FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia
Numero 5
gennaio/marzo 2007

Alterazioni climatiche

LA POESIA DEL QUÉBEC

di Bruno Roy


Noi che abbiamo avuto un passato di eroismo
sappiamo conquistarci un avvenire di libertà.

Arthur Buies


Nel suo stesso paese, la poesia quebecchese è in esilio. Potrebbe dispiegarsi su un solo tema: l'erranza. Un tempo colonia francese divenuta in seguito britannica, il Canada francese, attraverso i suoi poeti, mantiene viva la sua traccia, la quale esprime, nonostante la bufera della storia, il sentimento di fragilità che lo contraddistingue: "Abbiamo un bel dire e fare", scrive Octave Crémazie (1827-1879, foto), il nostro bardo nazionale del XIX secolo, "saremo sempre, dal punto di vista letterario, soltanto una semplice colonia". E rincara Albert Lozeau ne L'Âme solitaire (1907): "Sento in me crescere un'anima di straniero".

Conosciuta prima di tutto sotto il nome di poesia canadese-francese, la poesia quebecchese si è nutrita con la storia. I primi poeti offrirono al popolo canti e stanze che, sotto l'influenza del romanticismo francese, accompagneranno la nostra storia nazionale. Queste aspirazioni collettive saranno sostenute dal "Movimento letterario di Québec" (1860). L'interesse di questo Movimento si è indirizzato verso le leggende nazionali, i racconti del paese e le canzoni del folclore. Trovare l'anima del popolo, esprimerla, è l'unica funzione di questa poesia narrativa e descrittiva. Il cronista letterario Arthur Buies (1840-1901) reagirà violentemente contro l'atmosfera di quel tempo: "Per non aver voluto vivere che del nostro passato, vi ci siamo rimasti sepolti, non scorgiamo il presente, e abbiamo perso di vista l'avvenire".

All'inizio del XX secolo le cose procedono in altro modo. I poeti sono maggiormente sedotti dall'Ideale, dalla Bellezza e dallo Spirito, e vanno incontro alla letteratura sottomessa alle idee nazionali e sociali. Quell'epoca evoca l'esistenza della poesia parnassiana nel Québec rappresentata dal Paul Morin. Un'attenzione speciale sarà data alla nuova poesia di cui farà parte il giovane Émile Nelligan (1827-1941 - foto, scriverà la maggior parte della sua opera tra il 1896 e il 1899) che ne diverrà la figura emblematica. La sua poesia "bruciata" dal sogno di questo Rimbaud del Québec imporrà "la vibrazione dell'io".

Non bisogna meravigliarsi che negli anni quaranta e cinquanta, i poeti denominati poeti del silenzio, ma anche quelli tragicamente chiamati i poeti dell'impossibile dialogo (Saint-Denys Garneau, Alain Grandbois, Anne Hébert) abbiano messo il dito sul punto fondamentale: uscire dall'esilio di se stessi o morire. A modo suo ognuno di loro si è misurato con il mal di vivere. Per indicare questi poeti, Gaston Miron li chiamerà "i poeti del non luogo storico".
Tutto il laceramento è lì: scrivere nel margine della vita, scrivere nella negazione.

I poeti degli anni sessanta, riuniti attorno alle Éditions de l'Hexagone, preoccupati dal linguaggio, faranno appello alla poesia nostrana. È così che questa poesia ha potuto effettuare il suo passaggio da canadese-francese a quebecchese, confermando il suo nuovo rapporto con il mondo. Essa rivendica l'appartenenza al territorio, staccandosi dalle influenze francesi. Andare contro le forme del linguaggio poetico dell'epoca, rifiutare l'ascesi dello spodestamento, afferrare il reale nella sua diversità, prendere la parola in pubblico, non essere più dei seminatori di gioia "sottomessa" ma far nascere la vita e influenzarla; tutto ciò consiste nel rovesciare la nostra amnesia collettiva. "Ma soprattutto" ricorda Gaston Miron (1928-1996, foto) considerato poeta nazionale, "ogni raccolta che pubblicavamo all'Exagone rappresentava nella prospettiva della costituzione nazionale, una maggiore affermazione di sé". Da quel momento la poesia rivestì una responsabilità sociale.

Inoltre, la poesia di Claude Gauvreau (1925-1971) punterà sulla rivoluzione assoluta del linguaggio. La sua scrittura di tipo "surrealista" s'iscriverà in un movimento più globale, meno letterario, più "politico-estetico". Certi poeti chimati "automatisti" hanno raggiunto i ranghi dei poeti cosiddetti "nazionali": Roland Giguère, Paul-Marie Lapointe, Gilles Hénault. Questa rivolta si è articolata attorno alla rivista "Parti-Pris" che, per il suo orientamento, ha aderito, negli anni sessanta e settanta, a un movimento di tipo nazionalista. Il problema precipuo di una letteratura quebecchese non è più dibattuto. La poesia del Québec sfocia su tutte le esperienze, le estetiche, i linguaggi. Il lavoro di scrittura si sposta. Il testo moderno si affranca da quello nazionale.
In questo contesto di spaccatura, si affermano due tendenze: il formalismo - scaturito dalla cultura francese -, e parallelamente, la controcultura le cui referenze, tra parecchi poeti (Lucien Francoeur, Patrick Straram, Denis Vanier) si ispiravano alla cultura nord-americana e alla beat generation.

L'innesto più vivace di questa modernità è stato avviato da Nicole Brossard (Montréal, 1943, foto), figura di spicco della scrittura delle donne, negli anni settanta. Questo movimento si è intensificato e diversificato negli anni ottanta sotto l'appellativo di "scrittura al femminile", diffusa tra l'altro dalla rivista Arcade che ne fu per molto tempo portavoce. L'espressione di questa scrittura ha contribuito allo sbocciare dell'intimo. Questo nuovo rapporto al corpo conteneva una propria dimensione rivendicatrice: "Il privato è politica". Le donne scrittrici interrogano di nuovo il rapporto del testo al reale. Grazie a loro si effettua un sostanziale cambiamento: i riferenti linguistici sono intaccati. Attraverso l'immaginario femminile, lo spazio mentale si integra a nuove realtà. Siamo in presenza, asserisce France Théoret, "di un dire fuori dai codici".

Con gli anni ottanta e novanta, sottomessa a così tante influenze, a così tanti elementi eterogenei, la poesia si urbanizza, le lingue e le identità s'intrecciano. Inoltre, i poeti giunti da ogni orizzonte del mondo si affiliano alla letteratura quebecchese; si fanno partecipi di una diversa problematica dei poteri di rappresentazione. Una nuova comunità di cultura traversa e trasforma il senso stesso di "testo nazionale".

In quanto alla poesia degli anni duemila, essa conferma la diversità delle voci e delle tendenze. Sotto la pressione delle pulsioni individuali e delle aspirazioni comuni di libertà e armonia, i temi s'incrociano: interiorità, quotidianità, pluralità del reale. Attraverso un nuovo immaginario, il privato è ancora politico ma l'avvenire incerto.
Nel Québec, lacerazioni e continuità sono ancora necessarie al rinnovo di questa poesia sempre priva di paese reale.


(traduzione di Viviane Ciampi)

 

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