FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia

Numero 71
novembre 2025

Famiglie

 

ANDREA COTE, CARA BETH

di Alessio Brandolini



Di Andrea Cote (Colombia, 1981) ho tradotto il libro di poesia La rovina che nomino (La ruina que nombro, 2015), finalista al Premio Camaiore Internazionale nel 2024. Nel suo ultimo libro Querida Beth (2025) l’autrice ci racconta, con ironia e allo stesso tempo con tenerezza, le fatiche e la desolazione della vita di una donna, sua zia Beth, e di come la speranza si possa trasformare in rabbia e disperazione. Una lotta giorno dopo giorno, per anni, decenni per riuscire a raggiungere un po’ di sicurezza, di tranquillità. La promessa incompiuta si allontana sempre di più nel passato e ora la si guarda con incredulità: “Come è stato possibile?”, “Come ho potuto crederci?”. Quante tribù pellegrine nel corso dei secoli hanno attraversato il mondo?

L’autrice mescola con sapienza varie forme di linguaggio, alla poesia fortemente lirica, a tratti anche oscura, affianca quella narrativa, didascalica e brani di cronaca quotidiana, resoconti giornalistici, note di diario usando un linguaggio fluido che muta in continuazione. In un testo l’autrice duplica lo schema delle agenzie matrimoniali che nei loro siti web vanno in cerca di oneste ragazze colombiane da dare in sposa a bianchi statunitensi con un ottimo lavoro. Così, poesia dopo poesia, si entra nei dettagli dell’esistenza di Beth sempre in cerca di un impiego migliore o semplicemente più stabile per riuscire a far quadrare i conti. Si comprende l’odissea del suo unico viaggio: il matrimonio mediato dalla cugina Cristina, il trasferimento a Porth Amboy (New Jersey), il primo e unico figlio, la separazione, il divorzio, i lavori temporanei. La sera ci si sente come un animale esausto e si resta nell’oscurità a vedersela con il terrore, con la sensazione di vivere in mezzo al nulla: “Vengo con la paura / e con il terrore ti nutro”. La calma della casa è un vetro che si frantuma senza fare alcun rumore.

Vi sono tracce di brani di lettere, il calco di slogan pubblicitari per mettere a fuoco il tema dell’assenza di amore, del desiderio incompiuto di affondare le proprie radici nella terra dove si abita, così da trasformarsi in qualcosa di nuovo: “Non possiamo pensare a quello che stiamo lasciando. / Amore è l’opposto di andarsene. / Amare è affondare le radici in qualcosa”. Tema che si ricollega ai libri precedenti dell’autrice, a La rovina che nomino ma anche a Nelle praterie della fine del mondo (2019), che è un intenso dialogo con la morte. Anche qui c’è lo sguardo che scava tra i ruderi in cerca di un’altra verità, di qualcosa di più profondo che cova e persiste sotto la delusione, la rabbia, la malinconia dei giorni passati. Si dimentica lo spagnolo e si fatica ad apprendere l’inglese, la prima lingua che l’emigrante apprende è quella della rabbia, questa è la terra promessa.

Poi il ritorno all’origine, alla propria casa non cancella il dolore né il tempo passato, è un ripiego e sottolinea la sconfitta, la rassegnazione ma solo da qui potrà ripartire un tentativo di riscatto, di un finale di serenità, anche se ormai non esiste più il luogo dal quale si proviene perché nulla resta immobile.
Il libro è anche un’indagine sul male contemporaneo, sugli squilibri sociali, sull’identità di un essere umano che si vede costretto a cambiare paese, lingua, amicizie, ad allontanarsi dalla famiglia, dalle proprie radici. Una scissione spesso insanabile che porta a dover affrontare ogni giorno il muro del silenzio, dell’isolamento.

Pubblicato in Spagna nel 2025 (Visor Libros) Querida Beth è dedicato ai migranti che abbandonano il proprio paese in cerca di fortuna, di una nuova vita. Come inedito il libro ha vinto in Spagna il “Premio Casa de América de Poesía Americana”.

Nel 1974 Beatriz Botero, la zia Beth dell’autrice, emigra negli Stati Uniti con un visto di permesso matrimoniale. Resta in quel paese quarant’anni e per vivere deve sempre lavorare, anche due o tre impieghi contemporaneamente pur di riuscire a sbarcare il lunario: il pane si fa pietra, lo si mangia ma non nutre. Una vita non facile la sua, precaria come quella di tanti emigranti. La zia Beth alla fine torna a casa con una sola valigia e tanta rabbia. Il libro è come un puzzle che ricostruisce la sua vita, dall’arrivo negli Stati Uniti piena di fiducia al mesto ritorno in Colombia. Prima della sua morte aveva chiesto alla nipote Andrea, sbarcata negli Stati Uniti trent’anni dopo e autrice di questo libro, di scrivere la sua storia e dare voce con la poesia a chi non l’ha mai avuta, a chi ha vissuto la propria esistenza come un fantasma. Ecco, ora la storia della zia Beth è stata scritta e non scomparirà la sua memoria, nessun lettore potrà mai dimenticarla.




