FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia
Numero 9
gennaio/marzo 2008

Luoghi narrati

LA POESIA DI KAJETAN KOVIČ

a cura di Jolka Milič



  Devi essere aperto
come una ferita,
perché il vero nome delle cose
è nascosto

Kajetan Kovič


GRLICE

Nekje so me pokopali.
Ne spominjam se več
nobenega grma, nobene zvezde,
ne morja in ne tišine.
Med kládivi in kolesi,
med bati in računali
samo še ribe in grlice
včasih še jočejo.
Telo razgrebem,
ogenj prižgem,
da se ob njem ogrejejo
njihove ranjene glave,
njihove ranjene glave.


TORTORE

Da qualche parte mi hanno sepolto.
Non ricordo più
nessun cespuglio, nessuna stella,
né mare alcuno, né il silenzio.
Tra martelli e ingranaggi,
tra pistoni e calcolatrici
solo i pesci e le tortore
talvolta piangono.
Dissotterro il corpo,
accendo il fuoco
per riscaldare vicino alla fiamma
le loro teste ferite,
le loro teste ferite.


JESEN MRTVIH VOJAKOV

Listi padajo
in tudi mi smo padli to jesen
med črne liste zgodovine.
Za slovo te in one domovine
smo legli brez upornosti trohnet.

Popotnik ne postoj. Tu spijo le
izpolnjene dolžnosti brez imena,
odvezane življenja in zvestobe.

Popotnik, ne, spomin ni odkupnina
za našo smrt, zato nikar ne tipaj
do zadnjega obupa v našem prahu:
nad nami, glej,

trave rasejo,
iz nas ne zrase več
k nobeni travi korenina
in če je še kje kakšna domovina,
mi zanjo več ne moremo umreti.


L'AUTUNNO DEI SOLDATI MORTI

Cadono le foglie
e anche noi siamo caduti quest'autunno
tra le nere pagine della storia.
Per la gloria di questa o di quella patria
ci siamo messi a marcire senza porre resistenza.

Viandante, non sostare. Qui dormono solo
i doveri eseguiti senza nome,
prosciolti dalla vita e dalla devozione.

Viandante, no, la memoria non è il prezzo del riscatto
per la nostra morte, perciò non frugare
fino all'ltima disperazione nella nostra polvere:
guarda più in su,

l'erba cresce,
dalle nostre viscere invece non spunterà più
neanche la radice di un solo filo d'erba
e se c'è ancora, chissà dove, qualche patria,
noi per essa non potremo morire più.


KLOVN

Nocoj je zadnja predstava
velikega klovna.
Nad areno
ropotajo v živčnem smehu
čeljusti sveta.
Med sivimi avtomati stoji
barvasti človek
in nanj dežujejo
plohe kovinskega ploskanja.

Godba igra
in v maneži
nastopajo klovnove barve:
zeleni žonglerji,
rdečkaste punčke,
vijoličasti policaji
in beli sloni.
Vsi korakajo v deželo pozabe.

Votlo odmeva
svečani korak usode.
Klovn se priklanja.
Velik in sam
stoji sredi cirkusa.
Množica ploska
in čaka na veliko točko:
kam bo naslonil
svojo pisano mavrico?

Nocoj je zadnja predstava.
Pijte njegove barve.
Pijte njegovo kri.
Gol in mrtev
bo padel sredi arene.


IL CLOWN

Stasera è l'ultima rappresentazione
del grande clown.
Sopra l'arena
sbattono ridendo nervosamente
le mascelle del mondo.
Tra i grigi automi sta
un uomo colorato
sul quale piovono
scrosci di applausi metallici.

Suona l'orchestra
e nel maneggio si esibiscono
i colori del clown:
i verdi giocolieri,
le bambole rossicce,
i poliziotti viola
e i bianchi elefanti.
Tutti marciano verso il paese dell'oblìo.

Echeggia cupamente
il solenne passo del destino
Il clown fa gli inchini.
Grande e solo
se ne sta in mezzo al circo.
La folla applaude
in attesa del grande numero:
dove appoggerà
il suo arcobaleno variopinto?

Stasera è l'ltima rappresentazione.
Bevete i suoi colori.
Bevete il suo sangue.
Nudo e morto
cadrà in mezzo all'arena.


