I passaggi in altre lingue non sono solo traduzioni, ma altre possibilità, fatte di suono, di accostamenti e di altri rimandi: ogni linguaggio nasconde universi di senso in cui dentro e fuori diventano un continuum spazio-temporale. Perché il suono è percepito diversamente nel tempo singolo e in quello che passa attraverso le generazioni e i contenuti attingono a quelle possibilità di risonanza interiore.
L’essenza è certamente passata nei secoli attraverso le traduzioni, e molto spesso è rimasta nella memoria proprio in quei suoni radicalmente diversi da quelli originari, è capitato ad Omero come a Virgilio, a Shakespeare come a Baudelaire. Eppure ricordati, innalzati, cantati in parole dal suono diverso da quello d’origine.
Come accade oggi, a queste Poesie della terra che Alessio Brandolini pubblicò quasi ventidue anni fa e che oggi le Edizioni Fili d’Aquilone ripropongono con la traduzione spagnola di Martha L. Canfield. Traduzione che era già avvenuta anni fa e che oggi è arricchita dal confronto tra le due lingue, che permette di comparare il processo di diversificazione e nel contempo di assimilazione generato dal passaggio di cui abbiamo parlato.
Con un nuovo che guarda ancora più profondamente alla interdisciplinarietà attraverso le inedite illustrazioni di Simona Marano che impongono saggiamente alla pagina bianca del forse e del quando l’immagine del frutto, della foglia, dell’affermazione dell’essere cantato qui da Brandolini.
Dopo vent’anni la poesia conferma la sua essenza etimologica di azione, fare, agire, non nel senso di mimesis secondaria, ma reale comunione con la grande madre terra. Il permanere del significato attraverso i decenni sta lì a comunicare quel senso rimbaudiano di un tempo in cui poesia e azione erano un tutt’uno, quando i suoni ritmavano l’azione. La ratio di cui è portatore Brandolini non rappresenta una forma d’opposizione a quella ricerca di nuove vecchie radici che spingono a confessare:
Mi trasferisco
in un angolo di strada.
Sì, trasloco fuori città
magari in un bosco
mi stabilisco in una quercia cava.
Il via dalla pazza folla di questi versi non è vezzo imitativo di fonti molto più arcaiche di quanto si possa pensare, oltre e prima di Hardy, come alcuni dei lettori avranno intuito, ma un nuovo antico ritorno, e il nòstos è una delle basi essenziali del racconto inteso come poetica (e perciò non solo poesia) in cui le differenze formali vengono meno.
L’elemento paterno, lo mettevo in evidenza in una mia antica recensione alla prima edizione, è infatti parte essenziale nel riconoscimento delle radici. Il padre che in silenzio scava, innesta, lega, è non solo quotidiana azione umana, ma parte integrante e circolare di un rapporto mai tramontato con la grande madre.
Non solo ricavo innestato su un investimento in semi e cure, ma inconsapevole, e per questo più radicale, comunione con quello che noi individuiamo nella componente femminile del cosmo. Lo “scavare un fossato di scolo” è un elemento, solo in apparenza separato, del circolo inesausto di un rapporto “chiaro e necessario”, se a quel necessario si conferisce l’antica radice di accadimento reale e nel contempo divino.
È così che uomo e regno della antica madre tornano a mandare bagliori di unità con lo sguardo sulle stanze spoglie senza quadri che lentamente ritornano cosmo in simbiosi con i cipressi e il tutto di cui essi sono un impermanente aggallare. Con le sonorità della lingua spagnola che offre a sua volta la sensazione di quella circolarità attraverso le ricorrenze omofoniche e allitteranti: “de los bolsillos de los cipreses” a tradurre le tasche dei cipressi di una lirica di Brandolini.
L’uomo della campagna, reale protagonista di questa raccolta, è sì il pater della tradizione antropica – diverse sono le connotazioni di questa figura nella poesia di tutti i millenni – ma è pure l’uomo del ritorno contrapposto alle fughe istituzionalizzate verso l’esotico o un piacere autoreferenziale guidato da scaltre mani cui è indifferente il destino planetario.
