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“Può interessare il Tour dei Fingerlakes? Abbiamo pacchetti per famiglie davvero vantaggiosi...”.
“Moglie e figlia sono rimaste in Italia. Sono solo”.
“Allora suggerirei il Wine Tour: un’ottima occasione per godersi i nostri magnifici laghi e scoprire la straordinaria qualità delle nostre cantine. Le piace il vino, signor Petti?”.
“A dire il vero, contavo di passare tutta la settimana qui a Ithaca, signora… Diane” risponde, leggendo il nome sulla targhetta appuntata sull’abito. Fredo la osserva: capelli e labbra dello stesso rosso acceso, abito verde smeraldo, foulard in tinta a coprire qualche ruga (senza troppo successo) e, più di tutto, espressione del viso e linguaggio del corpo che tradiscono un surplus di energia difficile da arginare. Difatti, la signora dell’agenzia non demorde.
“Allora potrebbe limitarsi al lago Cayuga - senz’altro il più bello - o visitare i nostri parchi, con tante cascate che la lasceranno a bocca aperta. Per non parlare del foliage: neanche nel New England troverà la varietà di...”.
“Mi perdoni,” la interrompe Fredo, col maggior garbo possibile “apprezzo lo sforzo, ma a me serve solo una stanza d’hotel o un appartamento per questa settimana. Nulla di più”.
Per un attimo, la donna rimane come interdetta, salvo riprendersi con rinnovata energia.
“Le piacerebbe una casa sul lago? Ne ho una libera, non troppo grande, che farebbe proprio al caso suo”.
“Ho visto che c’è un albergo in Oakwood Street”.
“Nel Northside?” chiede sorpresa. “Non preferirebbe Downtown, con tutti i locali e i negozi dell’Ithaca Commons? Abbiamo soluzioni veramente...”.
“Oakwood Street. Nell’albergo o nel palazzo accanto. Sul sito della vostra agenzia ho visto che avevate disponibilità”.
Diane abbassa lo sguardo, finalmente rassegnata. Da una pila di fascicoli e dépliant sfila una cartellina, al cui interno trova una serie di foto.
“Qui c’è la palazzina di cui parlava. Le dico subito che l’unico appartamento libero purtroppo non affaccia sul Cascadilla Creek: è fronte strada”.
“Lo preferisco”.
A Fredo non sfugge lo sguardo stupito e diffidente della donna, che però dura solo un attimo.
“Le preparo subito il contratto. Gentilmente, mi passerebbe un suo documento?”.
* * *
Cayuga Waterfront Trail: 15 chilometri di sentiero pianeggiante tra fiume e lago. Lungo il cammino, Fredo incontra coppie anziane col fiato grosso e vistosi cappelli a falde larghe, comitive di giovani armati di zaini e, meno spedite, famiglie con bambini di tutte le età al seguito. Il traffico non è molto ridotto rispetto al fine settimana; dopotutto, considera, settembre non è ancora terminato.
Attraversa il Farmers Market. Bancarelle con frutta e ortaggi d’ogni tipo, spezie profumatissime, mieli, marmellate; e vestiti, tessuti, artigianato locale. La musica di una band, diffusa da altoparlanti di un’altra era geologica, si confonde con le numerose voci dei visitatori: un caleidoscopio di lingue ed etnie, a formare un melting pot allegro e chiassoso. Un’atmosfera ben diversa da quella vissuta al suo arrivo in aeroporto, alla fila del check-in, quando il suo aspetto latino e la pelle abbronzata avevano generato non pochi sguardi malevoli. Del resto, erano passati solo due anni dall’attentato alle Torri Gemelle.
Raggiunge Oakwood Street. ‘Neanche una quercia: chissà perché si chiama così’ si chiede, mentre attraversa il giardino di fronte alla sua palazzina. Si siede su una panchina fronte strada – sempre la stessa da quando è arrivato, cinque giorni prima. Accende una sigaretta, accavalla le gambe e, come ormai è abitudine, osserva la casa dall’altra parte della strada. È una villa a due piani, in stile Cape Cod, con un tetto a falde inclinate, finestre a bovindo e un’ampia veranda, circondata da un giardino semplice e sobrio, curatissimo. Rimane lì più di un’ora, senza che nell’abitazione si manifesti alcun segno di vita.
