FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia

Numero 73
luglio 2026

Arcipelaghi

 

TU CORAZÓN ES UN BOMBO
IL TUO CUORE È UNA GRANCASSA

di Anahí Mallol



Scritto invocando una seconda persona, che a volte è il padre, a volte un altro amore indefinibile, a volte la poesia, sempre il lettore, Tu corazón es un bombo (Vaso Roto Ediciones, 2025, traduzione di Jeannette L. Clariond; uscito in Italia nel 2022: Il tuo cuore è una grancassa) il libro di Alessio Brandolini è soprattutto un invito a intraprendere un viaggio che attraversa tempi, spazi, affetti diversi. Con un’epigrafe di Joseph Brodsky che recita: “Che senso ha dimenticare, / se poi alla fine si muore?”, stabilisce fin da subito la tensione tra ciò che perdura e ciò che si perde.

Il libro si compone di quattro parti: “Diario della cenere”; “Il lato oscuro della purezza”; “Cammino dentro me”; “Il tuo cuore è una grancassa”. La prima parte comprende poesie brevi dai versi lunghi, tra le undici e le quattordici sillabe circa, che solo occasionalmente ricordano la scrittura di un diario. Sono più simili a piccoli frammenti di sensazioni, affetti, fili di ricordi o scene, tessere, come si dirà in seguito, di un mosaico che non è mai del tutto completo, ma che risplende in ogni frammento come promessa di qualcosa che va oltre. Nella seconda e nella terza parte, le poesie, un po’ più lunghe, sono composte da due strofe, che in entrambi i casi inducono a riflettere sulle loro reciproche relazioni: specchio, replica, complemento, ma che non sfociano mai nel sentenzioso o nell’esplicativo. Si potrebbe dire che queste poesie vadano dall’inizio alla fine, seguendo il principio chimico della condensazione e della precipitazione (ciò che si solidifica e si deposita sul fondo di un recipiente). Pertanto, anche se i versi finali formano frasi con un proprio valore, non sono indipendenti dal resto, dal quale scaturiscono. Nella quarta parte, le poesie sono disposte in prosa, ma seguono il proprio principio musicale. Le quattro parti sono intimamente intrecciate tra loro, con immagini, persino frasi, che ritornano, identiche o variate, e si sommano come tanti strati geologici all’idea di una radice o di una terra il cui centro non può essere toccato (forse perché quel centro è un vuoto ineffabile).

La struttura dell’intera raccolta di poesie, il suo equilibrio, sono di una delicatezza e una cura notevoli, e mettono in contrasto la natura architettonica della sua struttura con quella volatile dei suoi temi e delle sue suggestive immagini.
Nelle poesie gli spazi e i tempi si sovrappongono in un presente che è anche irraggiungibile. “Si vive nel presente, tutti i giorni / come se fosse avvenuto un disastro”, afferma, e in ogni poesia, come iscrizione di un istante, c’è un’opera di apprensione sempre sull’orlo dell’impossibilità. Le linee si intersecano, o corrono parallele: i nomi e le figure dei morti, come spettri o come ombre o come quel lato oscuro della purezza, ma anche del luminoso, della gioia, fanno parte del paesaggio e del presente. Si aprono crepe, dunque, attraverso le quali i ricordi conducono il soggetto verso il passato o attraverso le quali il passato si infiltra nel presente. La trama è sottile. Ci sono sovrapposizioni e, come in un palinsesto, i tempi, le scene, le immagini, si intrecciano, si mescolano e ne escono trasformati.
Come se dicesse che la vita, e anche la scrittura della poesia, sono quest’opera di intreccio di frammenti, di temporalità, di luoghi, per cercare di unire un’esperienza, un io, una storia, che ci sfugge sempre, o che è costituita da questi frammenti che si intrecciano ogni volta a modo loro. Le immagini poi ritornano e si riscrivono, sotto una serie di elementi ricorrenti: fumo, cenere, rovine, stelle, ma anche luce, sempre, che ritaglia e segna oggetti e situazioni, qualche angelo, il vigneto e l’uva, alberi e nuvole, il padre, i figli.

