FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia

Numero 36
ottobre/dicembre 2014

Mare

 

UN MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA
Sea things e la poesia australiana

di Lucia Cupertino



Far viaggiare la poesia per tutta la costa australiana e adoperare la parola poetica per sondare l’eterogeneo Paese-continente attraversato. Nasce da questa idea, nel 2009, il progetto “Sea things” lanciato dalla Red Room Company di Sydney. Quattro poeti (Petra White, Graeme Miles, Sandra Thibodeux e Luke Beesley) sono stati richiamati al timone di questa barca della poesia che, da Sydney, ha percorso la meravigliosa costa australiana per approdare infine a Thursday Island, in Queensland, e coinvolgere le comunità locali, anche indigene. Un percorso durante il quale la poesia è diventata il messaggio nella bottiglia da salvare e che ha riportato al centro dell’attenzione la sua presenza e forza materiche. Un aspetto interessante del progetto è stato lo spirito collettivo promosso: tutti coloro che hanno voluto avvicinarsi all’iniziativa hanno potuto contribuire lasciando il proprio messaggio poetico su supporti inusuali (come buste contro il mal di mare, sacche e qualsiasi altro materiale riconducibile al contesto marinaro). Questo a rilanciare provocatoriamente il grado di necessità e di quotidianità che la poesia dovrebbe ancora avere nel nostro tempo.

Ne sono nati un documentario:



e una esposizione online:



www.flickr.com/photos/redroomcompany/sets/72157623600611523


mentre dei quattro poeti riproponiamo qui una silloge dei lavori elaborati.

Se è vero che la poesia si intinge dell’essenza del luogo in cui nasce, possiamo considerare la poesia australiana lambita, come il suo immenso deserto dalle onde oceaniche, da pagine che parlano di mare, suo topos e suo immaginario costanti.

La poesia di Petra White (1975) si colloca tra il porto di Melbourne e la gazzarra senza fine dei gabbiani e, in ultima istanza, di un’anima addolorata che attraversa abissi e silenzi, sfiora l’ordine dorato della spiaggia per poi farsi rapire daccapo dalle onde e dal vortice delle parole. È una parola poetica costantemente plasmata dall’immaginario marino e di ciò vi sono evidenti tracce nel repertorio di immagini creato (“thoughts prey like sharks but never bite”).

Con i versi di Graeme Miles (1976) attraversiamo una dimensione tragica e nefasta, dominata da città – come Hobart – spettrali ed erose dalla potenza del mare così come da scenari storici e cosmogonici in cui, tuttavia, sulla dimensione della morte e devastazione viene gettato un barlume di luce (“Down there / earth and sky are married again, reconciled / as they might be on worlds where no tail ever / tripped through ocean, no gill breathed”). Vengono qui rappresentate la forza devastatrice del mare e l’avventura della poesia come tentativo di ritorno all’ordine e alla ricostruzione, superato il tumulto delle onde.

Nella poesia di Sandra Thibodeaux ripercorriamo una storia familiare intensa in cui il mare non è il mero sfondo delle tristi vicende del mancato incontro tra madre e figlio ma sembra proprio personificare la figura paterna assente e che potrebbe rappresentare la roccia emotiva di cui è alla perenne ricerca l’adolescente protagonista.

Infine la poesia di Luke Beesley in cui si conduce un gioco quasi dadaista con la parola per esplorarne la sua nudità e soffermarsi su alcuni vocaboli come fossero piccole ancore di salvezza (“When I went into the water my hands forward towards the wave / Two thoughts – like solicitors leaving separate offices – one / Around the inlet at the base of your neck / two the word estuary). Un gioco che si chiude con cupa nostalgia e un velato riferimento alle attuali questioni ecologiche legate alle coste e alla grande barriera corallina australiana, ormai sempre più devastate e corrose come le parole del poeta australiano.




QUATTRO POETI AUSTRALIANI


Petra White

ST KILDA

1

Sleepless seagulls fleer under floodlights,
they are caught like souls in light as in a net,
thoroughly winging their ways
around and through a day-dreamt freedom.

