nulla di strano, probabilmente è un paese senza nome”, risposi.
La donna mi seguiva ancora quando scendemmo dall’aereo. “Sembri un agente segreto”, le rimproverai. “Ti sbagli, non voglio confonderti. Sono i politici quelli che ti disorientano”, affermò. “Non sempre”, corressi la donna che stava diventando l’amica sconosciuta. L’ho detto per farti sapere che non temo i vampiri che volavano nei palazzi governativi.
Uscendo dall’aeroporto alcuni ufficiali ci perquisirono. “Porto con me solo libri di poesia”, gli dissi. “A che serve la poesia?”, domandò una delle guardie. Gli risposi che La poesia è un’arma carica di futuro, e rise della mia ingenuità. Nella valigia dell’amica dagli occhiali scuri trovarono foto e lettere scarabocchiate con frasi amorose. “È come al solito”, dissi. “Che vuoi dire?”, mi chiese. Non volli dare spiegazioni. Aggiunsi soltanto: guardati intorno. “Non vedo nulla”, rispose.

È vero, mormorai, non vediamo mai nulla.


¿ADÓNDE IR?

Esta noche no sé adónde ir. Tampoco tú lo sabes. No soy un lobo, un conejo, ni un gato. Soy un poeta que no sabe adónde dirigirse. Debe haber algún puerto donde esperen a alguien como yo. Una mujer que no sabe quién soy debe estar esperándome. Pero hay un océano de por medio. El capitán del barco exigirá que le cuente mi vida a cambio de cruzar el mar. Cualquier océano será bueno, me dirá, para un poeta que viajará sin rumbo. Cualquier puerto será hermoso para una mujer que no sabe quién la espera. Le diré al capitán: una vez fui un lobo como el de Herman Hesse. Lo sé, no me creerá por mi cara de conejo, pero le mostraré no ser un conejo, no podré dar saltos en la cubierta. Me mirará asombrado y me dirá: un poeta no tiene por qué mentir imaginando sandeces. Entonces le diré, pues mi orgullo no me permite mentir: “Sr. capitán, no soy un conejo, soy un gato, soy el gato de Cheshire”.(*) “Es posible que lo seas”, me dirá, “pues maúlla como un gato”, ordena. “Sólo así podré creerte, aun cuando tienes suficiente edad para mentir”. Exacto, capitán, además un poeta no debe ir por ahí fingiendo ser cualquier gato.

(*) En Alicia en el País de las Maravillas, Lewis Carroll describe un “gato de Cheshire” que se vuelve invisible y sólo se le puede ver la risa.


DOVE ANDARE?

Questa sera non so dove andare. Nemmeno tu lo sai. Non sono un lupo, un coniglio, né un gatto. Sono un poeta che non sa dove dirigersi. Ci deve essere un porto dove aspettano qualcuno come me. Mi starà attendendo una donna che non sa chi sono. Ma c’è un oceano di mezzo. Il capitano della nave mi chiederà di raccontargli la mia vita in cambio dell’attraversata. Qualsiasi oceano andrà bene, mi dirà, per un poeta che viaggia senza una meta. Qualsiasi porto sarà stupendo per una donna che non sa chi l’aspetta. Dirò al capitano: una volta ero un lupo come quello di Herman Hesse. Lo so, non mi crederà per via della mia faccia da coniglio, ma gli dimostrerò di non essere un coniglio e non potrò mettermi a saltare sul ponte della nave. Mi guarderà sbalordito e dirà: un poeta non deve mentire immaginando sciocchezze. Allora ribatterò, perché il mio orgoglio non mi permette di mentire: “Signor capitano, non sono un coniglio, sono un gatto, sono il gatto del Cheshire”.(*) “È possibile che tu lo sia”, mi dirà e ordina: “allora miagola come un gatto”. “Solo così potrò crederti, anche se sei abbastanza grande per mentire”. Esatto, capitano, inoltre un poeta non dovrebbe andarsene in giro fingendo di essere un gatto qualsiasi.

(*) In Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll crea il personaggio del “gatto del Cheshire” che si fa invisibile e nell’aria resta il suo sorriso.



I poemi in prosa qui selezionati provengono dal libro Presencia de lo efímero (2021, Porto Rico)

Traduzione dallo spagnolo di Alessio Brandolini


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