L’effimero risiede nei segni della distruzione e nel trascorrere del tempo nella loro simbologia abituale, ma qui questi elementi sono anche soglie di passaggio, autentiche trasposizioni che permettono all’io lirico di attraversare dall’infanzia all’età adulta, dal passato personale al tempo storico. Le poesie sono scritte sulla scia di un io che a volte pone una data e un luogo alla fine di ciascuna, ma anche nella dimensione di quegli oltre duemila anni di storia che, con i loro eventi, i loro personaggi, i loro dolori e le loro gioie, costituiscono gli strati di una Roma (e dei suoi dintorni) composta da tanti strati.

La consapevolezza di essere solo un altro individuo in più nell’immenso colabrodo delle generazioni è parallela a quella della sopravvivenza: catastrofi naturali come eruzioni vulcaniche o terremoti, ma anche catastrofi culturali come guerre o migrazioni di massa, fanno della città europea un luogo di coesistenza di vite che sono al contempo estranee e interconnesse. La solitudine è abitata da questi fantasmi; Brandolini li riporta in vita. Per questo il presente è impossibile, in quanto si intesse ogni volta nella dimensione del ritorno dei ricordi (e in questo senso, “ognuno ricorda ciò che può”), nell’esperienza del momento, con la sua dose di luce, di gioia, di richiamo ai sensi, e dell’attesa di un futuro che è a sua volta intrecciato con le altre due dimensioni.

Tra queste temporalità: sogni, visioni, memoria, poesia, quasi come sinonimi. «Il sogno è il viaggio/ dentro un vulcano, un abisso dove tuffarsi», dice; e ancora: “Nel nostro terreno c’è il sogno a tenerci svegli”. L’unità dell’io si dissolve e con una logica onirica parla a un padre già morto e allo stesso tempo che parla dal presente, oppure rievoca, con grande vividezza, situazioni dell’infanzia: “ci si perde e allo specchio c’è un bambino / triste, pieno di rughe”. Giovane e vecchio allo stesso tempo, l’immagine si accende nell’immaginazione del lettore e lascia, come un’eco, la sua scia di tremore e risonanze.

Il libro si dispiega anche come un suono puramente musicale che trascina il lettore nel suo tono emotivo e vi si sofferma. Le domande, retoriche, ma anche affermazioni formulate con la massima delicatezza, sottolineano le derive della soggettività, tra dubbio e certezza, e aprono uno spazio per la riflessione, testimoniando al contempo che si vive solamente in mezzo a questi interrogativi senza risposta. Il tono è quello di chi pensa a lungo, ancora malinconico, ma che ritorna sempre al presente con il suo richiamo alla vita: la luce aiuta a dare forma alle ombre, e “l’erba / delle nuvole solletica i piedi”. Se esiste un’utopia o un desiderio, ha a che fare con lo scrivere “frasi gioiose nel cielo stellato”. Un futuro verso cui ci si tende mentre ciò che si scrive nella poesia è qualcos’altro, o meglio, ciò che insiste nella poesia è qualcos’altro: il battito, del cuore o del ritmo, come ciò che si ripete, attraversa luoghi e tempi, ed è la verità ultima. Il minimo necessario al mantenimento della vita, la pulsazione, è qui anche la scansione della poesia e la forza intermittente dei ricordi che ricamano un manto di resistenza contro l’oblio e la morte.

La poesia, dunque, è “un martello pneumatico”: con il suo ritmo diventa parte del battito del mondo, delle generazioni, apre, quando può, il tempo irregolare affinché fluiscano i frammenti di memoria, quei resti di ceramica come quelli delle rovine romane, il cui significato va intuito o immaginato, funzionando come visioni o predizioni del futuro, come condensazioni di desiderio, o come gabbia del passato. Sono anche un “memento mori” che ci fa vivere, come già detto, “nel presente, tutti i giorni / come se fosse avvenuto un disastro”, flussi di ricordi che devastano la soggettività come un esercito nemico e la rendono estranea (“Entro nelle tasche / del corpo e della mente, vado in giro/ dentro me come in una città straniera”) ma che al tempo stesso permettono “da un lago di cenere estrarre il tuo azzurro”.