POESIE DI ANDREA COTE
da Querida Beth
2025, Visor Libros


PESADILLA AMERICANA

La tía Beth quería que yo escribiera la historia de su vida,
el periplo de su único viaje,
los cuarenta años que pasó en el extranjero.
La historia de su mala suerte.
Beth siente que esta autobiografía por encargo cambiará
la vida de ambas.

Lo que Beth espera de este libro es extraordinario:
escribir contra el asilo
escribir en lugar de ser pobre
escribir para no cocinar
para no dormir

escribir para el olvido.


INCUBO AMERICANO

Zia Beth voleva che io scrivessi la storia della sua vita,
l’odissea del suo unico viaggio,
i quarant’anni trascorsi all’estero.
La storia della sua sventura.
Beth sente che questa autobiografia su richiesta cambierà
la vita di entrambe.

Quello che Beth si aspetta da questo libro è eccezionale:
scrivere contro l’asilo
scrivere anziché essere poveri
scrivere per non cucinare
per non dormire

scrivere per l’oblio.


ELLA Y YO

Desde el 2005 iba cada dos semanas a verla, salía de
Nueva York el sábado y volvía el Domingo. Yo tenía
auto, me gustaba manejar en invierno. Los rayos de sol
sobre cascos de nieve, silencio en la vía rápida.
A mi llegada la lista: farmacia, supermercado, oficina
de correos, tienda hispana, Goodwill y el banco.
Poco después la correspondencia, comida rápida y meter
la cabeza en lo imposible:
El nombre no coincide en los documentos de pensión,
los bonos de comida, la ayuda para el doctor, duplicaron
el costo del seguro de vida y el casero quiere más.
Hay que llamar a quien sea que conteste a esta hora,
hay que escribirle una carta a todo el mundo.
El Domingo misa en español y el trayecto de vuelta
—se hizo lo que se pudo— de noche no me gusta
conducir, aunque lo hago. Beth también lo hacía en
los primeros años, pero después del divorcio tuvo un
accidente grave. Confundió el freno con el acelerador,
estuvo meses en cama y la terapia costó miles de dólares.
El Instituto Nacional de la Salud asocia el estrés de una
separación a un incremento en accidentes automovilísticos
similar al que produce el estado de embriaguez.
Beth siente que aún tiene algo enterrado en el cuerpo.
Lo han buscado y no se ve, como todo ese miedo.


LEI E IO

Dal 2005 andavo ogni due settimane a trovarla, uscivo da
New York il sabato e tornavo la domenica. Avevo
un’auto, mi piaceva guidare d’inverno. I raggi del sole
sui caschi da neve, il silenzio sulla corsia di sorpasso.
Al mio arrivo la lista: farmacia, supermercato, ufficio
postale, negozio ispanico, Goodwill (*) e banca.
Poco dopo la corrispondenza, fast food e mettere
la testa nell’impossibile:
Il nome non coincide con i documenti per la pensione,
i buoni pasto, i rimborsi per spese mediche, raddoppiato
il costo dell’assicurazione vita e il proprietario di casa vuole di più.
Dobbiamo parlare con chiunque risponda a quest’ora,
dobbiamo scrivere una lettera a tutto il mondo.
Domenica messa in spagnolo e il tragitto di ritorno
– è stato fatto il possibile – di notte non mi piace
guidare, anche se lo faccio. Beth lo faceva anche durante
i primi anni, ma dopo il divorzio ha avuto un
grave incidente. Ha confuso il freno con l’acceleratore,
è rimasta a letto per mesi e la cura è costata migliaia di dollari.
L’Istituto Nazionale della Salute collega lo stress di una
separazione a un aumento degli incidenti automobilistici
simile a quello che produce lo stato di ubriachezza.
Beth sente di avere ancora qualcosa seppellito nel corpo.
Lo hanno cercato e non si vede, come tutta quella paura.

(*) Nome di una catena di un ente di assistenza, con interscambio di beni di
prima necessità e acquisto degli stessi a prezzi bassi.


ESE TORO SOMBRÍO

Vengo del miedo
con el pavor te alimento,

el pan de su escalofrío lo corto
entre tus pobres.

Oigo maderas crujir
por un rasguño de animal perverso.