URA VESTI

Zdaj veš: tako je.
a ne boš se vrgel ob tla,
da bi grizel kamne,
in tudi tulil ne boš,
ker nisi žival
in tudi čarovnik nisi.

S stroji si se boril.
A v resnici se nisi.
Saj jih imaš vendar rad.
Nič slabši niso kot konji.
Niso krivi,
nedolžni so.
Krivi so drugi.

Kriv si ti sam.
Predolgo si stal na samotnem obrežju.
Stari dnevi so izhlapeli
in tvoji pašniki so za zmeraj prazni.
Čemu bi klicali za nečim,
česar več ne prikličeš nazaj.
Okreni radar,
spremeni valovno dolžino.

V ta svet si rojen
in več veš o rji kot o cvetnem prahu.
Zanj bodo poskrbele čebele,
a rja je tvoja skrb.
Boš pustil, da vse razje?

Nisi spomenik,
ampak živa mravlja.
In svoje majhno bruno moraš nesti na vrh sveta.
Ti nisi važen,
važno je bruno.

In morda: mravljišče.


L'ORA DELLA CONSAPEVOLEZZA

Adesso sai: è così.
Ma non ti butterai a terra
per mordere i sassi,
e nemmeno urlerai
perché non sei una bestia
e non sei neanche un mago.

Hai lottato contro le macchine.
Ma non l'hai fatto realmente.
In fondo ti piacciono.
Non sono peggiori dei cavalli.
Non hanno colpa,
sono innocenti.
La colpa è degli altri.

Anche tu sei colpevole.
Sei stato troppo a lungo su una costa solitaria.
I vecchi giorni si sono dileguati
e i tuoi pascoli sono deserti per sempre.
Perché mai chiamare ciò
che non puoi richiamare più.
Volta il radar,
cambia la lunghezza d'onda.

Sei nato in questo mondo
e te ne intendi più della ruggine che del polline.
Di quest'ultimo ne avranno cura le api,
ma la ruggine è la tua preoccupazione.
Lascerai che corroda tutto?

Non sei un monumento
ma una formica viva.
E devi portare la tua travicella in capo al mondo.
Tu non sei importante,
è importante la trave.

E forse: il formicaio.


ČAROVNIK

Verjel sem,
da si mojster med mojstri,
ki svet pričara iz niča,
čarovnik nad sonci in lunami,
pesnik med stvarniki,
dolgo sem služil,
pokorno in zvesto,
zdaj sem razbil tvoje lonce,
bil si čarovnik
v pravljici za odrasle,
kuhal si lažno zlato
kot vsi srebropeki in zlatokuhi pred tabo.

Jaz, tvoj čarovniški vajenec,
pravljic ne maram.
Húdo si delal z mano.
Moj jezik je hrom od molčanja.
A ne boj se,
spet bo spregovoril.
Postrgal bom gnilobo
in očistil besede.
Tudi ti me boš slišal.
Moja učna doba je mimo.

Zdaj sem lahko karkoli,
tesar ali kmet, vojak ali pesnik.
Samo čarovnik ne.
Tvoj svet, lažni mojster, je prazen.
Sonca in meseci so se preselili.
Zaman se jih lastiš.
Nova imena bom našel zanje,
nedotakljiva
za tvoje blatne čarovniške prste.


IL MAGO

Ti credevo
il maestro dei maestri
che crea il mondo mirabilmente dal nulla,
uno stregone che domina i soli e le lune,
un poeta tra i creatori,
ti ho servito a lungo,
fedele e sottomesso,
ora ho rotto i tuoi crogioli,
eri il mago
in una favola per adulti,
cuocevi e sfornavi oro matto
come tutti gli alchimisti prima di te.

Io, il tuo apprendista stregone,
detesto le favole.
Mi hai trattato malamente.
La mia lingua si è intorpidita dal silenzio.
Ma non temere,
si rimetterà a parlare.
Raschierò via il marciume
e purificherò le parole.
Mi sentirai anche tu.
È finito ormai il periodo del mio tirocinio.

