FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia

Numero 28
ottobre/dicembre 2012

Lusso

 

YVON LE MEN, PERCORSO DI UN BRETONE POETA

di Viviane Ciampi



La vita di Yvon Le Men inizia a prendere una svolta decisiva quando negli anni Settanta dice i suoi versi dinnanzi a trecento operai in sciopero. Quel giorno, il poeta (che si descrive non come «un poeta bretone» ma come «un bretone poeta» ha la rivelazione che «la frase è un corpo».
All’inizio non fa notizia al di fuori della Bretagna ma Le Men comincia a produrre spettacoli, incurante delle mode, dell’aria che tira negli inamidati ambienti parigini e nel resto dell’esagono. Si preoccupa di raccogliere le prove tangibili del nostro vivere, di riportare in vita coloro che sono stati, di creare quell’ intercapedine di speranza che non lo isoli dai suoi simili. Vi è qualcosa di molto umano nell’essere costantemente in bilico tra piogge fitte e luci improvvise che caratterizzano, si presume, il paesaggio che lo circonda.

Ho parlato di “spettacoli” in quanto spesso accompagnato da musicisti e cantanti che non offuscano l’intensità della parola ma la sottolineano. Intanto segue da vicino e senza false ritrosie i processi storici dei movimenti operai che infiammano la sua amata regione (e non solo).

La sua scrittura nel frattempo continua ad affinarsi e ad aprirsi a tematiche più intimistiche e quotidiane, ora con tono grave «è la mancanza di vento / che rende così nero il corvo?» ora ironico «giovani pere / rubate / nel giardino di un prete // paradiso perduto / non per tutti», ora rovistando tra visioni e prodigi: «dietro la staccionata / le insalate crescono fino a una rosa». Talvolta i versi paiono offerti con un filo di voce e spesso i silenzi si accendono di densità semantica. Fiori, trasparenze, chiocciole hanno priorità sui passanti. Immagini compatte e vive che strizzano l’occhio all’haiku, si elevano senza sfuggire in un batter d’ali.
Il poeta dà l’impressione d’avere i gesti lenti e di prendere il tempo di ascoltare.
Egli contempla, viandante involontario: vi è sempre un mare che si agita, uno stagno che freme. Quali ombre vi ci passano? Quali luci? Non è forse compito del poeta riconoscerle?

L’importante, per quanto riguarda la pagina scritta è la traccia. L’oggetto del desiderio è la tensione che mantiene ogni essere in piedi fino all’ultimo respiro. I versi sono adagiati sulla pagina ma – si capisce – a lui non bastano. L’oralità della parola aiuta a sprigionare la memoria ma ha anche a che fare coll’istante: «violentemente qui e ora – sarei capace di morire in scena! –, nell’intensità della parola», confessa all’amico poeta Jacques Darras nel libro intervista À ciel ouvert, Ed. La passe du vent, 2010. Nei libri del Bretone, spesso il dolore è trattato in punta di piedi. Il resto della vita scivola naturaliter nel ventaglio della bellezza e della fragilità umana. Le Men estrae il ventaglio e il buio indietreggia.




POESIE DI YVON LE MEN


*

Parfois l’oiseau
n’est qu’un oiseau

malgré la transparence de ses ailes

la jeune fille à la perle
n’est qu’une image

malgré le visage de la jeune fille

la nuit étoilée
est séparée de ses étoiles

malgré le peintre et son génie.

Parfois l’âme
réside au fond des yeux

prisonnière au fond de son cachot.


*

Talvolta l’uccello
non è che un uccello

nonostante la trasparenza delle sue ali

la ragazza dell’orecchino di perla
non è che un’immagine

nonostante il volto della ragazza

la notte stellata
è separata dalle sue stelle

nonostante il pittore e la sua genialità.

Talvolta l’anima
risiede in fondo agli occhi

prigioniera in fondo alla sua tana.


ELLES

Elle est entre la vie
et la mort

je suis entre ce qu’il dit
et ce que je vis

en cet instant de ma vie
où je suis entre ma nuit et ta nuit.

La nuit nous a souvent séparés
souvent réunis
réunis.

Nous avons fait l’amour
nous n’avons plus fait l’amour
puis fait l’amour

puis…

il n’y a plus eu depuis.


ESSE

Lei è tra la vita
e la morte

Io sono tra ciò ch’egli dice
e ciò che vivo

in questo istante della mia vita
dove sono tra la mia notte e la tua notte.