Entro en la oscuridad
me siento al centro de su pastoso fondo.

Desde allí te pido que me cuentes
tu historia más cruel.

Saludo al terror, ese toro sombrío,
me disputo tu nombre entre sus fauces.

Pruebo la fruta cuya corteza rugosa
comen bestias que no conocen el sabor de la miel.

No hay alimento más amargo
que un fruto del amor atravesado por la duda.


QUEL TORO OMBROSO

Vengo dalla paura
con il terrore ti nutro,

il pane del terrore lo divido
tra i tuoi poveri.

Ascolto il legno che scricchiola
per un graffio di animale malvagio.

Entro nel buio
mi siedo al centro del suo pastoso fondo.

Da lì ti chiedo che mi racconti
la tua storia più crudele.

Saluto il terrore, quel toro ombroso,
mi contendo il tuo nome tra le sue fauci.

Assaggio il frutto la cui ruvida corteccia
è mangiata da bestie che non conoscono il sapore del miele.

Non c’è cibo più amaro
di un frutto dell’amore attraversato dal dubbio.


LA LENGUA DE BETH

I

Si Beth pregunta por pan, alguien responde piedra.
Si piedra es lo que hace falta,
recibe a cambio un silencio blando.

La historia de ella entre los otros es la de la lengua
equivocada.

II

Beth recoge un puñado de caramelos en la sala de espera
desteje el dulce del celofán
desliza uno o dos sobre la lengua dormida
muerta.

Un ropaje de siglos envuelve
el cubo denso, indestructible.
Se traga otro más.

La lengua de Beth se transforma en dulzura taponada.
Su lengua atiborrada profiere un desatado silbido.
La impaciencia de la enfermera adivina lo que dice.
La impaciencia de la enfermera tira de la lengua de Beth y la enrosca.

Un nudo de mieles, atado de vocablos, recientemente olvidados.
Por los pasillos la indiferencia de la enfermera empuja,
arrastra y cruje, pero no habla.

En el centro de la lengua de Beth estalla una sed desconocida

De toda excesiva dulzura
se desprende
una amargura sin nombre.


LA LINGUA DI BETH

I

Se Beth chiede del pane, qualcuno risponde: pietra.
Se è la pietra ciò di cui ha bisogno,
riceve in cambio un tenero silenzio.

La sua storia tra gli altri è quella della lingua
sbagliata.

II

Beth raccoglie una manciata di caramelle nella sala di attesa
rimuove il dolce dalla carta
ne fa scorrere uno o due sulla lingua addormentata
morta.

Una veste secolare avvolge
il cubo denso, indistruttibile.
Ne prenda ancora un’altra.

La lingua di Beth si trasforma in dolcezza bloccata.
La sua lingua stipata profila un fischio scatenato.
L’impazienza dell’infermiera indovina quello che dice.
L’impazienza dell’infermiera tira la lingua di Beth e la attorciglia.

Un nodo di miele, legato con parole, recentemente dimenticate.
Per i corridoi l’indifferenza dell’infermiera spinge,
trascina e scricchiola, ma non parla.

Nel centro della lingua di Beth esplode una sete sconosciuta

Di ogni eccessiva dolcezza
ne consegue
un’amarezza senza nome.


LO LEJANO

A Beth no le interesa lo que viene
después de mañana
ni lo que Dios proveerá.

Dios para Beth es el trabajo,
el origen del hombre y
de la mujer.

La fábrica de maravillas.

Si uno se pone a pensar qué le ha dado Beth
a este país
la respuesta es un hijo.

Pero si uno se pone a pensar
qué le ha dado en cambio el país a Beth,
la respuesta es un hijo.

Cada mañana, mientras se desviste
rastros de luz,
se cubre de lana,
poliéster, caucho.
Beth enfila
la frente altiva,
paso firme,
la mano abierta
en dirección
a ese lugar del mundo
llamado
el trabajo.

Lejos de casa,
cerca de sí misma
a la hora del descanso
por teléfono el hijo.

De noche,
en el barrio
se escuchan rumores
de una preparación,
potajes sobrenaturales
un mal de ojo para cuidar o perjudicar a alguien
eso también se llama un trabajo.


CIÒ CHE È LONTANO

A Beth non interessa cosa accadrà
dopo domani
ciò che Dio provvederà.

Dio per Beth è il lavoro,
l’origine dell’uomo e
di una donna.

La fabbrica delle meraviglie.

Se uno si mette a pensare a quello che Beth ha dato
a questo paese
la risposta è un figlio.

Però se uno si mette a pensare
a cosa ha dato il paese a Beth,
la risposta è un figlio.

