FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia

Numero 38
aprile/giugno 2015

Silenzio

 

SUL BORDO SCONOSCIUTO DEL SILENZIO
La poesia di Federico Díaz-Granados

di Alessio Brandolini



Quando cammino al sole
le nostre ombre sono zattere di silenzio.

Mark Strand


Pubblicata in Colombia nel 2003 in due diverse edizioni e, lo stesso anno, in un numero monografico della nota rivista «Golpe de dados» (fondata da Mario Rivero nel 1973), la raccolta Alloggio provvisorio [Hospedaje de paso] è stata pubblicata di nuovo – in versione rivista – nel 2012 in Spagna dalla casa editrice di Granada Valparaíso, molto attiva nel far conoscere in Europa la poesia latinoamericana, e non solo la più nota o più fortunata dal punto di vista editoriale (segnalo i primi tre nomi che mi vengono in mente: il peruviano Eduardo Chirinos, il brasiliano Lêdo Ivo, il messicano Eduardo Lizalde). Anche perché nel frattempo il suo autore, Federico Díaz-Granados (nato a Bogotá nel 1974) che aveva esordito giovanissimo in poesia nel 1995 con Le voci del fuoco [Las voces del fuego], ha avuto modo di farsi conoscere e apprezzare, tanto da essere incluso nelle più importanti antologie che fanno il punto sulla recente poesia di lingua spagnola, lavori pubblicati sia in America che in Europa. Ne segnalo due: Poesía ante la incertidumbre (2011 in Spagna; 2013 in Ecuador e in Spagna) e, in Italia, Con il fuoco nel sangue – 32 poeti colombiani d’oggi (a cura di Emilio Coco, Raffaelli, 2015).
Recentemente l’autore colombiano ha pubblicato il nuovo libro di poesia La fretta dell’istante [La prisas del instante] che qui segnalo anche per la sintonia con il titolo della raccolta precedente, Alloggio provvisorio, dalla quale provengono i testi della silloge proposta.

La collocazione di Federico Díaz-Granados all’interno dell’antologia dei poeti della generazione della “incertezza”, del “dubbio” (alcuni proposti da Fili d’aquilone{1}) indica che il poeta colombiano opera all’interno di una linea poetica che si richiama a César Vallejo, Pablo Neruda, Antonio Machado, Miguel Hernández... e i più recenti Mario Benedetti, Jorge Boccanera, José Emilio Pacheco... Ovvero poeti per lo più comprensibili, lontani da sperimentalismi linguistici, esperimenti barocchi, immersioni orfiche. Attenti al dialogo con il lettore; alla riflessione sul mondo e sulla Storia; alla realtà economica e sociale; alla conoscenza di sé e dell’altro. Poeti che restituiscono alla poesia un ruolo centrale in letteratura e un suo preciso spazio, mai elitario, a livello sociale.

Su queste linee di base (appartenenti a una realtà poeticamente assai diversa da quella italiana) è chiaro che poi ogni poeta presente nell’antologia ha personali “incertezze” e, soprattutto, un suo linguaggio poetico che lo identifica, lo rende unico. Ovvero: pur in una comune visione poetica ognuno di loro traccia la propria ombra che è una zattera di silenzio, per dirla con i versi di Mark Strand, autore citato da Díaz-Granados assieme ad altri di lingua inglese, oltre ai riferimenti che provengono dalla vasta area di lingua spagnola. In Alloggio provvisorio sono importanti, inoltre, i legami con le arti figurative. Si citano Turner, Chagall, si allude ad altri artisti e si manifesta un profondo amore per la pittura e la si imita con i versi, come accade in “Autoritratto con maschera di donna”.

Siamo “qualcosa d’incompiuto, alla deriva” e di continuo ci si trasferisce in residenze di fortuna, sempre provvisorie, o nella vita “dove abitano ed esistono le parole” e il silenzio “ha un altro nome”. Recando in noi la lezione di Omero: non conta la meta ma ciò che si conosce durante il viaggio. Ci si unisce ancor più al figlio, al padre, agli antenati (“è loro il sangue che in me scorre”), a quella “casa del vento” dove i fantasmi vagano nelle stanze della memoria, però è ciò che è vivo – e come noi in transito – che ci conosce davvero e ci sostiene davanti alla voce che fugge, ai dubbi, alle paure, a quello strano liquore della tristezza distillato dai giorni. I sogni allora ci spingono in altri spazi, in altri campi, ai giochi dell’infanzia.

