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Non ci posso credere! – pensò Francesca, quando entrò in classe e vide la grande scritta colorata sulla lavagna.

La professoressa Verdirosi era famosa in tutta la scuola per le idee e le iniziative che sfornava con l’energia di un vulcano per coinvolgere il più possibile studentesse e studenti al di fuori delle sue lezioni di italiano e storia.
Sedette nel banco e notò subito che in classe c’era un gran fermento. Tutti guardavano la lavagna e bisbigliavano tra loro. C’era chi ridacchiava, chi si guardava intorno perplesso, come se cercasse di capire che cosa ne pensassero gli altri, chi osservava la scritta quasi aspettandosi una rivelazione.
Invece bisognava solo aspettare che la professoressa Verdirosi rientrasse in classe e avrebbero saputo tutto. La prof però tardava e Francesca pensò lo facesse di proposito, per dare loro il tempo di farsi delle domande.
Finalmente arrivò e alzò una mano, indicando la lavagna. “Immagino vogliate saperne un po’ di più!”
Faticò un po’ a far tornare la calma in classe e Francesca, sempre più perplessa, si chiese che cosa in quella frase scatenasse tanta frenesia e curiosità.
“Tra due settimane nell’aula magna della scuola celebreremo la Giornata della Famiglia. Sarà un bel modo per conoscersi e per trascorrere insieme alcune ore; parleremo di noi e poi mangeremo e berremo insieme e sono certa che usciremo da quell’incontro con uno spirito diverso. Purtroppo però stamani bisogna anche fare lezione e non posso trascorrere tutta l’ora a rispondere alle domande che vedo illuminarsi come lampadine sulle vostre fronti quindi ho preparato un breve documento nel quale vi spiego la mia idea e che vi servirà per prepararvi meglio alla giornata.”
Cristina, seduta di fronte alla cattedra, si incaricò di distribuire i fogli ai compagni e il resto della mattinata trascorse o più o meno come il solito, tra interrogazioni, spiegazioni e compiti assegnati.
Francesca aveva riposto il foglio nel giaccone, non sentiva nessuna voglia di leggerlo. Eppure avrebbe dovuto farlo per prepararsi e capire che cosa l’aspettasse. Oppure doveva solo ignorarlo e trovare una scusa per evitare l’iniziativa. Ecco, un forte mal di testa sarebbe andato benissimo. Certo significava dover restare in casa tutto il pomeriggio e non poter neppure leggere. Pazienza, questo e ben altro pur di evitare la catastrofe.
Pranzò di malavoglia e corse a chiudersi in camera, ma di lì a poco sentì bussare.
“Ti è caduto questo foglio dalla tasca. Ho sbirciato solo le prime righe poi mi sono incuriosita e ho letto tutto, scusa. Mi sembra una bellissima idea!”
Francesca voleva un mondo di bene alla nonna, ma come spiegarle ciò che sentiva dentro da quando aveva letto quella frase sulla lavagna?
“Tanto non ci andrò. Non ci andremo. Sarà pieno di mamme e papà sorridenti e io non ne voglio sapere,” borbottò Francesca, raggomitolandosi sul letto con il cuscino tra le braccia.
“Capisco. Ti vergogni al pensiero di presentarti con una nonna, non potendo portare anche tu una mamma e un papà.”
Francesca era abituata al suo linguaggio spiccio, ma stavolta rimase senza parole e lasciò che continuasse lei, con quell’espressione sorniona.
“Non c’è giorno in cui io non rimpianga Giulia. Se per te era la mamma, per me era l’unica figlia. Averla perduta così giovane, insieme tuo padre, non mi darà mai pace, ma ho te e mi riempi il cuore. Per quanto riguarda la Giornata della Famiglia ovviamente faremo come vorrai tu.” concluse la nonna, uscendo dalla stanza. “Peccato, però, ho un bel completino nell’armadio che mi sembra proprio adatto!”
Francesca sorrise, asciugandosi in fretta una lacrima. Nonna Ester era una forza della natura. Avrebbe dovuto ricordarsene sempre.

L’aula magna della scuola era irriconoscibile. Mazzi di fiori, festoni di carta colorata, un grande tavolo pieno di cibi e di bevande. Ma la cosa più bella naturalmente erano le bacheche allestite lungo i muri. Francesca sfiorò con un sorriso la foto dei suoi genitori abbracciati il giorno del matrimonio, circondata dai fiori di carta che lei e la nonna avevano realizzato insieme. E la foto di loro due a bocca spalancata sulle terribili montagne russe del parco dei divertimenti.
Anche le altre bacheche erano una festa di fiori, di colori, di bandiere arcobaleno, di simboli di nazioni lontane.
Mamme e papà insieme, da soli, di nazionalità diverse, coppie di mamme, coppie di papà, nonni, sorelle o fratelli maggiori. Ognuna era una famiglia, un nucleo di amore e di sostegno, di resistenza ai dolori della vita, di lotta contro il pregiudizio, di forza e di crescita. Non aveva davvero importanza come fosse composta ognuna di quelle famiglie, Francesca ora capiva che l’amore era la grande forza che le teneva unite, di qualsiasi genere fossero. Guardò nella direzione della professoressa Verdirosi, che le fece un cenno di saluto con la mano libera dalla presa di una bambina dagli occhi a mandorla. Aveva fatto proprio bene a venire con nonna Ester. La scusa del mal di testa poteva servire in futuro, magari per un compito in classe al quale non si sarebbe sentita preparata, chissà?

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