La notte ci ha spesso separati
spesso riuniti
riuniti.

Abbiamo fatto l’amore
non abbiamo più fatto l’amore
poi fatto l’amore

poi…

Non c’è più stato il poi.


*

Je n’ai pas su vivre dans ma vie
j’en fus parfois l’assassin

mais il était une fois
nous avons fait lumière
de nos yeux

de tes yeux
qui sourient quand tu souffres.


*

Non ho saputo vivere nella mia vita
ne fui talvolta l’assassino

ma c’era una volta
abbiamo fatto luce
dei nostri occhi

dei tuoi occhi
che sorridono quando soffri.


LE TRÉSOR DE LOUIS

J’ai ouvert la porte
il a ouvert son besoin de parler

de me parler
d’elle

de l’île
où l’on se dit bonjour
dix fois par jour

où l’escargot a priorité
sur le passant

où le bruit des galets
est un chant

qui empêche de dormir
ceux qui ne rêvent pas d’elle.


IL TESORO DI LOUIS

Ho aperto la porta
ha aperto il suo bisogno di parlare

di parlarmi
di lei

dell’isola
in cui ci si saluta
dieci volte al giorno

dove la chiocciola ha la precedenza
sul passante

dove il rumore dei ciottoli
è un canto

che impedisce il sonno
a coloro che non la sognano.


*

J’ai ouvert la porte
au facteur

dans sa main
la lettre que j’attendais

dans ses yeux
ce poème que je n’attendais pas.


*

Ho aperto la porta
al postino

nella sua mano
la lettera che aspettavo

nei suoi occhi
questa poesia che non aspettavo.


MADELEINE

Il faut bien que cela finisse
je me souviendrai
mais il faut bien

que cela finisse.

Il y a longtemps
nous avons ri
et souri d’avoir ri

ensemble.

Sa maison
était la maison du bon Dieu
auquel dans sa voix

j’ai senti qu’elle ne croyait pas.


MADELEINE

Tutto ciò deve ben finire
mi ricorderò
ma tutto ciò deve ben

finire.

Da molto tempo
abbiamo riso
e sorriso d’aver riso

insieme.

La sua casa
era la casa del buon Dio
al quale per mezzo della sua voce

ho sentito che non credeva.


*

C’était dimanche même le lundi
et les jours où ce n’est pas tous les jours
dimanche

c’était comme une mère
et comme une sœur
et comme

c’était comme un paradis
dans l’enfer, parfois
de notre vie

c’était comme
ça

comme disaient autrefois
les indiens dans un poème très ancien.

Elle aimait les histoires
qu’il y a dans les poèmes
quand ils se cachent

comme des cadeaux
sous la couleur des rubans.


*

Era domenica anche il lunedì
e i giorni in cui non è tutti i giorni
domenica

era come una madre
e come una sorella
e come

era come un paradiso
nell’inferno, talvolta
della nostra vita

era
così

come dicevano un tempo
gli indiani in una poesia antichissima.

Amava le storie
che ci sono nelle poesie
quando si nascondono

come regali
sotto il colore dei fiocchi.


*

Autour d’une assiette vide
une cuillère près d’une fourchette

un verre de vin qui manque
et dont le son se mélangeait à l’autre

quand la couleur dans leurs yeux disait oui.

En face d’une table vide
une image qui cognait à la vitre
et ses yeux souriaient

d’être
du bon côté de la nuit
du bon côté de leur nuit.


*

Attorno a un piatto vuoto
un cucchiaio vicino a una forchetta

un bicchiere di vino che manca
e il cui suono si mischiava all’altro

quando il colore degli occhi diceva sì.

Di fronte a una tavola vuota
una immagine che batteva sul vetro
e i suoi occhi sorridevano

d’essere
dal lato buono della notte
dal lato buono della loro notte.


CE QUE JE T’AI DONNE

le paysage à la fenêtre
l’oiseau dans le paysage

qui chante le paysage
qui passe par la fenêtre.


CIÒ CHE TI HO DATO

il paesaggio alla finestra
l’uccello nel paesaggio

che canta il paesaggio
che passa dalla finestra.