L’intensità espressiva, la densità plastica dei versi e l’umorismo sottile di Federico Díaz-Granados generano incalzanti ipotesi esistenziali, esaminano l’indefinito e, insieme, la dura sostanza delle ossa, della pietra, scandagliano umori e immagini che sono un amalgama di ricordi e slanci d’amicizia, di passione. Come in una guerra non ancora conclusa le parole lottano tutti i giorni (così la poesia) per ghermire il senso del naufragio e dell’esilio, della musica e della luce pur vivendo in un domicilio di passaggio; per colmare le assenze e i distacchi; per disegnare una mappa in continua mutazione e raccogliere i frutti solitari che cadono “sul bordo sconosciuto del silenzio”.



{1}Francisco Ruiz Udiel e Xavier Oquendo Troncoso.




POESIE DI FEDERICO DÍAZ-GRANADOS
Da Hospedaje de paso
(Valparaíso Ediciones, Spagna 2012)


LA POESÍA

Es un solitario fruto caído en la orilla desconocida del silencio
como una estrella fugaz brillando en su esplendor al mediodía
extraviada de su órbita, de su noche, de su casa estelar
inventada por la luz entre la muerte.


LA POESIA

È un frutto solitario caduto sul bordo sconosciuto del silenzio
come una fugace stella che a mezzogiorno brilla nel suo splendore
deviata dalla sua notte, dall’orbita, dalla casa stellare
inventata da una luce in mezzo alla morte.


HOSPEDAJE DE PASO

Nunca he conocido a los inquilinos de mi vida.
No he sabido cuándo salen, cuándo entran,
en qué estación desconocida descansan sus miserias.
Las mujeres han salido de este cuerpo a los portazos
quejándose de mi tristeza,
en algunas temporadas se han quejado de humedad
de mucho frío, de algún extrano moho en la alacena.

Se marchan siempre sin pagar los inquilinos de mi vida
y el patio queda nuevamente solo
en este hotel de paso donde siempre es de noche.


ALLOGGIO PROVVISORIO

Non ho mai conosciuto gli inquilini della mia vita.
Né ho saputo quando escono, quando entrano,
in quale ignota stazione riposano le loro miserie.
Le donne sono uscite da questo corpo sbattendo le porte
lamentandosi della mia tristezza,
in alcuni periodi si sono lamentate dell’umidità
del troppo freddo, di qualche strana muffa nell’armadio.

Gli inquilini della mia vita se ne vanno sempre senza pagare
e il patio resta di nuovo deserto
in questo hotel di passaggio dov’è sempre notte.


LA CASA DEL VIENTO

Busco mis muertos diluidos en el tiempo
solitarios que deambulan por mi casa vistiendo un viejo musgo.
Busco mis muertos que desterrados olvidan las palabras
a esta hora en que desciende la nostalgia
para viajar por la memoria.

¿Cuáles son mis muertos que habitan la casa del viento,
esos mismos que juegan en las fotos con algunos personajes,
que hoy conversan con las raíces de los árboles
e indagan por la tierra?

Cómo se parecen tus huesos a los sueños en esa casa del vento,
en esa casa que cada día se parece más a esta otra demolición
que es mi vida.


LA CASA DEL VENTO

Cerco i miei morti disciolti nel tempo
solitari che deambulano nella mia casa indossando un vecchio muschio.
Cerco i miei morti che, confinati, dimenticano le parole
a quest’ora in cui scende la nostalgia
per viaggiare nella memoria.

Chi sono i miei morti che abitano nella casa del vento?
Gli stessi che giocano nelle foto con alcuni personaggi,
che oggi chiacchierano con le radici degli alberi
e indagano sulla terra?

Come somigliano le tue ossa ai sogni in quella casa del vento,
nella casa che ogni giorno assomiglia di più a quest’altra demolizione
che è la mia vita.