Adesso posso essere ciò che voglio,
carpentiere o contadino, soldato o poeta.
Ma non uno stregone.
Il tuo mondo, falso maestro, è vuoto.
I soli e le lune si sono trasferiti.
Inutilmente cerchi di appropriarteli.
Troverò per loro nomi nuovi,
intoccabili
per le tue dita infangate di incantatore.


ZIDAM

Zidam stavbo duše.
Velik kvader vetra.
Velik kvader ognja.
Velik kvader vode.
Velik kvader zemlje
Zidam stolp mesa.

Zidam korenine.
Zemlja me zasipa,
voda me zaliva,
ogenj me požira,
veter me spodnaša.
Moram do neba.

Zidam svojo bitko.
Duša hoče ogenj,
usta zrno vode,
duša hoče veter,
noga krpo zemlje.
Branim slednjo ped.

Zidam domišljijo?
Zidam votle kvadre?
Stavbo za stoletja?
Hišo za potrese?
Tempelj za bogove?
Streho za ljudi?

Zidam školjko bitja.
Med ostmi vprašajev
lomim iz drobovja
kvadre elementov,
in čeprav je muka,
zidam, ker je slast.


COSTRUISCO

Costruisco l'edificio dell'anima.
Un grosso strato di vento.
Un grosso strato di fuoco.
Un grosso strato d'acqua.
Un grosso strato di terra.
Costruisco la torre della carne.

Costruisco le radici.
La terra mi frana addosso,
l'acqua mi inonda,
il fuoco mi divora,
il vento mi travolge.
Devo scalare il cielo.

Costruisco la mia lotta.
L'anima vuole il fuoco,
la bocca un granello d'acqua,
l'anima vuole il vento,
il piede un lembo di terra.
Difendo ogni palmo.

Costruisco la fantasia?
Costruisco strati vuoti?
Un edificio per dei secoli?
Una casa per i terremoti?
Il tempio degli dei?
Un tetto per la gente?

Costruisco la conchiglia dell'essere.
Tra spinosi interrogativi
estraggo dalle viscere
strati di elementi,
e benché sia un martirio,
costruisco, perché è voluttà.


EPITAF

Tukaj pokopan
bogvekdo
leži

bogvekdaj umrl
bogvekdaj živel
bogve kaj počel

rojen bogvekdaj
in bogvezakaj


EPITAFFIO

Qui sepolto
chissà chi
riposa

chissà quando è morto
chissà quando visse
chissà cosa faceva

nato chissà quando
e chissà perché


NEPRILJUDNA POSLANICA

Ne iščite lovora.
Ne iščite si polnih dvoran,
kjer bi vam besno ploskali.
Naveličali se jih boste
že ob reprizi.
Ne želite si ploske slave
TV-ekranov
in zvenečih nagrad.
Odveč vam bo,
ko vam bodo v bifejih
vsiljivi neznanci
začeli dajati
za pivo in špricarje.
Ne pišite za nikogar,
ne za delavce,
ne za izvedence
in zlasti ne za otroke.
Na cesti vas bodo
ustavljale mamice,
da bi vam njihovi
malčki
lahko deklamirali
vaše verze.
Skušajte biti
čisto navadni.
Pišite zase
in samó tisto,
kar poveste nekomu,
ki čuti z vami.
Ne pišite za večnost,
pišite tako,
kot da bi tisto,
kar morate povedati,
ostalo lahkó
tudi nenapisano.


MESSAGGIO IMPOPOLARE

Non cercate gli allori.
Non desiderate sale gremite e
scroscianti applausi in vostro onore.
Vi stuferanno già
alla seconda ripresa.
Non desiderate la gloria
piatta dei televidei
e dei premi altisonanti.
Vi darà fastidio
quando nei bar
sconosciuti importuni
cominceranno ad offrirvi
una birra e vino al seltz.
Non scrivete per nessuno,
né per gli operai,
né per i saccenti
e soprattutto non per i bambini.
Per strada vi fermeranno
le mammine
affinché
i loro piccini
possano recitarvi
i vostri versi.
Cercate di essere
comuni al massimo.
Scrivete per voi
e soltanto ciò
che raccontate a qualcuno
che sente come voi.
Non scrivete per l'eternità,
scrivete così
come se quello
che dovete dire,
potrebbe rimanere
anche non scritto.