Sospira e si alza, diretto verso il porticato posto all’ingresso della sua palazzina. Alzando lo sguardo nota Jeff, l’anziano proprietario dell’appartamento al terzo piano mentre, piegato sulla ringhiera, sorseggia placido un calice di vino. Il vecchio accenna un timido saluto che Fredo ricambia, prima di sparire alla sua vista, con le chiavi già pronte in una mano. In verità, non conosce l’identità del suo vicino: lo ha soprannominato Jeff, come il protagonista de ‘La finestra sul cortile’ che, con la gamba ingessata, passa il tempo a spiare gli inquilini del palazzo di fronte. Fredo lo trova sempre lì, al balcone, come se non avesse altro da fare: avesse un binocolo, l’identificazione con James Stewart sarebbe perfetta! ‘Certo,’ pensa, mentre entra nell’appartamento, diretto alla camera, ‘il suo vicino non potrebbe pensare lo stesso, mentre lo vede passare le ore a guardare la villa? Chissà, magari anche lui lo chiama Jeff...’.
Prende la valigia sotto il letto e, da una tasca, sfila una busta; ne estrae una vecchia foto in bianco e nero e la osserva per l’ennesima volta. La villa è la stessa osservata dalla panchina, con un giardino più vissuto, palesemente meno curato. Sul retro, un indirizzo: 27 Oakwood Street, Ithaca, N.Y., 14850.
Ripensa al momento in cui suo padre, sdraiato su un letto d’ospedale, gli aveva dato quella foto. Era lo scorso aprile: giusto una settimana prima che passasse a miglior vita.
* * *
Estate 1962.
Vivian ha diciannove anni. Una ragazza piacente, con un bel personale. Un viso non particolarmente attraente, ma dall’espressione maliziosa.
Dopo il diploma, il grand tour in Europa, come da tradizione di ogni buona famiglia borghese americana.
Mario Petti ha quasi il doppio dei suoi anni. La moglie Lidia, costretta a letto da una gravidanza improvvisamente complicata. E lui, con una fame di vita esagerata, straripante.
Un flirt nato quasi per gioco si trasforma presto in una passione insensata, incontrollata. Dopo venti giorni, Vivian torna a casa, a Ithaca. Un mese più tardi, Mario riceve una lettera in cui la ragazza gli rivela di aspettare un bambino. Sa per certo che il figlio in arrivo è il frutto della loro passione estiva. Vivian non ha ancora confessato nulla al suo fidanzato: aspetta la risposta di Mario – forse covando nel cuore una segreta speranza. Nella lettera c’è anche la foto di casa: una bella villa a due piani, con tanto di indirizzo. Mario non perde tempo: rintraccia il suo numero di telefono e la chiama. Le racconta che la moglie ha appena dato alla luce il loro primo figlio. È giusto che ognuno torni alla propria vita, comportandosi da adulto responsabile. Lei può crescere il figlio col suo fidanzato, e con lui tirar su famiglia. Pronuncia queste frasi tutte di un fiato, col gelo nella voce e nel cuore. Lei lo ascolta, non lo interrompe. Mette giù la cornetta, senza aver detto una sola parola.
Fredo ha compiuto dieci mesi, quando Mario riceve una telefonata. È Vivian.
“È nata tua figlia. Si chiama Mary. Volevo che tu lo sapessi. Era giusto che tu lo sapessi”.
Non la sentirà più per tutto il resto della sua vita.
* * *
Racconta tutto questo a Jeff – il cui vero nome scopre essere Jonathan Briggs, professore della Cornell University, da poco in pensione. Con sua viva sorpresa, quel pomeriggio lo aveva trovato seduto sulla sua panchina – forse si era stancato di salutarlo dal balcone. Si era presto rivelato molto cordiale e affabile: un uomo solo, un vedovo con una gran desiderio di parlare e di ascoltare. A Fredo viene naturale confessare il motivo della sua presenza a un signore così colto e garbato, con soli quattro anni meno di suo padre.