SUNTOS FAMILIARES

Este vivir entre multitudes y muchedumbres
me recuerda el linaje que no conozco.
No sé si mis antepasados fueron comerciantes o humanistas,
quizá sastres de alguna corte o algún barrio.
La sangre que me corre es de ellos.
No sé si eran abogados o médicos.
No sé si hubo algún santo, deportista, héroe o payaso
pero en mis ojos reconozco cada día el licor de sus tristezas.


AFFARI DI FAMIGLIA

Questo vivere tra la folla e moltitudini
mi ricorda il lignaggio che non conosco.
Non so se i miei antenati furono commercianti oppure umanisti,
forse sarti di qualche corte o in qualche sobborgo.
È loro il sangue che in me scorre.
Non so se erano medici o avvocati.
Non so se ci fu qualche santo, sportivo, eroe o pagliaccio
ma nei miei occhi ogni giorno riconosco il liquore della loro tristezza.


CANTO MINERAL

¿Y si el alma es de piedra por qué ese mineral sueña con tu cuerpo?
¿Y si el alma es de piedra por qué el dolor
toma la forma de un lejano volcán
y salta al vacío desde su desprendimiento?

No dejes la piedra a merced de la noche
ni esperes la llegada del canto a la soledad,
vendrán los pulsos tardíos a callar la palabra
y algunos muertos se acomodarán en el fuego de esa espera.

Nunca el silencio
la música siempre
las palabras llegan todos los días a la sed
con sus lecciones de llanto.
Hemos equivocado el mundo y como una secreta impunidad
no traducimos al mineral
la lengua del error y los colores de la ruina.

Espera a la piedra
la que te esperó aquí mismo hasta hacerse piedra
la misma que se acuña y se hace esbelta.

Nunca el silencio
la música siempre
el día trae el final
y la voz que huye.

La piedra se desprende día a día
de la vida.


CANTO MINERALE

E se l’anima è di pietra perché quel minerale sogna il tuo corpo?
E se l’anima è di pietra perché il dolore
prende forma d’un lontano vulcano
e dal suo distacco salta nel vuoto?

Non lasciare la pietra alla mercé della notte
non aspettare l’arrivo del canto alla solitudine,
verranno i battiti tardivi a chiudere la bocca
e alcuni morti si adatteranno al fuoco dell’attesa.

Mai il silenzio
la musica sempre
le parole arrivano tutti i giorni alla sete
con le loro lezioni di pianto.
Abbiamo sbagliato mondo e come una segreta impunità
non traduciamo in minerale
la lingua dell’errore e i colori della rovina.

Aspetta la pietra
la stessa che ti attese fino a farsi pietra
la stessa che s’incunea e si fa snella.

Mai il silenzio
la musica sempre
il giorno porta la fine
e la voce che fugge.

Giorno dopo giorno la pietra si stacca
dalla vita.


ANTES DEL PARAÍSO

Desde mi ventana vi la tragedia del viento,
la tierra como mi propia soledad
donde descansaron los guerreros vencidos
con Dios la noche en que lo derrotó el tiempo.

Vi a través de mi ventana la instantánea de Dios en esta guerra
cuando nos expulsó con sellos en la piel
para reconocernos después de la masacre.


PRIMA DEL PARADISO

Dalla mia finestra ho visto la tragedia del vento,
la terra simile alla mia solitudine
dove riposarono i guerrieri sconfitti
con Dio nella notte in cui fu demolito dal tempo.

Ho visto attraverso la mia finestra l’istantanea di Dio in questa guerra
quando fummo espulsi con timbri sulla pelle
per riconoscerci alla fine del massacro.


ÁLBUM DE LOS ADIOSES

¿Qué sastre tejió estos cuerpos que nos visten de vida
remendados con lágrimas equivocadas
y cosidos con paños y parches de un viejo almacén de baratijas?

¿Cuál fue ese sastre que tomó las medidas
y con su dedal y aguja cosió los botones
de las secretas costuras y cicatrices del cansancio
y climas repetidos en la áspera estación de la piel?