BOŽJA SODBA

Brati pesmi dopoldne
je nevarno početje.
Sonce sije na liste
in brezobzirno žigosa
sleherno jalovo vrsto.
Vidi se, če je tisto,
kar se je zdelo ponoči
kot bolečina,
le piškavo smiljenje.
Če se je duh
samovšečno opajal
s površnim zanosom
in je naporno hojo
zamenjal za lahek sprehòd.
Vidi se,
če so namesto pravih besed
prizor odigrale
njihove dvojnice,
lepo našemljene lutke,
ki ne mečejo sence
in jim zdaj brani skopneti
le živa sramota.
Brati pesmi dopoldne
je trda preskušnja.
Tiste samó,
ki so božjo sodbe prestale,
ki jih ni ogenj požgal,
ampak pozlátil,
ki jih ni voda odplavila,
ampak oprala,
se obdržijo na soncu
in so sestre vseh zvezd,
ki so kdaj rojile na nebu.


IL GIUDIZIO DI DIO

Leggere poesie di mattina
è un'impresa pericolosa.
Il sole brilla sui fogli
e senza ritegno bolla
ogni riga infeconda.
Si vede se ciò che
di notte sembrava
sofferenza, è solo
autocommiserazione.
Si vede se lo spirito
vanesìo s'inebriava
di entusiasmi superficiali
scambiando un tragitto faticoso
per un'agevole passeggiata.
Si vede
se invece delle parole giuste
hanno recitato la scena
le loro controfigure,
belle marionette camuffate.
che non gettano ombra
e soltanto la viva vergogna
impedisce loro di dissolversi.
Leggere poesie di mattina
è una dura esperienza.
Solo quelle
che sono riuscite a superare
il giudizio divino,
che il fuoco non ha incenerito,
bensì indorato,
che l'acqua non ha travolto
ma lavato,
resistono alla luce del sole
e sono sorelle di tutte le stelle
che mai hanno sciamato nel cielo.


ODTEKANJE

Dnevi tečejo
kakor na filmskem traku
z nadnormalno brzino,
da z govorom
komaj dohajaš
njihove hitre sekvence
jutro, poldan, večer,
jutro, poldan, večer.
Vse prispodobe
so zvezane
z glagoli gibanja,
skoz okno
ekspresnega vlaka
gledaš
v bežečo pokrajino,
kjer črede,
komaj v daljavi opažene,
odtekajo brez ostanka
v pozabo.
Čolni že dolgo
plovejo s tokom
in ladje,
ki so nekoč pristajale,
se obračajo v drugo smer,
proč od obale,
ven na odprto morje,
pod sive zvezde,
v zadnjo daljavo.
Sence lebdijo po krovu,
nema posadka,
potniki brez prtljage,
brez lastnine,
brez dote,
v posesti edinega smisla,
da v temnih vodàh oceana
nahranijo ribe.


FLUIRE

I giorni scorrono
come una pellicola
a velocità fenomenale,
tanto che con le parole
stenti a seguire
le loro rapide sequenze
mattina, mezzogiorno, sera,
mattina, mezzogiorno, sera.
Tutte le metafore
sono collegate
ai verbi di moto,
oltre il finestrino
del treno espresso
guardi
il paesaggio in fuga,
dove le mandrie,
scorte appena da lontano,
scorrono senza riserva
nel dimenticatoio.
Le barche ormai da tempo
vanno alla deriva
e le navi
che una volta giungevano in porto
virano in un'altra direzione,
lontano dalla riva,
fuori in alto mare,
sotto le stelle grigie,
nelle estreme lontananze.
Ombre sospese sul ponte,
equipaggio muto,
passeggeri senza bagagli,
senza proprietà,
senza mezzi,
consci
dell'unico senso della loro esistenza
che nelle scure acque dell'oceano
nutriranno i pesci.