In a practice leap from love you stand
nowhere-they-can-find-me, bare feet in sand,
imagining a perfect loneliness, the soul a
self-stolen ship, breathing around the coast,

horizon-close, or sliding into darknesses
too vast for you to manage, depths too deep;
and then you want a cage of light, a finite hug

to swing you back to shore. The tidy beach,
a sliver of world, blinks its toy lighthouse,
something cries, ‘come home, come home’.

2

Stripped to the soul, squatting at the shoreline,
thoughts prey like sharks but never bite,
no voice inside your skull sounds right.
O listen to the tiny waves crash their hardest,

as a lap-dog yaps its loudest to be loud.
Pitched past pitch of grief: how far is that?
Easy as tides, the tears ride out, words are water,
sorrows are wide as the long silk sea.

Nor be consoled nor fear. Let down your tangle
of worries, wash them in salt as wounds
love to be washed. Say you are the furthest-

out fool, lost beyond losing. Sing, and sing,
but stay where you are and wait to be found,
sleeplessly smiling (at grief!) in the floodlight.


ST KILDA

1

Insonni gabbiani sogghignano sotto i fari,
come anime catturate dalla luce così in una rete,
volteggiano caricando tutta sulle ali la direzione
attorno e attraverso una libertà sognata ad occhi aperti.

In un salto provi a resistere all'amore
dove-non-possono-trovarmi, nudi piedi nella sabbia,
immaginando una perfetta solitudine, l'anima una
nave auto-rubata, che respira tutt'intorno alla costa,

sull'orlo dell'orizzonte, o scivolando nelle oscurità
troppo vaste per te da gestire, abissi troppo abissali;
e poi tu vuoi una gabbia di luce, un abbraccio completo

che ti riporti a riva. La spiaggia ordinata,
un frammento di mondo, lampeggia il suo faro giocattolo,
qualcosa strilla 'torna a casa, torna a casa'.

2

Privati dell'anima, rannicchiandosi sulla battigia,
i pensieri predano come squali ma non mordono,
nessuna voce dentro la tua testa sembra appropriata.
Su, ascolta le esigue onde urtare le più potenti,

come un cagnolino abbaia ai più chiassosi per fare clamore.
Scagliate le passate intonazioni di dolore: quanto lontano è tutto ciò?
Facili come correnti le lacrime scorrono, le parole sono acqua,
le pene sono ampie come l'esteso mare di seta.

Né consolato né impaurito. Ritira il tuo groviglio
di assilli, lavali con sale come le ferite
amano essere lavate. Di' che sei il più folle

dei fuoriusciti, perso al di là della perdita. Canta, canta,
ma resta dove sei attendendo d'essere trovato,
con insonnia sorridendo (al dolore!) sotto i fari.


Graeme Miles

ON THE WHALES’ ROAD

1

They found a Neanderthal skull in the North Sea,
shallow sea that was land. Just a bone left,
shielded once in its skim of skin like the soft lives
running their course above on the whales’ road.
He’s his own message in a bottle, delivered by sea
as the fire takes messages to the questionable gods.

2

Like sport, folk-tales and magic the sea
is not decimal. Its measures are feet and inches,
the cubits of Noah’s ark or fathoms’ armspans
cartwheeling down. And the king waves come in threes.
It has always been bright with gods and dark with gods,
their names piled up in waves.
You ride it like horseback,
forgetting what stillness means and return to land
as the moment after an earthquake.
When poems venture
into it they float out words and the words sink,
so they float out more after the ones missing
or found drifting and abandoned. It takes in
our bodies like news from above.

3

This is a town of weathered stones. They rim
the park, each inscribed with the end of someone’s life:
a master mariner, a drowned man.
The saddest are loud with the deaths of children.
Sea defaces the stones in its slow riot,
and ocean and dry land are just a matter
of degree, as the waves of cloud break
over the mountain. The stones’ names come
from Perthshire and Dumfriess, Cork and Leipzig. They’re left
like sea fossils stranded on mountains.

4

Hobart edges the stream of ocean, looks
out to where water hardens into land
and electric echoes skip over it. Down there
earth and sky are married again, reconciled
as they might be on worlds where no tail ever
tripped through ocean, no gill breathed.
Up here where the wind is whining through the rigging,
rust dissolves anchors and hulls, pulls
apart the cracks in things.

