Giovedì 19 marzo 2026 si è tenuto un incontro con gli studenti all’Università d Roma “Tor Vergata”{1} sulla mia poesia, la rivista Fili d’aquilone – nata esattamente venti anni fa – e l’omonima casa editrice fondata nel 2011: Edizioni Fili d’Aquilone. Qui sotto una sintesi del mio intervento.

Nel marzo 2006 abbiamo dato vita a una rivista letteraria web dal titolo un po’ strano Fili d’aquilone, più avanti dirò il perché di questa scelta, come è venuta fuori. Una rivista di “immagini, idee e Poesia” registrata regolarmente, con il suo codice ISNN assegnato alle riviste e che coordino fin dalla sua nascita. Insieme a me, in redazione, Giuseppe Ierolli, traduttore dall’inglese ed esperto di Emily Dickinson e di Jane Austen; Martha Canfield dell’Università di Firenze, poetessa e traduttrice dallo spagnolo; la brasiliana Vera Lúcia de Oliveira dell’Università di Perugia, poetessa e traduttrice dal portoghese; Viviane Ciampi, genovese, poetessa e traduttrice dal francese; infine la traduttrice slovena Jolka Milič, che ha collaborato con noi dall’inizio fino al 2020, anno della sua morte, facendoci conoscere tanti poeti sloveni, narratori ma anche scrittori croati, serbi ecc.
Quindi, una rivista letteraria internazionale, la nostra, a forte trazione femminile.
Per tanti anni Fili d’aquilone è uscita con scadenza trimestrale, poi, con la nascita dell’omonima casa editrice, nel 2011, ci siamo orientati per tre numeri all’anno, sempre tematici. Ovvero ogni numero viene messo online con il suo specifico titolo: e quindi racconti e sillogi poetiche proposte devono seguire questo filo conduttore, ovvero il filo rosso del tema proposto. Abbiamo messo in rete il numero 72 che ha titolo OMBRE e lavoriamo al prossimo che avrà titolo ARCIPELAGHI, che uscirà a fine luglio 2026.
La nostra rivista letteraria da sempre concede, fin dalla sua nascita nel marzo del 2006, molto spazio alla poesia, ma non trascuriamo la narrativa, la critica letteraria, la fotografia, il dibattito delle idee. Però non è un caso che il numero 72 (OMBRE) sia stato messo in rete proprio a marzo che è il mese della poesia, a ridosso del 21 marzo che è il giorno, a livello mondiale, dedicato proprio alla poesia. Così come uscì a marzo, nel lontano 2006, ovvero esattamente venti anni fa, il primo numero di Fili d’aquilone, con il titolo IL FILO SPINATO DELLA MEMORIA.
Tutti i numeri di Fili d’aquilone sono online e si possono leggere gratuitamente, dal primo all’ultimo, basta andare sul sito filidaquilone.it.

Ma questo progetto come è nato? Perché abbiamo scelto proprio il nome Fili d’aquilone?
Questo mio intervento si intitola “Fili d’Aquilone: il volo di un’idea ” ma per dirvi qualcosa in più sulla nostra rivista letteraria e sull’omonima casa editrice Edizioni Fili d’Aquilone, con la A maiuscola della parola aquilone per differenziare il nome della casa editrice da quello della rivista, devo per forza dirvi qualcosa su di me e sulla mia poesia, con la speranza di non annoiarvi troppo.
Sono nato a Frascati nel 1958 ma sono cresciuto in un paese dei Castelli Romani, non lontano da qui, da questa Università di Tor Vergata, il paese si chiama Monte Compatri. La mia era una famiglia numerosa, di sei figli, e i nostri genitori erano umili contadini. Studiavamo tutti ma occorreva dare una mano in casa, per far sì che la famiglia potesse andare avanti. Per questo iniziai a lavorare molto presto: quando potevo e durante il periodo estivo. Mi sono diplomato a Frascati poi, per proseguire gli studi di letteratura, mi sono trasferito a Roma, dove lavoravo e contemporaneamente studiavo fino a laurearmi nel 1985 in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università “La Sapienza”.
Da sempre mi piaceva leggere, fin da bambino. Leggevo un po’ di tutto, ma soprattutto romanzi e poesia, ma anche riviste, giornali… Leggere tutti i giorni, con intensità, è una specie di malattia, è vero, però è una malattia che fa bene alla salute: allarga gli orizzonti, ti porta in luoghi sconosciuti, ti fa viaggiare nello spazio e nel tempo, nella storia.
A vent’anni ho iniziato a collaborare con il gruppo musicale romano Diadema, attivo dal 1978 al 1989: scrivevo i testi, ovvero i brani lirici per le canzoni, le cosiddette “parole” per il loro brani musicali. Sciolto il gruppo Diadema ho proseguito a scrivere testi poetici, brevi racconti, ma sempre per poi tornare alla lettura con maggiore consapevolezza. Erano come degli esperimenti, delle prove. Poi ho mandato una silloge inedita al Premio Montale e l’ho vinto nel 1991, la silloge è stata poi pubblicata l’anno successivo in antologia dall’editore di Milano Vanni Scheiwiller con il titolo L’alba a piazza Navona.