Quindi, se il ricordo, la memoria porta con sé il suo fardello di dolore, di segreti, di accuse, di risentimento, di attesa e di chiamate senza risposta, porta anche immagini nitide dell’infanzia, degli incontri e dei paesaggi, e il risultato, in questo viaggio, è tutt’altro che negativo. Tu corazón es un bombo si conclude con questo verso: “con poche parole vi siete sostenuti lungo il tragitto e assieme a voi sono cresciuti figli, alberi e fiori, cani e gatti”. Forse il presente possibile non è altro che questo: il profumo di esseri che, spettrali o meno, accompagnano il viaggio della vita, e della poesia.


Traduzione dallo spagnolo di Marco Benacci




POESIE DI ALESSIO BRANDOLINI
da Tu corazón es un bombo
Vaso Roto Ediciones, 2025


What’s the point of forgetting
if it’s followed by dying?

Qué sentido tiene el olvido
si después viene la muerte?

JOSEPH BRODSKY


1

Da mesi a parlare di pace e ne sappiamo
ben poco. Tra spine, l’erba alta, formiche
e un bosco in fiamme. Il fatto di aver
dormito male rende esposti a idee
pericolose. Trascuro i colori delle foglie
e del tramonto, l’allegro volo delle rondini.


1

Hace meses hablamos sobre la paz de la cual sabemos
muy poco. Entre espinas, la alta hierba, hormigas
y un bosque en llamas. El hecho de haber
dormido mal me expone a ideas
peligrosas. Paso sin mirar el color de las hojas,
el atardecer, el vuelo alegre de las golondrinas.


MOSAICI ROMANI

Traccio mappe incerte, vie
tra le fiamme. Studio volti
vizio animali, parlo a lungo
con le stelle, fiuto ricordi
antichi di secoli. Né pena
né nostalgia, sollevo le gambe
dalla melma, l’acqua ristagna
in fossati distesi ad asciugare.
La natura vibra nelle foglie
confonde le tracce. Unito
a te per non cadere ancora
più sotto. Il fuoco devasta
le stanze: l’acqua del pozzo
redime, poi ci rifugiamo
nella grotta, giù in cantina.

Ci andavo ogni tanto per starmene in disparte
o al sicuro nel bosco o sotto la croce di Tuscolo.
Portavo a casa tasselli di mosaici romani che poi
a lungo mi rigiravo tra le dita. Ora con passo
incerto avanzo sulla corda tesa fra notte e giorno.


MOSAICOS ROMANOS

Trazo mapas inciertos, caminos
entre las llamas. Intento comprender
rostros, acaricio animales, por largo tiempo
hablo con las estrellas, olfateo recuerdos
centenarios. Ni pena
ni nostalgia, saco las piernas
del lodo, el agua se estanca
en extensas acequias para luego secarse.
La naturaleza vibra con las hojas,
confunde las huellas. Unido
a ti para no caer todavía
más abajo. El fuego devasta
las habitaciones: el agua de pozo
redime, después nos refugiamos
en la gruta, abajo en la cava.

Solía ir allí de vez en cuando para mantenerme alejado
o a salvo en el bosque o bajo la cruz de Tuscolo.1
Llevaba a casa restos de teselas que
por horas agitaba entre mis manos. Ahora avanzo
con paso incierto sobre la tensa cuerda entre noche y día.


CHIAMO E NESSUNO RISPONDE

Avremo un porto sicuro o un’altra tempesta?
Lo scoprirò avanzando, non solo questioni
domestiche ma qualcosa di più primitivo
che ha lasciato tracce sul bordo del dirupo.
Tre anni ed è come se ne fossero passati
più di venti. E il corpo stanco cosa risponde?

