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Tre fratelli per un gigante gentile
Roma, Palazzo dello Sport, 1° febbraio 1972.
L’aria è pregna di fumo di canne e di aspettative. Succede sempre così nell’attesa di un gruppo che è già entrato nella mitologia del rock progressivo, una band con caratteristiche folk in grado di creare un capolavoro come Acqualung: sono i Jethro Tull.
Mentre ci intossichiamo aspettando il clou della serata esce il gruppo spalla: Gentle Giant, un gigante gentile di cui ho letto recensioni molto buone.
L’impatto con la loro musica è potente e il pubblico del Palazzo dello Sport si lascia conquistare dal violino di Ray Shulman, dai loro cambi di ritmo, dalla suadente voce di Derek Shulman, dagli inserimenti del sax di Phil Shulman. Oltre ai tre fratelli la band è composta da Malcolm Mortimere alla batteria, da Gary Green alla chitarra e da Kerry Minnear alle tastiere.
Al termine dell’esibizione un tripudio di applausi e fischi di consenso saluta i Gentle Giant: è la promessa di un nuovo appuntamento che avverrà nel gennaio del 1973.
La musica è di casa tra i fratelli Shulman e, considerando che il padre è un trombettista professionista, potremmo dire che è il loro pane quotidiano.
Dopo aver fatto parte di altre band (Howling Wolves, Roadrunners e Simon Dupree & The Big Sound, gruppo al quale si unisce anche Ray, il più giovane dei tre) i fratelli Shulman fondano i Gentle Giant e pubblicano il loro primo album nel 1970 dal titolo omonimo alla band. È un lavoro eterogeneo composto da passaggi jazz-rock, ghirigori inneggianti al classico fino a intermezzi blues sfocianti in finali quasi metal. Nel 1971, dopo una lunga serie di esibizioni dal vivo, pubblicano Aquiring the Taste, lavoro dal carattere più chiaro rispetto al precedente dove gli stessi stili mostrati in Gentle Giant risultano più amalgamati, elementi di un discorso del quale l’ascoltatore non perde mai il filo.
Attratto dal loro sound, dopo il concerto di Roma acquisto il loro terzo album Three Friends pubblicato nel ’72 e il seguente, Octopus, uscito soltanto sei mesi dopo ma in Italia disponibile prima che negli altri paesi.

Octopus viene considerato da molti il miglior lavoro dei Gentle Giant, l’ultimo a cui partecipa Phil Shulman. È un album più corto rispetto alla durata media degli LP (poco più di 34 minuti) ma di un’intensità che non lascia l’ascoltatore a bocca asciutta.
Composto da otto tracce è caratterizzato da un sound originale generato da genialità e talento, da richiami al classico e strizzatine d’occhio al rock più progressivo. L’atmosfera che crea l’ascolto di questo lavoro è più raffinata e affinata rispetto ai precedenti album, di sicuro più dinamica nonostante eviti riferimenti troppo scontati al rock più duro e al blues. La costruzione di ogni brano sembra quasi maniacale: nulla è lasciato al caso, ogni tassello si colloca nel proprio spazio lasciando nell’ascoltatore il piacere della novità. Non si ha mai la sensazione del già sentito e il coordinamento tra i timbri dei vari strumenti alimenta questa sensazione.
Per chi non conoscesse Octopus ne consiglio l’ascolto con una particolare attenzione a un paio di canzoni: Racounter, Troubador e The Boys In The Band. Nella prima gli archi di violoncello e violino assistiti dalla tromba di Phil Shulman ci riportano alle atmosfere vissute dal trovatore medievale narratore nel brano. La seconda traccia, invece, e un pezzo strumentale creato dal giovane Ray, una composizione talmente moderna da non risentire dei cinquant’anni che ci separano dalla sua pubblicazione. È un mosaico di suoni dove ogni componente ha il suo spazio, quasi un catalogo extra lusso che contiene tutte le caratteristiche della band.
Dopo il concerto di Roma si sparse la voce che Ian Anderson, frontman dei Jethro Tull, si fosse indispettito dal calore che il pubblico presente aveva trasmesso ai Gentle Giant. La notizia ha avuto lunga vita fino a una decina di anni fa quando in un’intervista lo stesso Anderson ha smentito la leggenda metropolitana asserendo che fu lui stesso a scegliere la band dei fratelli Shulman per accompagnare i Jethro nel loro tour riconoscendone la qualità. È però altrettanto vero che alla fine della serata furono in molti ad aver preferito l’esibizione dei Gentle Giant a quella dei Jethro Tull.
cardstefano@libero.it
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