5

Somewhere out there is the idea of a drowned cathedral.
Through holes in the stained glass swim improbable fish.
The light that spirals down is already broken
when it picks out the stingrays circling
like church bats. At the base of the organ
the satyrs are still whole but the trumpeting angels
are noseless on pipe tops.
If there could ever be
a house of god it would be this: perched on the shelf-edge
where he tries to remember what was down there
at the most submerged beginning, how he came
to be here on the edge of things, old man of the sea.


LUNGO IL CAMMINO DELLE BALENE

1

Hanno trovato un cranio neandertaliano nel Mar del Nord,
mare poco profondo che era terra. Solo un osso rimasto,
riparato un tempo nel suo guscio di pelle come le tenere vite
correndo la loro rotta lassù lungo il cammino delle balene.
Lui è il suo stesso messaggio nella bottiglia, spedito dal mare
come se il fuoco prendesse messaggi per i controversi dei.

2

Come lo sport, i racconti popolari e la magia il mare
non è decimale. Le sue misure sono piedi e pollici,
i cubiti dell’arca di Noè o le spanne dei bracci
roteando via. E le onde sovrane vengono in tre.
C’è sempre stato il chiaro con gli dei e l’oscuro con gli dei,
i loro nomi accumulati tra le onde.
Tu lo cavalchi come un dorso di cavallo,
dimenticando ciò che significa la calma e il ritorno alla terra
come il momento dopo il terremoto.
Quando la poesia si avventura
in questo, esse fanno affiorare parole e le parole affondano,
così da farne affiorare altre dopo le altre mancanti
o trovate alla deriva o abbandonate. Contiene
i nostri corpi come le notizie dall’alto.

3

C’è una città di lapidi segnate dalle intemperie. Esse bordano
il parco, ognuna marcando la fine della vita di qualcuno:
un capitano di lungo corso, un affogato.
Le più tristi sono le vistose con morti di bambini.
Il mare deturpa le rocce nel suo lento tumulto,
e l’oceano e la terra arida sono solo una questione
di grado, come le onde delle nubi si rompono
sule montagne. I nomi delle lapidi vengono
da Perthshire e Dumfriess, Cork e Lipsia. Sono lasciati
come fossili marini arenati sulle montagne.

4

Hobart orla il corso dell’oceano, volge
lo sguardo verso dove l’acqua si rinvigorisce sottoterra
e le elettriche eco scivolano altrove. Lì sotto
terra e cielo sono daccapo sposati, riconciliati
come se potessero essere in mondi in cui nessuna coda
sia mai stata in viaggio nell’oceano, nessuna branchia abbia respirato.
Quassù dove il vento geme per le manovre marinare,
la ruggine dissolve àncore e scafi, spinge
lontano le crepe nelle cose.

5

Da qualche parte lì fuori c’è l’idea di una cattedrale affogata.
Attraverso buchi nel consumato vetro nuotano improbabili pesci.
La luce che si torce sotto è già franta
quando coglie le razze volteggianti
come pipistrelli in una chiesa. Alla base dell’organo
i satiri sono ancora interi ma gli angeli con la tromba
sono senza naso sulla cima della canna.
Se ci potesse mai essere
una casa di dio sarebbe così: sospesa sull’orlo di una scansia
dove egli proverebbe a ricordare cosa c’era lì sotto
nel momento più sommerso dell’inizio, come lui sia arrivato
ad essere qui alla sommità delle cose, vecchio uomo di mare.


Sandra Thibodeaux

KEEPING MUM

Then, one night, his mother doesn’t come home from the beach.
He is eleven. She’s promised to make him tacos.
He arranges the shells on a tray. The sky bruises lilac,
steel grey, and then black.
When she finally limps in from the moon,
small from all that weight,
he is pulled between shock and rage.
The sandbar beneath his feet has given way.

From that point on, the beach triggers alarm.
Like that black dog up the road, it’s always there,
scraping at some buried bone.
As she peddles towards the sea, he’ll stand at the door,
asking ‘see you soon?’, waving like a ragdoll.
In the distance, he can hear the waves collapsing upon her steps.

At thirteen, he says they should go on a holiday -
somewhere she likes this time.
Before bed, he needs to clarify, ‘See you in the morning ...?’