ZANZIBAR

Zanzibar, Zanzibar,
kje so tvoje palme,
tvoje zvezde,
tvoje modre lagune,
tvoje lepo in strašno ime?
Ko je ladja sredi noči,
zarezala v tvoj pristan,
je godba na krovu
v taktu koračnice
igrala Povabilo na ples,
medtem ko je
daleč nad morjem
kot neraztolmačeno znamenje
na nebu gorel
Južni križ.
Kako so bile
kljub poznemu času
na stokrat dotaknjenih bokih
tvojih pomolov
deviško prižgane
vse tvoje luči.
Kako so na temnem ozadju
udarjali bobni
zamolklo naslado
edinega letnega časa,
poletja.
Vonj rož iz vrtov
je močneje napolnil noč
in tvoja usta
so vnovič odkrila pomene
pozabljenih
babilonskih jezikov.
Tako si pričakal to ladjo,
kot da še nikdar nobena
ne bi preplula
svetih vodá oceanov
s tajnim poveljem poslana
v edino luko sveta.
Zanzibar,
tvoje strašno ime
zdaj kot zlati pečat
žaluje v ladijskem dnevniku
in se oglaša
iz meglè in noči
z zateglo sireno ladje,
ki plove v neznano.


ZANZIBAR

Zanzibar, Zanzibar,
dove sono le tue palme,
le tue stelle,
le tue azzurre lagune,
il tuo nome bello e terribile?
Quando la nave a notte fonda
solcava le onde verso il tuo porto,
l'orchestra a bordo
al ritmo di una marcia
suonava l'Invito alla danza
mentre
lontano sopra il mare
come un segno enigmatico
ardeva nel firmamento
la Croce del Sud.
Com'erano
nonostante l'ora inoltrata
sui mille volte toccati fianchi
dei tuoi moli
castamente accese
le tue luci.
Come nel buio sfondo
rullavano i tamburi
l'oscura voluttà
di un'unica stagione,
l'estate.
Il profumo dei fiori dai giardini
colmava la notte più intensamente
e la tua bocca
riscoprì i significati
delle lingue babilonesi
scordate.
Così hai accolto questa nave accogliesti?
come se nessun'altra mai
avesse attraversato
le acque sante degli oceani,
per approdare, inviata con un arcano
ordine, nell'nico porto del mondo.
Zanzibar,
il tuo nome terribile
ora come un sigillo d'oro
non è che rimpianto nel giornale
di bordo e si fa sentire dalla nebbia
e dalla notte con il fischio prolungato
della sirena su un battello
che naviga verso l'ignoto.


LE TAKO

Tako malo vem.
Kar so me naučili
in kar sem izkusil,
zadošča za nekaj resnic.
Ponavljam jih med ljudmi,
ki na videz enako mislijo,
in jih postavljam
med sebe in druge kot plot,
za katerim se varno premikajo
moje posebne misli.
Ne bojim se javne besede,
a povedati o stvareh
prav tisto, kar so,
terja moč.
Biti moraš odprt
kakor rana,
ker pravo ime stvari
je skrito
pod prvo, drugo in tretjo
plastjo besed
ali še globlje.
Ni môči nenehno
kopati po sebi
brez trajnih posledic
in tudi brez haska je glave,
ki tečejo v prazno,
ali oddaljene tujce
voditi v rudnik,
katerega ruda je zanje
mačje srebro.
Le zato,
da ne pozabim, kdo sem,
in pa za tiste,
ki brez te hrane
ne morejo,
segam samoumevno
kot pelikan
v svojo temno srce.
Tako razumem ta svet.
In le tako
znam živeti.
Vse drugo je spanec
in nič.


SOLO COSÌ

So ben poco.
Ciò che mi hanno insegnato
e le mie esperienze personali
bastano appena per un pugno di verità.
Le ripeto tra la gente
che in apparenza la pensa come me,
e le colloco
tra me e gli altri come uno steccato,
dietro cui i miei pensieri particolari
si muovono al sicuro.
Non temo di parlare in pubblico,
ma definire le cose
in quanto tali, esattamente,
esige forza.
Devi essere aperto
come una ferita,
perché il vero nome delle cose
è nascosto
sotto il primo, il secondo e
il terzo strato delle parole
o ancora più in fondo.
Non è possibile scavare
di continuo nel proprio intimo
senza conseguenze durature
e inoltre è perfino inutile
guidare teste che corrono a vuoto
e forestieri, giunti da lontano,
attraverso una miniera,
ricca di metalli che
nemmeno apprezzano.
Soltanto
per non dimenticare chi sono,
e per coloro
che senza questo alimento
non riescono a vivere,
penetro spontaneamente
come il simbolico pellicano
nel mio cuore tenebroso.
Così intendo questo mondo.
E non so vivere
diversamente.
Tutto il resto è sonno
e nulla.