    Avanzo con calma e mi scontro
    con un muro. Entro e mi siedo
    davanti al fuoco, snudo le ossa.
    A terra un piccolo lago, nuoto
    per riflettere su ciò che accade
    e non capisco, volti alieni pronti
    a colpirmi: mi salvo con un grido
    che fa vibrare la casa. Fantasmi
    per strada e nei freddi sguardi
    sfoglio la loro storia che si lega
    a un’altra e a un’altra ancora.
    Scruto il cielo, le stelle e passa
    la paura. Perché si sono nascosti
    tutti? Chiamo e nessuno risponde.


LLAMO Y NADIE RESPONDE

¿Tendremos algún puerto seguro, otra borrasca?
Lo descubriré avanzando, no sólo asuntos
domésticos sino algo más primitivo
que ha dejado su rastro en el borde del abismo.
Tres años y es como si hubieran pasado
más de veinte. ¿Y qué responde el cuerpo cansado?

    Avanzo con calma y tropiezo
    contra un muro. Entro y me siento
    frente al fuego, desnudo mis huesos.
    En el terreno un pequeño lago, nado
    para reflexionar sobre lo que ocurre
    y no comprendo, rostros extraños dispuestos
    a golpearme: me salvo con un grito
    que cimbra la casa. Fantasmas
    en la calle y en las gélidas miradas
    vibra su historia que se entrelaza
    a otra y a otra más.
    Miro el cielo, las estrellas y huye
    el miedo. ¿Por qué se han escondido
    todos? Llamo, pero nadie responde.


FRASI GIOIOSE NEL CIELO STELLATO

a Laura

Non voglio più restare chiuso nell’antica
casa, lotto a mani nude contro la bufera.
Il futuro è l’ombra che nasconde l’intimo
lavoro, la polvere celata sotto il tappeto.
Non riesco a capirti, strappi gli appunti:
fai bene, sono storie strane venute fuori
dall’insonnia, dal disastro. L’acqua lima
i sogni che scorrono, lo sconforto esalta
l’urlo, spezza le linee d’ombra del paese
il ronzio delle strade ma se poi si muore
a che serve lasciarsi i ricordi alle spalle?

    Via in canoa ma la corrente
    frena il viaggio, ogni giorno
    in attesa che il bene si svegli.
    Ascolto e capisco: purtroppo
    ho sulle spalle più male del tuo.
    Esitano i rimorsi, allora ti dico:
    regalami di nuovo tutto
    il tuo amore e domani scriverò
    frasi gioiose nel cielo stellato.


FRASES DICHOSAS EN EL CIELO ESTRELLADO

a Laura

Ya no quiero permanecer encerrado en la antigua
casa, lucho con mis propias manos contra la tormenta.
El futuro es la sombra que recubre el íntimo
trabajo, el polvo bajo la alfombra.
No logro entenderte, arrancas los apuntes:
haces bien, son historias extrañas nacidas
del insomnio, del desastre. El agua atenúa
los sueños que fluyen, la congoja realza
el grito, quiebra las líneas de las sombras del pueblo
el zumbido de las calles, pero, si vamos a morir,
¿de qué sirve dejar atrás nuestros recuerdos?

    Nos vamos en canoa, pero la corriente
    ralentiza el viaje, cada día
    espero que el bien despierte.
    Escucho y entiendo: lamentablemente
    cargo en mis hombros un mal mayor que el tuyo.
    Vacilan los resentimientos, entonces te digo:
    regálame de nuevo todo
    tu amor y mañana escribiré
    frases dichosas bajo un cielo estrellado.


AL FIOCCO DI NEVE

Stretto a te per non cadere ancora più sotto.
Per salvarci avanziamo nel tunnel, lottiamo
col vuoto che trucca e abbatte ricordi: l’incendio
l’abbiamo spento con l’acqua piovana del pozzo.