*

La fenêtre
franchissait les lisières du monde
à la vitesse de la lumière

rapportait dans ses vitres
comme l’hiver, des dessins sur le givre
les paysages dont nous avions rêvé

la blancheur d’un bouleau
cousue à la blancheur d’un bouleau
qui éclaire les forêts

là-bas dans le nord
où vivent des poèmes
que nous lisions

l’argent des peupliers
au bord des rivières de Castille
où rodent les yeux du peintre

dont les couleurs éclairaient la cuisine
et aujourd’hui ton absence.


*

La finestra
valicava i limiti del mondo
alla velocità della luce

riportava nei suoi vetri
come l’inverno, i disegni sulla brina
i paesaggi che avevamo sognato

il biancore d’una betulla
cucita al biancore d’una betulla
che rischiara le foreste

laggiù nel nord
dove vivono i poemi
che leggiamo

l’argento dei pioppi
sulla riva dei fiumi di Castiglia
dove s’aggira lo sguardo del pittore

i cui colori illuminavano la cucina
e oggi la tua assenza.


*

Parfois je passais à travers la feuille
pour que dans ton corps
mon désir et mon amour se rejoignent

comme dans le poème
les morts et les mots
se retrouvent.


*

Talvolta passavo attraverso la foglia
affinché nel tuo corpo
il mio desiderio e le parole si raggiungessero

come nella poesia
i morti e le parole
si ritrovano.


*

Aujourd’hui
vers huit heures
du soir

vingt heures
comme on dit
à l’heure du journal télévisé

j’ai acheté
dans un grand magasin
la voix d’Albert Camus gravée
et lisant l’Étranger

et
j’ai pensé à toi.


*

Oggi
verso le otto
della sera

le venti
come si dice
all’ora del telegiornale

ho comprato
in un grande magazzino
la voce di Albert Camus incisa
mentre leggeva Lo Straniero

e
ti ho pensata.


*

Dans la même journée
le désir
le chagrin
la nuit

le désir de la mer
par vagues
de grimper jusqu’au ciel

et des vagues
de s’envelopper de lumière

le désir de la jeune fille
de toucher l’âme du jeune homme
en passant par ses lèvres

le désir du vieil homme
de ralentir la marche du temps
que le jeune homme bouscule

le chagrin de l’homme
de n’être plus le jeune homme
de n’être pas le vieil homme.


*

Nello stesso giorno
il desiderio
il dolore
la notte

il desiderio del mare
di salire fino al cielo
a ondate

e quello dell’onde
d’avvilupparsi di luce

il desiderio della ragazza
di toccare l’anima del giovane
passando attraverso le sue labbra

il desiderio del vecchio
di rallentare il cammino del tempo
che il ragazzo scompagina

il dolore dell’uomo
di non essere più l’uomo giovane
di non essere più l’uomo vecchio.


da Chambres d’écho, Ed. Rougerie


*

Entre l’automne 2006 et le printemps 2007, je résidai à trois reprises dans la Maison Radieuse du Corbusier. J’y avais été invité par la bibliothèque Diderot de Rezé, par Jasmine, Martine, Nicole…

J’ y fus très bien accueilli. Mon séjour se partagea entre l’écriture et les rencontres avec des enfants de toutes tailles, des personnes de tous âges, avec la vie qui résonne partout si on l’écoute.

En 2002 déjà, j’étais venu roder dans les rues de Rezé. J’en avais ramené une petite histoire et des courts poèmes que j’appelai mes haïkus des villes pour changer de mes haïkus des champs publiés dans les années 1990.

Je suis un homme né à la campagne qui vit aujourd’hui au bord d’un estuaire. Je ne suis pas un homme de la ville, de la grande ville, bien que j’en aie beaucoup visitées. Je suis encore moins un homme des tours de béton qu’affectionnait tant Le Corbusier, même celles plantées au milieu d’un rêve, aussi radieux soit-il.

Je suis né dans une petite maison plantée en face d’une autre petite maison dont le propriétaire n’a jamais pris le train, n’a jamais poussé sa voiture sans permis plus loin que le village d’à côté et que nous appelions dans notre enfance une ville. C’est dire si, du haut de la tour aux deux horizons, j’étais dépaysé, déphasé, déphrasé. Aussi quand je posai ma feuille de papier sur la table de bois donnant sur la Loire, je fus pris comme jamais du vertige de la page blanche. Pour la première fois j’échangeai ma plume Sergent Major contre le clavier d’un ordinateur. Au moins dans celui-ci, il y aurait des nouvelles qui m’attendraient. Je ne serais pas seul au monde. Car malgré les presque mille personnes qui m’accompagnaient dans cette tour, dès le premier soir je m’y sentis abandonné, comme Robinson sans son Vendredi. Le bateau du retour était reparti. Il me faudrait du temps pour apprivoiser cette nouvelle vie, cette nouvelle voie. Cette nouvelle écriture.