At fourteen, when she finally goes missing (in the car, this time,
and unrecognizable when found),
he has meticulously laid out the ingredients for pizza:
sliced capsicum, salami, tomato; grated cheese; crushed garlic -
all ready.
He would arrange her happiness.
And in the morning, the sea would be clear.


TRATTENENDO MAMMA

Allora, una notte, sua madre non torna a casa dalla spiaggia.
Lui ha undici anni. Lei ha promesso di fargli dei tacos.
Lui sistema le conchiglie in una vaschetta. Il cielo illividisce lillà,
acciaio grigio, e poi nero.
Quando finalmente lei viene zoppicando dalla luna,
piccola per tutto quel peso,
lui è stretto tra shock e furia.
Il banco di sabbia sotto i suoi piedi lo ha tradito.

Da quel momento in avanti, in spiaggia scatta l’allarme.
Come quel cane nero per la strada, è sempre lì,
sfregando qualche osso interrato.
Mentre lei spaccia verso la spiaggia, lui resterà sulla porta,
chiedendo ‘ci vediamo presto?’, ondeggiando come un pupazzo.
Lontano, lui riesce a sentire le onde infrangersi sui suoi passi.

A tredici anni, lui dice che dovrebbero andare in vacanza -
in qualche posto che piaccia a lei questa volta.
Prima di andare a letto, lui sente di chiarire, ‘Ci vediamo domattina?’

A quattordici anni, quando lei infine viene a mancare (in auto, questa volta,
e irriconoscibile quando la trovano),
lui ha meticolosamente disposto gli ingredienti per la pizza:
peperone a fette, salame, pomodori; formaggio grattugiato; aglio pestato -
tutto pronto.
Lui vorrebbe imbandire la sua felicità.
E di mattina, il mare sarebbe chiaro.


Luke Beesley

NOT MUCH IS KNOWN ABOUT HOW FISH SLEEP

The word described
Like broken bread the ship fell away
squid, kelp, carbon
Car bonnet
The sea also has carbon in it


NON MOLTO SI SA CIRCA COME DORMONO I PESCI

La parola descritto
Come rotto pane la nave caduta
calamaro, alga, carbone
Auto berretto
Anche il mare ha in sé carbone


NINE POEMS

I was lifting a film of carbon
Copy paper from a receipt book
When I went into the water my hands forward towards the wave
Two thoughts - like solicitors leaving separate offices - one
Around the inlet at the base of your neck
two the word estuary
Fishes move like litter


NOVE POESIE

Stavo sollevando un foglio
Di carta carbone da un libro di ricette
Quando sono entrato in acqua le mie mani protese verso l’onda
Due pensieri – come avvocati lasciando uffici distinti – uno
Attorno all’insenatura alla base del tuo collo
due la parola estuario
I pesci si muovono come lettighe


GLITTER

In poet Robert Hass’ recent collection

Time and Materials

He uses it three times to describe
light on sea water

and glittering sea, glittering sea and
the water glitters hard against it


SCINTILLIO

Nella recente raccolta di Robert Hass

Time and Materials

Lui lo usa tre volte per descrivere
la luce sull’acqua marina

e scintillante mare, scintillante mare e
l’acqua scintilla forte contro d’esso


YESTERDAY AND DAY LENGTH

The word Thursday - daylight contained in it
Unusually large day and the stories of hearsay and lunacy on the sea

Through history crime happened on a Thursday, as did
ecstasy. Take a whale. Lay it on a picnic blanket.


IERI E LA LUNGHEZZA DEL GIORNO

La parola Giovedì – luce diurna contenuta in essa
Inusuale lungo giorno e le storie di dicerie e follia sul mare

A causa della storia il crimine accadde di Giovedì, e fece
estasi. Prendi una balena. Stendila su di una coperta da picnic.


THE CLICKING SOUND OF A REEF WHEN
YOU PUT YOUR HEAD INTO THE SEA
(*)

Yesterday’s Thursday poem. I didn’t know it at the time

It was Wednesday

Sometimes the day tricks you and you allow it like
salmon at the other table, a muscle in your calf that aches after swimming

The sea is like the skin of lettuce today. Is room temperature.
I open a drawer. Beside my bed filling up
all night the sea moves below me like Christmas.