    Una lucertola dagli occhi di pietra
    racconta di un mondo dove il fuoco
    deve restare sempre acceso. Scruto
    vette, la nebbia che lenta si dirada.
    Salvo all’ultimo momento
    sotto i frammenti del presente.
    Temo il muro forgiato dal buio
    che blocca il viaggio, tutto porta
    alla gabbia del passato. La strada
    fa paura senza vie di fuga: vivere
    in altri luoghi? Al fiocco di neve
    sulla mano vorrei offrire l’eterno
    e trasformare la vita quotidiana
    in stabile forza: basta un istante
    e il fiocco di neve è già acqua
    sporca che svelta scorre tra le dita.


AL COPO DE NIEVE

Aferrado a ti para no resbalar aún más abajo.
Para salvarnos avanzamos en el túnel, luchamos
contra el vacío que engaña y derriba recuerdos: el incendio
lo apagamos con el agua pluvial del pozo.

    Una lagartija con ojos de piedra
    narra un mundo donde el fuego
    debe estar siempre encendido. Contemplo
    las cumbres, la neblina que lenta se desvanece.
    Salvo en el último instante
    bajo los fragmentos del presente.
    Temo al muro forjado por la oscuridad
    que ahoga el viaje, todo conduce
    a la jaula del pasado. La calle
    espanta sin rutas de fuga: ¿vivir
    en otros lugares? Al copo de nieve
    en la mano querría ofrecer la eternidad
    y transformar la vida cotidiana
    en fuerza estable: basta un instante
    pero el copo de nieve ya es agua
    sucia que veloz huye entre los dedos.


CI SFUGGONO MILLE COSE

Nei volti leggo storie che si afferrano
ad altre e ad altre ancora: tutte hanno
a che fare con uomini donne bambini
vissuti nella casa di via degli Artisti.
Bastonato dagli affetti che bruciano
all’alba quando la luce fatica a entrare.
Spettri a piedi nudi vagano nelle stanze:
perché mi implorano? Perché sono qui?

Cantano le stelle ma non posso ascoltarle.
Mi scaldo col sorriso, il tuo sguardo
e se afferro al volo qualche frammento
è in modo del tutto casuale. Allento
la morsa: oblio lunare scivola nel pozzo.
Ci sfuggono mille cose. Scavo tra i resti
e trovo una grotta: chi si occulta lì sotto?
Mai avuto risposte dettagliate. Soldati
e genitori in una selva di croci, giorni
incendiati perché le mani non hanno più
la forza del padre e il figlio resta in attesa:
la testa sottosopra, il cuore che rimbomba.


SE NOS ESCAPAN MIL COSAS

En los rostros leo historias que se aferran
a otras y otras más: todas tienen
que ver con hombres mujeres niños
que vivieron en la casa de la calle Artisti.
Apaleado por los efectos que arden
al alba cuando a la luz le cuesta entrar.
Espectros descalzos deambulan por los cuartos:
¿por qué me imploran? ¿Qué hago aquí?

Cantan las estrellas pero no puedo escucharlas.
Mantengo el calor con tu sonrisa, con tu mirada
y si atrapo por azar algún fragmento
es por casualidad. Suelto
la mordaza: reminiscencias bajo la luna caen en el pozo.
Mil cosas huyen. Cavo entre los restos
y encuentro una gruta: ¿quién se oculta allí abajo?
Nunca obtuve respuestas detalladas. Soldados
y padres en una selva de cruces, días
incendiados pues las manos no tienen más
la fuerza del padre y el hijo permanece a la espera:
la cabeza al revés, el corazón que retumba.


Traduzione dall'italiano di Jeannette L. Clariond


Alessio Brandolini, Tu corazón es un bombo, Spagna, Vaso Roto Ediciones Edición Bilingües: italiano-español, traducción de Jeannette L. Clariond, con un prólogo de Francesco Tarquini, paginas 170, euros 19.


anahimallol@yahoo.com.ar