Miei testi poetici sono poi apparsi su riviste come Galleria (all’epoca diretta da Leonardo Sciascia), Nuovi Argomenti ecc. e su varie riviste web. Poi ho pubblicato, nel 2002, con l’editore Manni di Lecce il libro Divisori orientali che lo stesso anno ha ricevuto il Premio Alfonso Gatto Opera Prima, così ho iniziato a crederci di più nel mio lavoro letterario, poetico.
Divisori orientali, uscito dieci anni dopo L’alba a piazza Navona era una specie di autoantologia dove mettevo assieme, selezionando, diverse cose che avevo scritto nel frattempo, ovvero durante l’ultimo decennio. Il libro “nuovo” però, al quale lavoravo dal 1997, si intitolava invece Poesie della terra, un libro che nasce dopo un mio grave problema di salute avuto nel 1996, che segna un cambio nella mia esistenza, nel modo di percepire la vita, il mondo, un riavvicinamento alla terra, a mio padre contadino. Con mia moglie Laura e con mio padre abbiamo iniziato a prenderci cura di un terreno che da secoli appartiene alla mia famiglia, alle pendici di Monte Compatri, dove sono cresciuto.
Abbiamo iniziato piano piano a piantare degli alberi: ciliegi, noci, castagni, fichi, una piccola vigna, lecci, albicocchi… Ho iniziato a trascorre più tempo con mio padre, ad apprendere da lui, a studiare i suoi gesti, ad apprezzare l’amore che lui metteva nel suo lavoro, la calma, la sua saggezza ancestrale: conosceva tutti i passaggi per far crescere bene un albero che può darti i suoi frutti preziosi ma sapeva anche che la natura, il brutto tempo, può distruggere tutto all’improvviso, in pochi minuti con una forte grandinata, un diluvio. E allora occorre ripartire da zero, rimettere tutto a posto: non arrendersi mai, non imprecare, non prendersela con nessuno.
Ecco che allora il ciclo delle stagioni, il lavoro fatto con cura e calma, ma anche con ostinazione, sono entrati nel mio modo di essere, nella mia vita quotidiana e, contemporaneamente, anche nella mia scrittura. Così è nato Poesie della terra, un libro sul quale ho lavorato molto a togliere il superfluo, ad asciugarlo, per renderlo più essenziale, più incisivo: esile ma forte.
Poesie della terra è stato pubblicato nel 2004 da LietoColle, un editore di Como che ha fatto molto per la poesia e che da qualche anno ha smesso di esistere. Questo libro è stato poi tradotto in spagnolo dalla professoressa Martha Canfield con il titolo Poemas de la tierra e siamo stati invitati a partecipare al Festival di Poesia Internazionale di Medellín, in Colombia. Qui, nel giugno del 2004, ho fatto incontri letterari in varie città, come Bogotá e soprattutto a Medellín, che è la sede principale dove da decenni si svolge questo importante Festival letterario, con una grande partecipazione di pubblico.
In Colombia, come un po’ dappertutto in Sudamerica, si fa molto per la cultura e la poesia gode di prestigio, di attenzione. Ci sono tanti altri Festival oltre quello di Medellín, magari più piccoli, a volte un po’ folkloristici, con musica, danze ecc. Ma sono sempre intensi momenti di lettura e riflessione, sono giorni di scambio culturale tra artisti, di conoscenza, qui nascono amicizie, progetti, collaborazioni letterarie, si concepiscono altri incontri, libri... E quindi, dopo la mia partecipazione al Festival di Medellín, sono stato invitato a partecipare ad altri incontri: in Costa Rica, molte volte in Messico, in Argentina, nel Salvador, in Ecuador oltre che altre due volte in Colombia.
Durante quella decina di giorni trascorsi in Colombia, nel giugno del 2004, ho ascoltato e conosciuto bravissimi poeti di cui in Italia non si sapeva nulla, o ben poco, poeti colombiani come Armando Romero (poi pubblicato dalla nostra casa editrice) o il messicano José Emilio Pacheco (1939-2014) insignito nel 2010 in Spagna con il prestigioso Premio Cervantes. Ecco proprio lì, mentre ascoltavo questi grandi poeti o parlavo con loro con il pochissimo spagnolo che all’epoca conoscevo, mi sono detto: sarebbe bello e utile farli conoscere in Italia, la patria di Dante, Leopardi, Montale...