Ogni mattina, mentre si spoglia
di tracce di luce,
si copre di lana,
poliestere, gomma.
Beth si pone
con la fronte altera,
il passo fermo,
la mano aperta
in direzione
di quel luogo del mondo
chiamato
lavoro.

Lontano da casa,
vicino a sé stessa
nell’ora del riposo
al telefono con il figlio.

Di notte,
nel quartiere
si sentono voci
di preparativi,
zuppe soprannaturali
un malocchio per guarire o danneggiare qualcuno
anche questo si chiama un lavoro.


QUERIDA BETH

Las muchachas de Perth Amboy
agregan al viento
minúsculas lágrimas
para desatar la tormenta.

Recuerdo,
la primera vez de todo
en este predio:
el buzón, la nieve
tu libro de cupones,
la clase de inglés,
el olor a desamparo
en los pasillos.

Entonces,
el invierno,
la enfermedad liminal
de las aceras.
El frío,
en la comisura de los labios,
arriba de las máquinas,
del mostrador
y de los signos vitales.
El frío
interviniendo
la raíz profunda de la rabia,
sembrando lo sólido en la grama
arreciando el tallo de la rosa
y de tu propia bondad.

Pero pienso,
querida Beth,
que debe ser cierto
que antes de nosotras
hubo otra peregrina tribu
pastora de la pérdida
esas muchachas
en Perth Amboy
sacudiendo la sábana
desdiciendo del clima
de sus muchos oficios
y subiendo regularmente
la colina erguida
de la ira
nuestra
diosa matutina
la primera lengua que
aprendimos aquí,
nuestra gran posesión inesperada.

Yo me pregunto
querida Beth
¿es esta lustrosa,
piedra pulida
de la rabia
la tierra que nos prometieron?


CARA BETH

Le ragazze di Perth Amboy
aggiungono al vento
piccole lacrime
per scatenare la bufera.

Ricordo,
la prima volta di tutto
in questa proprietà:
la cassetta postale, la neve
il tuo libro dei buoni,
la lezione d’inglese,
nei corridoi
l’odore dello sconforto.

Allora,
l’inverno,
l’infermità liminare
dei marciapiedi.
Il freddo,
agli angoli delle labbra,
sulle macchine,
del bancone
e dei segni vitali.
Il freddo
che interviene
alla radice profonda della rabbia,
seminando il solido sul prato
ravvivando il gambo della rosa
e della tua stessa bontà.

Ma penso:
cara Beth,
deve essere vero
che prima di noi
c’è stata un’altra tribù pellegrina
che ha pascolato la perdita,
quelle ragazze
a Perth Amboy
che sbattono la coperta
in disaccordo sul clima
i loro tanti mestieri
e scalando regolarmente
la collina innalzata
della rabbia
nostra
dea del mattino
la prima lingua che
qui abbiamo appreso,
il nostro grande bene inatteso.

Mi chiedo
cara Beth:
è questa lucida,
levigata pietra
della rabbia,
la terra che ci hanno promesso?


Traduzione dallo spagnolo di Alessio Brandolini


Il libro verrà pubblicato entro il 2026 da Edizioni Fili d’Aquilone.




Andrea Cote
è nata in Colombia nel 1981 e dal 2006 vive negli Stati Uniti dove insegna all’Università di El Paso (Texas). Ha pubblicato i libri di poesia: Puerto calcinado (Colombia, 2003; Spagna, 2012 - pubblicato anche in Italia, Porto in cenere, 2010), La ruina que nombro (Colombia-Spagna, 2015 – pubblicato anche in Italia con Edizioni Fili d’Aquilone, La rovina che nomino, 2024, Finalista Premio Camaiore), En las praderas del fin del mundo (Spagna, 2019) e Querida Beth (Spagna e Colombia, 2025 – XXIV Premio Casa de América de Poesía Americana).
Ha pubblicato le antologie Cada paisaje es un presagio (2019, Perù) e Fervor de tierra - Poesía reunida (2024, Colombia).
Ha ricevuto premi per la poesia e suoi testi sono stati tradotti e pubblicati in diverse lingue ed è stata inserita in Postdata de poesía colombiana - Antología de los 70 y 80 (Colombia, 2011) e nell’antologia sulla poesia femminile colombiana Pájaros de sombra (2019, Spagna).
Ha pubblicato i libri in prosa: Una fotógrafa al desnudo: biografía de Tina Modotti (2005), Blanca Varela o la escritura de la soledad (2004) e Chinatown a toda hora (2017, in collaborazione con gli artisti Adalberto Camperos e Davian Martínez). Ha tradotto dall’inglese i poeti Jericho Brown e Tracy K. Smith.

(Foto di Lina Castaño)


alexbrando@libero.it