La poesia, come nel suo antico etimo, ne parlavamo all’inizio, è qui il farsi, il seguire la apparentemente laica, eppure sacrale, comunione paterna con una tellus intesa come tutto animato, fino al recupero della fuga d’occidente di alcuni guarda caso poeti – e anche Pascoli ha dato il suo contributo – nella nuova comunione:
Farsi più piccoli
per dormire nei nidi degli uccelli
più agili per arrampicarsi sugli alberi
più leggeri per stendersi sui rami
per poi potarli e raccoglierne i frutti.
Più sottili per passare
tra le sbarre dei cancelli.
POESIE DELLA TERRA / POEMAS DE LA TIERRA 2025, Edizioni Fili d’Aquilone, a cura di Martha L. Canfield
|
*
È come se fossi arrivato
troppo tardi, mi dico
mentre falcio l’erba alta
o annaffio gli ulivi
che hanno appena un anno
piantati con mio padre
dopo aver strappato alla terra
quelli morti, o ammalati.
È come se fossi inchiodato
allo stesso divisorio orientale
o al grattacielo americano
che si disintegra con un boato.
Solido e impenetrabile
calcificato dalla storia
però ugualmente
cito a memoria
i passi lunghi
i più importanti
di questa insolita
ma ben salda deriva.
La promessa è lo stupore
di un solco preciso e profondo
tracciato non nella polvere
ma nella realtà, nel presente
di questo paterno terreno.
Come se a sorpresa
fosse arrivata
l’ora della semina.
*
Es como si hubiera llegado
demasiado tarde, me digo
mientras corto la hierba crecida
o riego los olivos
que tienen sólo un año
plantados por mi padre
después que arrancó de la tierra
los que estaban muertos, o enfermos.
Es como si estuviera clavado
al mismo divisorio oriental
o al rascacielos americano
que con una explosión se desintegra.
Sólido e impenetrable
calcificado por la historia
pero lo mismo
cito de memoria
los pasajes largos
los más importantes
de esta insólita
pero clara deriva.
La promesa es el estupor
de un surco preciso y profundo
trazado no en el polvo
sino en la realidad, en el presente
de este terreno paterno.
Como si de sorpresa
hubiera llegado
la hora de sembrar.
*
Insultati dall’inutile sacrificio
imploriamo pasti abbondanti
cure continue
del corpo e dello spirito.
La vespa accelera e si dilegua
scarta la strada del ritorno
va in direzione opposta
al solito, serpeggiante percorso.
Seduto su ruderi del tardo impero
dentro un sarcofago
lascio scolare il dolore.
Snodo le vene
le ossa
i bulloni
le viti
i fari
il motore
la ruota di scorta.
A razzo riparto
chiuso nel taglio
largo e profondo
di un padre
che senza sosta
coltiva la terra.
*
Insultados por el sacrificio inútil
imploramos comida abundante
cuidados continuos
del cuerpo y del espíritu.
La moto acelera y se disipa
descarta el camino de regreso
va en la dirección contraria
a la habitual, sinuoso recorrido.
Sentado sobre ruinas del imperio
adentro de un sarcófago
dejo escurrir el dolor.
Desato las venas
los huesos
los pernos
los tornillos
los faros
el motor
la rueda de reserva.
Disparado vuelvo a partir
prisionero en el tajo
ancho y profundo
de un padre
que sin cesar
cultiva la tierra.
*
Certo non dissento, e dopo che farei?
Però nel frattempo rinnovo casa
mi trasferisco
in un angolo di strada.
Sì, trasloco fuori città
magari in un bosco
mi stabilisco in una quercia cava.
Un mondo rinforzato da vitamine e sali minerali
certo più sicuro per via degli antifurti
delle porte blindate, dei cancelli sbarrati
con paletti e lucchetto
di libertà sigillate in cassaforte
in attesa di tempi migliori
di un nuovo perfetto equilibrio.
Non sentirò il bisogno
di avere una parte di tutto.
Avrò poco e quel poco mi basterà,
non sentirò la fretta di consumarlo.
Farò a meno di appigli e stampelle
lascerò la porta spalancata
sarò felice di ricevere ospiti e amici.
Tanto la pioggia cancellerà le impronte
diverrà impossibile tornare indietro.
*
Claro que no discuto, ¿y luego qué haría?
Pero mientras tanto renuevo la casa
me traslado
a una esquina de la calle.