Ma come sarebbe stato possibile? Mi chiesi. E lì mi venne in mente l’idea di mettere in piedi una rivista letteraria web, così che potesse viaggiare facilmente nel mondo, sfruttare bene questa possibilità e diffonderla telematicamente. Una rivista che magari si sarebbe potuta chiamare Fili d’aquilone, così da far volare questa mia idea, così da poter avvicinare diversi fili, paesi, lingue, testi poetici, idee…
Per questo decisi che al mio ritorno a Roma ne avrei parlato con gli amici con i quali condividevo la mia passione: conoscere, scrivere, leggere, recensire un libro ecc. Ecco, volevo fare questo: mettere insieme una piccola redazione letteraria, tracciare un progetto, creare una nuova rivista.
Un po’ come facevo con il gruppo letterario I libri in testa che con altri avevo fondato nel 2003 per incontri letterari nelle librerie romane, soprattutto nell’Antica Libreria Croce a Corso Vittorio Emanuele, libreria che ormai non esiste più dal 2011 ma che ha lasciato un ricordo indelebile in tutte le persone che l’hanno frequentata.
Ci eravamo definiti un gruppo di “provocatori letterari” perché parlavamo di libri in modo nuovo, coinvolgendo il pubblico, leggendo brani letterari per poi commentarli. Un gruppo letterario, quello de I libri in testa, che ha proseguito la sua attività fino al 2018. Io ne ho fatto parte dalla sua fondazione nel 2003 fino al 2013, dieci anni esatti di intensa attività, poi ho preferito dedicarmi di più alla rivista Fili d’aquilone che era nata nel 2006, di cui fra poco tornerò a parlare, e alla casa editrice, nata qualche anno dopo, ovvero nel 2011: avevo deciso di concentrarmi su queste due cose, di non disperdere troppo le mie energie.
Però il gruppo letterario de I libri in testa è stato un grande stimolo a relazionarmi con la letteratura in un modo nuovo, diverso, più dinamico. Hanno fatto parte di questo gruppo diversi scrittori come Federico Platania, Michele Governatori, Nadia Terranova. Uno dei suoi componenti e fondatori, Giuseppe Ierolli, è tutt’ora parte integrante del progetto della rivista Fili d’aquilone e della casa editrice Edizioni Fili d’Aquilone.
Ma torniamo a quel giugno 2004, a questo mio libro Poesie della terra che aveva cambiato il mio modo di vedere le cose e la mia vita. Un libro pubblicato anche in spagnolo, Poemas de la tierra e che recentemente, nel novembre del 2025, abbiamo ripubblicato, a distanza di 21 anni, riunendo le due edizioni, quella italiana e quella spagnola (Poesie della terra / Poemas de la tierra), e presentandolo in anteprima nel dicembre 2025 a Città del Messico, durante degli incontri all’Università della capitale messicana ai quali ero stato invitato per parlare di “Poesia e Natura”. E proprio da questo incrocio tra Poesia e Natura era nato quel mio libro nel 2004.
Tornato dalla Colombia nel giugno 2004 avevo inizio a studiare lo spagnolo, a leggere libri di poesia in questa lingua, a fare le prime traduzione e nel 2008 un libro da me tradotto, Sordomuta del poeta argentino Jorge Boccanera, aveva vinto a sorpresa il Premio Internazionale Camaiore. Ho continuato a tradurre alcuni libri per altri editori, poi, nel 2011, l’idea di fondare la casa editrice Edizioni Fili d’Aquilone. All’inizio avevo pensato di pubblicare giusto qualche libro ogni tanto e invece ne abbiamo pubblicati una novantina. L’anno scorso un altro libro da me tradotto Nanof, della messicana, Enzia Verduchi è stato finalista al Premio Camaiore, ricevendo poi una segnalazione speciale, così come l’ha ricevuta anche la mia traduzione. Quest’anno, allo stesso premio, è finalista Nel sogno brucia la neve, della poetessa messicana Jeannette L. Clariond, raccolta poetica che abbiamo presentato a Roma, presso l’Ambasciata messicana, l’8 aprile 2026.

Tradurre un libro è come entrare in un mondo nuovo, esplorare zone oscure, accedere al laboratorio di un autore. Tradurre poesia è compiere una lettura intensiva, approfondita del testo e occorre pazienza perché è un lavoro che va fatto con calma, leggendo più volte ogni singolo verso per scoprirne il tono e poi provare a riportarlo nella propria lingua. L’Italiano e lo spagnolo hanno la stessa origine, sono lingue vicine, sorelle, eppure i significati possono essere molto diversi, talvolta opposti. Inoltre, quando si traduce poesia bisogna seguire la musicalità, il ritmo. Impossibile che “suoni” allo stesso modo dell’originale ma occorre avvicinarsi il più possibile, essergli fedeli: la traduzione sarà sempre un’altra cosa eppure deve essere legata, in modo indissolubile, al testo originale.
{1}presso il Laboratorio di Traduzione per l’editoria diretto dal professor Matteo Lefèvre – Dipartimento di Storia, Patrimonio culturale, Formazione e Società.
alexbrando@libero.it
|