¿Qué extrañas prendas nos visten de vida
tejidas a la medida exacta de cada sed, de cada hambre,
del afán disperso de todos los comensales
que aguardan el agrio cereal del fracaso?

¿Y quién cosió los colores desconocidos al corazón?
¿Quién sabe cómo es el amor que vive debajo de estas ropas?
¿Acaso fue Dios con su bata de cirujano
enseñando el antiguo oficio de extraer costillas?
¿O fue aquella muchacha cuando me sonrió
en su día libre del paraíso?


ALBUM DEGLI ADDII

Quale sarto ha tessuto questi corpi che ci vestono di vita
rammendati con lacrime sbagliate
e cuciti con panni e toppe di un vecchio magazzino di cianfrusaglie?

Chi fu quel sarto che ha preso le misure
e con ditale e ago ha cucito i bottoni
delle segrete cuciture e cicatrici della fatica
e climi riprodotti nell’aspra stagione della pelle?

Quali strani abiti ci vestono di vita
tessuti all’esatta misura di ogni sete, di ogni fame,
dell’affanno disperso di tutti i commensali
che aspettano l’acre cereale del fallimento?

Chi ha cucito i colori ignoti al cuore?
Chi sa come fa l’amore a vivere sotto questi vestiti?
Forse fu Dio col suo camice da chirurgo
insegnando l’antico mestiere di estrarre costole?
O è stata quella ragazza quando mi ha sorriso
nel suo giorno libero dal paradiso?


LAS SAGAS DEL VIENTO

... y tu cuerpo era el único país donde me derrotaban
Juan Gelman

Muchacha que escribes con la tinta de la guerra
no enmudezcas por la prisa de los pájaros
mira cuánta ceniza trae el cielo
cuántas voces resucitan de tus heridas.
No le hables de nosotros a tus muertos,
dibuja un mapa de hojas secas
en el cuerpo de mi pesado otoño.
La vida es un breve navío de adioses y nostalgias.

Muchacha,
miramos la misma luna errantes y embrujados
pero a la sombra del relámpago eternos.

Muchacha,
yo tengo fletado mi equipaje
para morir en cada invierno
en los muelles que nacen de tu sangre.


LE SAGHE DEL VENTO

... e il tuo corpo era l’unico paese dove venivo sconfitto
Juan Gelman

Ragazza che scrivi con inchiostro di guerra
non ammutolire per la fretta degli uccelli
guarda quanta cenere porta il cielo
quante voci resuscitano nelle tue ferite.
Ai tuoi morti non parlare di noi,
disegna una mappa di foglie secche
sul corpo del mio pesante autunno.
La vita è un misero vascello di addii e nostalgie.

Ragazza,
guardiamo la stessa luna erranti e stregati
però eterni all’ombra del fulmine.

Ragazza,
ho noleggiato il mio bagaglio
per morire ogni inverno
nei moli generati dal tuo sangue.


JAZZ DEL SOLITARIO

La moneda cayó por el lado de la soledad
Andrés Calamaro

El día de la creación
tendré semillas tuyas entre mis manos
y te dispersaré en el fértil territorio de cielos abolidos
o en la voz que persigue otras luces, otros fulgores.
Busca entonces la dirección de la guerra
no importa que tu ausencia sea del tamaño de la muerte
te buscaré al otro lado de la noche
cuando regresemos de esta estación de adioses que es la vida.


JAZZ DEL SOLITARIO

La moneta cadde dal lato della solitudine
Andrés Calamaro

Il giorno della creazione
avrò i tuoi semi sulle mie mani
e ti disperderò nel fertile territorio di cieli cancellati
o nella voce che insegue altre luci, altri splendori.
Cerca allora la direzione della guerra
non importa che la tua assenza sia della grandezza della morte
ti cercherò dall’altra parte della notte
quando ritorneremo da questa stagione di addii che è la vita.


BAJO OTRO CIELO

Entre el destierro y el exilio
prefiero la soledad del poema
que sobrevuela otras intemperies,
regiones lluviosas que remueven los escombros del recuerdo.

No dejes recados en los buzones del alba,
no apagues tu dolor entre mi sangre.