Comme souvent, le poème fut le bon chemin. Le poème de l’autre, celui qui tombe de l’enfant au retour de l’école, de l’homme, de la femme à la sortie du bureau, de l’usine, du café, du jour ou de la nuit ; le poème de n’importe quel inconnu qui passe devant mes yeux, au bord de mes oreilles et dont les pas laissent traîner des mots sous leurs semelles de plomb et de vent. J’étais venu pour lire, pour écouter.

J’étais venu pour écrire cela qui se raconte d’abord dans le silence. Peu à peu des phrases sont montées à la surface. Mon livre s’est écrit entre les rumeurs de la ville et les histoires de mes voisins, proches ou lointains. Des histoires verticales qui, comme la tour dans laquelle je vivais entre l’automne 2006 et le printemps 2007, se lisent de haut en bas et de la tête aux pieds.

On les appelle aussi des poèmes.


*

Tra l’autunno 2006 e la primavera del 2007, fui residente in tre momenti diversi ne La Maison Radieuse di Le Corbusier. Ero stato invitato nella Biblioteca Diderot di Rezé, da Jasmine, Martine, Nicole…

Vi fui molto bene accolto. Il mio soggiorno si divise tra la scrittura e gli incontri con bambini d’ogni taglia, persone d’ogni età, con la vita che risuona ovunque se la si ascolta.

Già nel 2002, ero venuto a zonzo per le strade di Rezé. Ne avevo riportato un breve racconto e corte poesie che chiamavo i miei haiku delle città per distinguerli dai miei haiku dei campi pubblicati negli anni 1990.

Sono un uomo nato in campagna che vive oggi sull’orlo d’un estuario. Non sono un uomo della città, della grande città, benché ne abbia visitate molte. Sono ancor meno un uomo delle torri di cemento tanto amate da Le Corbusier, persino quelle cresciute in mezzo a un sogno, foss’anche radioso.

Sono nato in una piccola casa piantata di fronte a un’altra casa il cui proprietario non ha mai preso il treno, non ha mai spinto la sua macchina senza patente più lontano del villaggio vicino e che chiamavamo città quando eravamo bambini. Questo per dirvi che, dall’alto della torre dai due orizzonti, ero spaesato, sfasato, sfrasato. Così quando lasciavo il mio foglio di carta sulla tavola di legno che dava sulla Loira, fui scosso come non mai dalla vertigine della pagina bianca. Per la prima volta scambiavo la mia penna di Sergente Maggiore con la tastiera di un computer. A meno che in quest’ultimo non vi fossero delle notizie ad aspettarmi. Non sarei stato solo al mondo. Poiché nonostante le quasi mille persone che mi accompagnavano in questa torre, già dalla prima sera mi ci sentivo abbandonato, come Robinson senza il suo venerdì. Il battello di ritorno era ripartito. Avrei avuto bisogno di tempo per addomesticare questa nuova vita, questa nuova via. Questa nuova scrittura.

Come spesso accade la strada della poesia fu quella giusta. La poesia dell’altro, quella che cade dal bambino al ritorno della scuola, dell’uomo, della donna all’uscita dell’ufficio, dello stabilimento, del caffè, del giorno o della notte; la poesia di qualsiasi sconosciuto che passa davanti ai miei occhi sull’orlo delle mie orecchie e i cui passi lasciano trascinare parole sotto le loro suole di piombo e di vento. Ero venuto per leggere, per ascoltare.

Ero venuto per scrivere ciò che si racconta per prima cosa nel silenzio. A poco a poco le frasi salirono in superficie. Il mio libro si scrisse tra i rumori della città e le storie dei miei vicini, prossimi o lontani. Storie verticali che, come la torre nella quale vissi tra l’autunno 2006 e la primavera 2007, si leggono dall’alto in basso e dalla testa ai piedi.

Si chiamano anche poesie.


*

Du fil électrique
l’oiseau s’est envolé

ceux qui restent poursuivent la partition.


*

Dal filo elettrico
l’uccello è volato

colore che restano seguono lo spartito.