“E quindi? Cosa intende fare? Bussare alla sua porta e dirle: ‘Buongiorno, sono tuo fratello’ così, come se nulla fosse? Davvero le sembra una buona idea?”.
“Non dico che sia semplice, però… Lei, professore,” continua, prendendo coraggio “sapendo di avere una sorella, non vorrebbe conoscerla?”.
“Assolutamente sì, tutta la vita!” risponde, accompagnando le sue parole con una franca risata..
“Quindi, ne conviene che…”.
“Calma. Al tempo.” lo interrompe Jonathan, recuperando prontamente una espressione più autorevole. “Una questione è seguire l’onda dei propri desideri; un’altra è comprendere cosa sia veramente giusto”. Fa una pausa, fissando l’uomo più giovane. “Per quale motivo crede che nessuno dei due abbia più cercato l’altro per quarant’anni? Se l’è chiesto?”
“Certo. È per questo che sono qui da cinque giorni, senza decidermi sul da farsi”.
Briggs si schiarisce la voce.
“Ascolti figliolo. Ho qualche lustro più di lei sulle spalle: si faccia consigliare. A mio modo di vedere, suo padre ha fatto il proprio dovere. È rimasto accanto a sua moglie, ha cresciuto lei, suo figlio, evitando strappi e catastrofi sentimentali ed economici: sa quanto gli sarebbe costato un divorzio?”
“L’aspetto economico e secondario, non me ne voglia…”.
“E la ragazza, Vivian?” continua il professore, ignorando l’obiezione. “Non ha fatto lo stesso? Ha cresciuto sua figlia senza drammi, garantendole serenità e un buon tenore di vita. Che prezzo avrebbero dovuto pagare patrigno e figlia, se Vivian fosse tornata da suo padre?”.
Fredo rimane in silenzio, la fronte aggrottata.
“Senta,” prosegue il professore “vivo qui da sempre, conosco la famiglia Devon da anni. Harry, il marito di Mary, è una persona perbene, un agente immobiliare di successo. A questo proposito, mi perdoni, lei…”
“Sono un dentista. Non ho problemi economici. Non sono qui per questo” risponde gelido. Briggs alza le mani, chinando il capo.
“È… è la voce del sangue” continua Fredo, a voce più bassa.
“La voce del sangue?”
L’italiano scuote la testa. “Tutto suggerirebbe di lasciar perdere. Di seguire l’esempio di mio padre e di Vivian. Eppure…” si interrompe, esitante.
“Eppure?”.
“Sento che non è giusto. Che la verità non deve morire con me, come è stato con mio padre, che ha confessato il suo segreto solo alla fine, con un piede già nella fossa. Ha voluto che io sapessi: non pensa che debba essere lo stesso anche per Mary?” chiede, voltandosi deciso verso Jonathan. “Non pensa che desidererebbe sapere con tutte le sue forze la verità? Trovare un fratello e fare chiarezza sulla propria identità? Non sarebbe una violenza lasciarla ignara? È questo che mi tormenta”.
“Forse ha ragione. Forse esulterebbe per l’arrivo di un fratello, un regalo del destino. Ma consideri questo”. Il professore ora si avvicina a Fredo, parlando a voce più bassa, come a confidargli un segreto. “Un attimo dopo aver provato gioia per il vostro incontro inaspettato, si troverebbe a fare i conti con la menzogna che è stata la sua intera esistenza. Cresciuta da un padre che non era il suo vero padre; da una madre poco virtuosa - per dirla in maniera elegante – che le ha tenuta nascosta l’identità del suo vero progenitore. Come si sentirebbe, dovendo far fronte a tutto questo? Quale enorme macigno porterebbe nel cuore per il resto dei suoi giorni?”
Fredo rimane in silenzio. Metabolizza per qualche minuto le parole di Jonathan, prima di rispondere.
“Ho sempre preferito la verità alla felicità. Io, al posto suo, vorrei sapere: costi quel che costi. Mio padre ha voluto che io sapessi. Ora Mary, per me, è famiglia. E la famiglia è tutto”.
“Quindi, ha deciso…”.
“Non è facile,” aggiunge “non sarà facile. Quello che mi ha detto è sensato: non sono un uomo senza scrupoli. Però…”.