IL SUONO CLIC DI UNA BARRIERA CORALLINA
QUANDO METTI LA TESTA NEL MARE
(*)

La poesia Giovedì di ieri. Non la conoscevo in quel momento

Era Mercoledì

A volte il giorno ti beffa e tu lo permetti come
un salmone sul tavolo altrui, un muscolo del tuo polpaccio che dopo nuoto fa male

Il mare è come la superficie della lattuga oggi. È a temperatura ambiente.
Apro un cassetto. Accanto al letto gonfiandosi
tutta la notte il mare si muove sotto di me come Natale.

(*) Il titolo è un verso dalla poesia “Sweet like a Crow” di Michael Ondaatje.


THE SEA IN THE 1980s

Fishes move like dolphins in certain light

Leaves hosed by sunlight

On holidays I went to the sea and was lifted out of it by my father
who was looking elsewhere     a wave

Folded pieces of paper

In the 1980s the sea was bluer owing to northern light skipping off the paw paw
coloured swim suits and something to do with tide and starlight, washed atmosphere,
a broken up comet, I don’t know, in the 80s the sea was bluer
I was about eleven
It came up to my shoulders


IL MARE NEGLI ANNI ‘80

I pesci si muovono come delfini in una certa luce

Foglie annaffiate dalla luce del sole

In vacanza andavo al mare e a tirarmi fuori di lì era mio padre
che stava guardando altrove     un'onda

Pezzi di carta piegati

Negli anni '80 il mare era più blu a causa della luce nordica che sprizzava dai costumi da bagno
color papaia con qualcosa a che fare con correnti e luce delle stelle, atmosfera pulita,
una cometa cadente, non so, negli anni '80 il mare era più blu.
Avevo circa undici anni
Mi arrivava alle spalle


Traduzione dall’inglese di Lucia Cupertino




Petra White (1975)
Cresciuta ad Adelaide, adesso vive a Melbourne dopo aver viaggiato per tutta l’Australia. Il suo primo volume di poesie, The Incoming Tide, è stato pubblicato presso John Leonard Press nel 2007 ed è rientrato tra le opere finaliste del Queensland Premier’s Prize e l’ACT Poetry Prize. Tra le più recenti pubblicazioni si annoverano The Simplified World (2010) e A hunger (2014).


 
Graeme Miles (1976)
I suoi lavori sono apparsi in numerose antologie e riviste di poesia australiana. La sua prima raccolta di poesie, Phosphorescence, apparve nel 2006 pubblicata da Fremantle Press. Nello stesso anno ha viaggiato in India per una residenza d’artista (Asialink, University of Madras). Adesso vive a Hobart e lavora presso l’University of Tasmania.
 
Sandra Thibodeaux
È una commediografa e poetessa di Darwin. Ha scritto nove commedie, sei delle quali sono state rappresentate nell’ambito del Darwin Fringe Festival. Ha pubblicato tre volumi di poesia, tra cui spicca Extinctions (PressPress, 2010), e suoi scritti sono apparsi nelle principali riviste nazionali ed internazionali. Suoi lavori sono andati in onda su ABC Radio (Northern Territory), Radio National’s Poetica e Radio National’s The Deep End. Vivendo a Darwin, la sua vita e i suoi scritti sono fortemente marcati dal contesto indigeno urbano.
 
Luke Beesley
Nato a Brisbane, vive a Melbourne, è poeta, artista e musicista. Il suo primo libro, Lemon Shark, è stato menzionato nell’Ann Elder Award. La sua seconda raccolta poetica, Balance, è stata pubblicata nel 2012 da Whitmore Press, mentre la sua terza raccolta, New Works on Paper, è uscita con Giramondo Press nel settembre 2013. Attualmente sta lavorando al suo libro d’artista intitolato Seed, che raccoglie poesie e disegni. Ha esposto suoi disegni in numerose esposizioni, tra cui Authors nel 2011. Luke è anche il cantante e cantautore della band ‘New Archer’, che suona regolarmente a Melbourne e che ha pubblicato nel 2012 Bees Nudge the Mouth of a Feathered Rose.


luciacupertino@email.it