*

Un homme court
pendant qu’un autre vieillit

mais l’herbe fraîchement coupée
les rapproche.


*

Un uomo corre
mentre l’altro invecchia

ma l’erba tagliata di fresco
li avvicina.


*

Derrière la palissade
une vieille dame prie
en regardant le ciel tomber dans la mare

derrière la palissade
ses salades montent jusqu’à une rose.


*

Dietro lo steccato
una vecchia prega
guardando il cielo cadere nello stagno

dietro lo steccato
le sue insalate salgono fino a una rosa.


*

Des croix
des paraboles

ce qui traverse le ciel
qui ne se voit pas.


*

Croci
parabole

ciò che attraversa il cielo
che non si vede.


*

Jardins ouvriers

les fleurs
font ce qu’elles peuvent

et le font bien.


*

Giardini operai

i fiori fanno ciò che possono
e lo fanno bene.


*

Ce que j’admire chez le coquelicot

tu le cueilles
il meurt.


*

Ciò che ammiro nel papavero

tu lo cogli
lui muore


*

Le Corbusier

du béton
surgi du vert

La petite Amazonie

du vert se cache au milieu du béton.


*

Le Corbusier

cemento
sorto dal verde

La piccola Amazzonia

del verde si nasconde in mezzo al cemento.


*

Certains de Nantes
craignent ceux du quartier Malakoff

même le jour

certains de Malakoff
craignent les fantômes de La petite Amazonie

seulement la nuit.


*

Alcuni di Nantes
temono quelli del quartiere di Malakoff

anche di giorno

certi di Malakoff
temono i fantasmi de La petite Amazonie

soltanto di notte.


*

Grâce à la Seconde guerre mondiale
et aux bombes de 1944

que l’aviation alliée déversa sur Nantes
et sur le silence de l’herbe

grâce à la pluie
que le ciel déversa dans les cratères
creusés par les bombes

des saules blancs
des saules roux

et des frênes poussent aux bords des mares
et sur le silence de l’herbe.


*

È grazie alla Seconda guerra mondiale
e alle bombe del 1944

che l’aviazione alleata rovesciò su Nantes
e sul silenzio dell’erba

grazie alla pioggia
che il cielo rovesciò nei crateri
scavati dalle bombe

salici bianchi
salici rossi

e frassini crescono sulle rive degli stagni
e sul silenzio dell’erba.


*

Héron sans cou
tant pis pour la fable

grenouille qu’il mange

et qui se voulait dans la fable
plus grosse que le bœuf.


*

Airone senza collo
pazienza per la favola

rana qu’egli mangia

e che nella favola si pretendeva
più grossa del bue.


*

Jusqu’à mille chansons sur votre mobile

une vie n’y suffira pas.


*

Fino a mille canzoni sul tuo cellulare

una vita non basterà.


*

L’homme qui nettoie la pierre
sauve le passé

la femme qui balaie le balcon
entretient le présent

depuis toujours.


*

L’uomo che pulisce la pietra
salva il passato

la donna che pulisce il balcone
mantiene il presente

da sempre.


da A louer chambre vide pour personne seule, Ed. Rougerie


Traduzione dal francese di Viviane Ciampi




Yvon Le Men
è nato nel 1953 a Tréguier e risiede a Lannion. Da più di venticinque anni vive in poesia ed è autore di una considerevole e importante opera poetica. Anima diversi laboratori di scritture e incontri di poesia nella sua Bretagna. È stato tradotto in diverse lingue.