“La famiglia è tutto…”.
“Sì, è così. Penso che domani mi farò coraggio, e busserò a quella porta” conclude Fredo, rivolgendo un sorriso all’anziano professore.
* * *
Seduto sulla poltrona nel salottino del suo appartamento, il professor Briggs sorseggia il suo abituale whisky con ghiaccio. Ripensa all’incontro avvenuto un paio d’ore prima con quell’italiano che, da qualche giorno, stazionava stabilmente sulla panchina sotto il palazzo. Era da tanto che non interagiva con qualcuno al di fuori della sua cerchia abituale di vicini e conoscenti. Una conversazione non banale. Gli manca l’università: gli incontri con gli studenti, le stimolanti chiacchierate con i colleghi del dipartimento.
Sospira, finisce il whisky e guarda l’orologio: sarà bene che vada.
Si abbottona il gilet, indossa una giacca – comincia a far freddo già prima dell’imbrunire. Prende le chiavi di casa poggiate sulla elegante consolle stile barocco. Prima di uscire, lancia una rapida occhiata alle due foto appese giusto all’ingresso: in una è sul palco dell’aula magna della Cornell University, in compagnia del presidente Clinton e del rettore; nell’altra, più lontana nel tempo, è con la moglie Vivian e la piccola Mary, il giorno della sua prima comunione.
* * *
“Non dovrà saperlo mai. Mai”.
Vivian, seduta sul letto, le gambe distese, parla tenendo la testa abbassata, mentre allatta la piccola Mary. Jonathan, in piedi al suo fianco, le accomoda due cuscini sistemati tra la schiena e la testiera.
“Hai capito, Jon? Me lo prometti?”
“Te lo prometto. Ne abbiamo già parlato, no?”.
“Mi dispiace per questa situazione” commenta la ragazza, più con tono di biasimo che di scuse.
“Viv, è deciso. Mary è nostra figlia. Non saprà mai niente. Hai la mia parola”.
* * *
“Papà...”.
“Cosa c’è che non va?”. Briggs guarda la figlia, che lo fissa con aria di rimprovero.
“C’è che vai in giro vestito troppo leggero. E hai pure bevuto”.
Il professore agita una mano a mezz’aria, come per scacciare una mosca. “Oh, il mio aperitivo.. Mi tengo caldo con quello, sai?”.
“Ma è umido, e...”. Si interrompe, scuote la testa. “Da quando mamma è mancata, sei fuori controllo. Quando ti deciderai a lasciare l’appartamento e trasferirti qui da noi?”.
“Non se ne parla. Ho vissuto lì gli ultimi anni con tua madre. Troppi ricordi, qui non ci torno. E, a proposito del freddo… lo sai che forse hai ragione?”.
La donna lo guarda interdetta, mentre lo aiuta a sfilarsi la giacca.
“La tua idea di passare il week-end al cottage non è affatto balzana. Già dalla prossima settimana le temperature si abbasseranno: meglio non rimandare”.
“Ma non avevi detto che avevi una rimpatriata con i tuoi vecchi colleghi del dipartimento?”
“Oh, ne fanno una ogni due mesi. E poi” aggiunge mentre, entrando in salotto, abbraccia un bambino che gli è venuto incontro “questo giovanotto presto riprenderà la scuola. Come stai, campione?”.
“Bene, nonno. Allora...”.
“Sei pronto per una gara di kayak sul lago Seneca?” gli chiede, facendo l’occhiolino.
“Siiii, evviva! Grazie nonno!”.
Il professore si volta verso Mary, allargando le braccia in posa teatrale.
“Fa’ le valigie. Partiamo domattina presto”.
“Domattina?”.
“Meglio. Evitiamo il traffico. Harry torna sabato?”.
“No, domani sera”.
“Ottimo. Ci raggiungerà direttamente al cottage. Forza, Mary Devon Briggs: prepara i bagagli!” conclude, invitando la figlia a fare le scale.
“Allora vado” dice la donna, tra lo stupito e il divertito, mentre si avvia al piano superiore.
Jonathan la segue con lo sguardo, l’espressione soddisfatta.
‘Sì’ pensa, ‘la famiglia è tutto’.
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