Acompaña la soledad del poema
y regresa como un ángel, ebria de Paraíso.


SOTTO UN ALTRO CIELO

Tra il confino e l’esilio
preferisco la solitudine di una poesia
che sorvola altre intemperie,
regioni piovose che rimuovono i rottami del ricordo.

Non lasciare messaggi nelle cassette postali dell’alba,
nel mio sangue non spegnere il tuo dolore.

Accompagna la solitudine della poesia
e torna come un angelo, ebbra di Paradiso.


AUTORRETRATO CON MÁSCARA DE MUJER
(Monólogo ante un cuadro de Edvard Munch)

Si el hombre tiene la edad de la mujer que ama
yo tendré la edad de un ángel
que extravió su alma entre los hierros de mis huesos.
Me llevo fragmentos de tu cuerpo al territorio de la muerte
hoy que devuelvo las imágenes a la ceguera del mundo:
con tu voz arriba la primavera a la celda de Dios.


AUTORITRATTO CON MASCHERA DI DONNA
(Monologo davanti a un quadro di Edvard Munch)

Se l’uomo ha l’età della donna che ama
io avrò l’età di un angelo
che perse la sua anima tra i ferri delle mie ossa.
Trascino frammenti del tuo corpo al territorio della morte
oggi che restituisco le immagini alla cecità del mondo:
con la tua voce giunge la primavera nella cella di Dio.


INUTILIDAD DEL OFICIO

Cuánto se ha sacrificado para escribir estas líneas
cuántos pesares y melancolías
para asumir con dignidad la ruina y el abandono
y sobrevivir a la tragedia.

Y siempre habrá poesía
pero volveremos a las mismas y repetidas palabras
todos los temas están dichos
y habrá que repetir en cada verso
ritmos ya entonados, amores y muertes ya cantados.

Cuánto sacrificio para escribir algunas palabras de basura
cuántos sismos interiores.
Para que no las lean, se burlen o no aplaudan en un recinto.


INUTILITÀ DEL MESTIERE

Quanti rinunce per riuscire a scrivere questi versi
quanti dispiaceri e malinconie
per assumere con dignità la rovina e l’abbandono
e sopravvivere alla tragedia.

E ci sarà sempre poesia
ma torneremo alle stesse e ripetute parole
tutti i temi sono stati già affrontati
e bisognerà ripetere in ogni verso
ritmi già intonati, amori e morti già cantati.

Quanti sacrifici per scrivere qualche parola di spazzatura
quanti terremoti interni.
Perché non le leggano, le deridano o non applaudano in un recinto.


Traduzione dallo spagnolo di Alessio Brandolini




Federico Díaz-Granados
è nato a Bogotá (Colombia), dove vive, nel 1974. Poeta, saggista e divulgatore culturale. Ha pubblicato i libri di poesia: Las voces del fuego (1995), La casa del viento (2000), Hospedaje de paso (2003 e 2004 in Colombia, 2014 in Spagna in edizione rivista) e nel 2015 Las prisas del instante. Sono state pubblicate tre antologie della sua poesia: Álbum de los adioses (2006), La última noche del mundo (2007) e Las horas olvidadas (2010). Suoi testi sono stati inseriti in antologie sulla poesia contemporanea in lingua spagnola e tradotti all’estero.
Ha curato le antologie sulla nuova poesia colombiana: Oscuro es el canto de la lluvia (1997), Inventario a contraluz (2001), Doce poetas jóvenes de Colombia (1970-1981) e la Antología de poesía contemporánea de México y Colombia (2011). È coautore de El amplio jardín (Antologia della poesia giovane di Colombia e Uruguay, 2005). Nell’anno 2009 gli è stata assegnata la Borsa di studio «Alvaro Mutis» nella Casa “Refugio Citlaltépetl” in Messico. Nel 2012 è apparso il libro di saggi La poesía como talismán e nel 2014 Resistencia en la tierra (Antologia della poesia sociale e politica dei nuovi poeti di Spagna e America). È direttore della “Biblioteca de Los Fundadores del Gimnasio Moderno” e della sua Agenda Culturale.


alexbrando@libero.it