Bibliografia

  • Vie, Ed. Pierre Jean Oswald, 1974
  • En espoir de cause, Ed. Pierre Jean Oswald, 1975
  • Dis, c’est comment la terre?, Ed. Pierre Jean Oswald, 1976
  • Le pays derrière le chagrin, Collection Les Presses d’aujourd’hui, Ed. Gallimard, 1979
  • La nuit bleu marine (illustrations de Tanguy Dohollau), Ed. Chant Manuel, 1984
  • À l’entrée du jour, Ed. Flammarion, 1984
  • Marna (cantate, musique Jean-Yves Bosseur), Ed. Artus, 1987
  • Quand la rivière se souvient de la source, Ed. Aux éditions Picollec, 1988
  • L’échappée blanche, Ed. Rougerie, 1991
  • Le chemin de halage, 1991
  • Finis Terrae, (photographies de Chantal Connan), préface de P.-J. Helias, Ed. Ubacs, 1991
  • Ouvrez la porte au loup (illustrations Dorothée Duntze), Collection Folio Cadet Or, Ed. Rougerie, 1994
  • Une rose des vents (entretien avec Christian Bobin), Ed. Paroles d’Aube, 1994
  • La patience des pierres suivie de L’échappée blanche, Ed. Rougerie, 1995
  • Le vitrail, (photographies Chantal Connan), Ed. Filigranes, 1995
  • Un livre d’heures (photographies George Dussaud), Ed. Filigranes, 1995
  • Le petit tailleur de shorts (récits), Ed. Flammarion, 1996
  • Il fait un temps de poème (anthologie), Ed. Filigranes, 1996
  • La clef de la chapelle est au café d’en face (récits), Ed. Flammarion, 1997
  • L’écho de la lumière, Ed. Rougerie, 1997
  • L’étoile polaire, Ed. Paroles d’Aube, 1998
  • Jean Malrieu, la parole donnée (avec Pierre Dhainaut), Ed. Paroles d’Aube, 1998
  • On est sérieux quand on a dix-sept ans (récits), Ed. Flammarion, 1999
  • Nous sommes des enfants de vouloir des enfants, (photographies Georges Dussaud), Ed. La Part Commune, 1999
  • Trégor (photographies, Yvon Boëlle), Ed. Apogée, 1999
  • Le jardin des tempêtes (choix de poèmes, 1971-1996), Ed. Flammarion, 2000, 2005
  • Îles du Ponant (aquarelles Marie-Madeleine Flambard), Ed. Ouest-France, 2000
  • Le loup et la lune, Ed. Rougerie, 2001
  • Chiens de vie (photographies, Georges Dussaud), Ed. Terre de Brume, 2002
  • Fragments du royaume (conversation avec Michel Le Bris), 1995 ; rééd. La Passe du vent, Ed. Paroles d’Aube, 2002
  • Elle était une fois (roman), Ed. Flammarion, 2003
  • Un carré d’aube, Ed. Rougerie, 2004
  • Presqu’une île (photographies Georges Dussaud), Ed. Ouest-France, 2004
  • Le château sous le ciel (photographies Yvon Le Marlec), Ed. Filigranes, 2005
  • Douze mois et toi (illustrations Edmond Baudoin), Ed. Milan, 2005
  • Lannion (photographies Francis Goeller), Ed. Apogée, 2005
  • Entre terre et mer Bretagne (photographies Eric Cattin et François Le Divenah), Ed. Crès, 2005
  • L’agenda de la mer (Photographies Yvon Boëlle), Ed. Arthaud, 2006
  • Si tu me quittes, je m’en vais (roman), Ed. Flammarion, 2009
  • Le tour du monde en 80 poèmes (anthologie), Ed. Flammarion, 2009
  • Besoin de poème, Ed. du Seuil, 2006
  • Toute vie finit dans la nuit (conversation avec Claude Vigée), Ed. Parole et Silence, 2007
  • Chambres d’écho, Ed. Rougerie, Mai 2008
  • Vingt ans (Poèmes, 1971-1976), Ed. La Passe du vent, 2009
  • A ciel ouvert (entretien avec Jacques Darras), Ed. Rougerie, 2010
  • A louer chambre vide pour personne seule, Ed. Rougerie, 2011
  • Le point J (illustrations Jeanne Frère), Ed. Aedam Musicae, 2011
  • Mes demeures en Bretagne (illustrations AlejandroVargas Aedo), Ed. Naïve, 2012
  • Li(e)ns, (photographies Wanda Skonieczny); préface, Jean Arrouye, Ed. Filigranes, 2012

In corso di pubblicazione

  • Existence marginale mais ne trouble pas l'ordre public, Ed. Flammmarion
  • La langue fraternelle (entretien), Ed. Diabase
  • Sous le plafond des phrases (poèmes), Ed. Bruno Doucey
  • Il fait un temps de poème tome 2, anthologie, Ed. filigranes
Si segnala inoltre che il poeta svedese Bjorn Larsson ha appena pubblicato I poeti non scrivono gialli (Ed. Iperborea). Il romanzo narra la storia di un poeta assassinato per aver scritto un romanzo. Le poesie contenute nel libro sono di Yvon Le Men.

(foto di Emmanuel Pain)


viviane.c@alice.it