Sí, me mudo fuera de la ciudad
a lo mejor a un bosque
me establezco en una encina hueca.
Un mundo reforzado con vitaminas y sales minerales
por cierto más seguro a causa de las alarmas
las puertas blindadas, los portones herméticos
con seguros y candados
por la libertad encerrada en caja fuerte
en espera de tiempos mejores
de un nuevo equilibrio perfecto.
No voy a sentir la necesidad
de tener una parte de todo.
Tendré poco y ese poco me va a alcanzar,
no voy a apurarme a consumirlo.
No voy a usar muletas ni apoyos
dejaré la puerta de par en par abierta
y voy a ser feliz recibiendo huéspedes y amigos.
Total la lluvia borrará las huellas
y será imposible volver atrás.
*
Chiarisco con un esempio
vedi, ti dico
queste mani sono piene di graffi
hanno strappato le spine
l’erba cattiva del campo
sotto il monte scosceso
lo hanno fatto
anche se quando si torna
è tutto come prima
le erbacce sono già alte
talvolta persino più folte.
Allora non parli più
chini lo sguardo azzurro
scavi con gli occhi
un pozzo che se ne va
dritto verso il cielo.
Con i piedi in aria
il mento all’insù
guardo e ammiro
la luminosa semplicità
del tuo pensiero.
*
Lo aclaro con un ejemplo
mira, te digo
estas manos están llenas de rasguños
han arrancado las espinas
la hierba mala del campo
por el monte escarpado
lo han hecho
aunque al volver todo
se encuentre como antes
la maleza ya está alta
y a veces incluso más tupida.
Entonces no hablas más
bajas la mirada azul
abres con los ojos
un hoyo que se va
directamente al cielo.
Con los pies en el aire
y el mentón hacia arriba
miro y admiro
la luminosa simplicidad
de tu pensamiento.
*
È come se dovessi ricominciare
tutto dall’inizio, dai primi
stentati passi.
Ora lo so e non aspetto altro.
Sì, avrei dovuto capirlo
dieci anni fa
ma forse non potevo.
Però: meglio tardi che mai,
non è così che si dice?
Chiederò il vostro aiuto
assidua collaborazione
per non isolarmi di nuovo
dividermi in più parti
nel corpo e nello spirito.
Anche così va bene
si può vivere in silenzio
cambiare in modo brusco
metodo e direzione
tendere a un pensiero calmo e puro.
Farsi più piccoli
per dormire nei nidi degli uccelli
più agili per arrampicarsi sugli alberi
più leggeri per stendersi sui rami
per poi potarli e raccoglierne i frutti.
Più sottili per passare
tra le sbarre dei cancelli.
*
Es como si tuviera que volver a empezar
todo desde el principio, desde
los penosos primeros pasos.
Ahora lo sé y no espero nada más.
Sí, tendría que haberlo entendido
diez años atrás
pero tal vez no podía.
No obstante: más vale tarde que nunca,
se dice así, ¿no es cierto?
Les voy a pedir que me ayuden
una asidua colaboración
para no aislarme de nuevo
no dividirme en tantas partes
en el espíritu y en el cuerpo.
Así también está bien
se puede vivir en silencio
cambiar de manera brusca
el método y la dirección
aspirar a un pensamiento calmo y puro.
Volverse más pequeños
para dormir en los nidos de los pájaros
más ágiles para treparse a los árboles
más livianos para tenderse en las ramas
para después podarlas y recoger los frutos.
Más delgados para pasar
entre las rejas de los portones.
|
Traduzione dall’italiano allo spagnolo di Martha L. Canfield
Alessio Brandolini (1958) vive a Roma dove si è laureato in Lettere. Tra i suoi ultimi libri di poesia: Il tuo cuore è una grancassa (2022) e Il fuoco della luna (2024).
Ha pubblicato il volume di racconti Un bosco nel muro (2013). Due le antologie poetiche: Il futuro è un campo incolto (2016) e Città in miniatura (2021).
Traduce dallo spagnolo e dal 2006 coordina «Fili d'aquilone», rivista web di «immagini, idee e Poesia». Nel 2011 ha fondato la casa editrice Edizioni Fili d'Aquilone.
testimarco14@gmail.com
|