ORFEJ

Vanitas vanitatum
et omnia vanitas
.
Vsak prêvod
tega izreka
mi s svojo barbarsko
razvidnostjo
zbuja odpor
in krepi
domotožje
po lepšem slepilu
antičnih oblik.
Enako žalujem
za latinskimi mašami,
z njimi so
iz obrednih prostorov
odšle
bogatejše skrivnosti,
a se v zameno za njih
duh ni očvrstil
ne zmanjšala
lénost srca.
Dobronamerni
se zmotno
in prevaranti
zavestno
dobrikajo
črednim možganom,
ki se jim žvižga vse,
kar ni klaja in staja.
Kdo še uči napor
in delo v kovnici duše,
ki povzdiguje
nadarjene smrtnike
v plemstvo?
Vendar
ne pišem teh stavkov,
da bi grajal nadute,
ki jim obup prizanaša,
ker so premalo čuteči.
Tebe, pevcev Gospod,
mojster naslad in askez,
ki ne sprejmeš darú,
če nisi dar tudi sam,
tebe hvali moj spev,
ko čez vanitas starcev
skoz deželo prehoda
z neskaljenim pogledom
tvojemu petju sledi.


ORFEO

Vanitas vanitatum
et omnia vanitas
.
Ogni traduzione
di questa massima
con la sua barbarica
chiarezza
desta in me repulsione
e rinforza
la nostalgia
di illusioni più avvincenti
delle forme antiche.
Ugualmente rimpiango
le messe latine
che dagli spazi rituali
si sono portate via
misteri più sontuosi,
ma in cambio
lo spirito non si è
irrobustito
né è diminuita
la pigrizia del cuore.
I ben intenzionati
per errore
e i truffatori
consapevolmente
lusingano
la mentalità di gregge
che s'infischia di tutto quello
che non è foraggio e stalla.
Chi ancora insegna la fatica
e il lavoro nella zecca dell'anima
che eleva
i mortali di talento
in nobiltà?
Comunque
non scrivo queste righe
per biasimare i prepotenti
che la disperazione li risparmia
essendo troppo poco sensibili.
Te, Signore dei cantori,
maestro di delizie e d'ascesi,
che non accetti l'offerta
se non sei offerta Tu stesso,
Te glorifica il mio canto,
mentre di là dalla vanitas dei vecchi
attraverso un paese in transito
con sguardo non ottenebrato
segue il tuo canto.


ODSTOTEK BLAZNOSTI

V tej knjigi je dosti besed,
za katere se zdi,
da bi prej kakor v pesem
spadale
v učbenik prava in kemije.
A tukaj se niso znašlè
po pomoti
ali iz malomarnosti,
marveč zato,
da bi risale vzorec
ubožnega časa
in skoz zavestno
nečustveni stil
tudi na robu molka
ohranjale
verodostojni govor.
Mogoče da kdaj
v samotnih nočeh
zavidajo onim,
ki v službi poletja
hodijo z lažjim korakom,
medtem ko so same težke
kot hrastova vrata
in puste kot dolgi,
po kislem zelju dišeči
internatski hodniki.
Čeprav jim je delavnik
bolj domač kakor praznik,
jih vendarle včasih presune
okus po sladki nedelji
in v nepripravljeni uri
jim stopijo solze v oči.
Za hip ali dva,
da se nato spet poženejo
v marše,
v enakomerni korak karavan,
v razbeljene dneve
in ledeniške noči,
ki so veljavna resnica
sveta.
Ne zmogle bi
njenega tempa
in bi ostale poražene
v tekmi s kompjuterji,
če jim ne bi
k preživetju pomagal
odstotek blaznosti.


UN PER CENTO DI FOLLIA

In questo libro ci sono molte parole
che, a quanto pare,
piuttosto che in una poesia
starebbero meglio in un manuale
di chimica o di giurisprudenza.
Ma qui non si sono ritrovate
per sbaglio
o per noncuranza
ma per
tracciare un esempio
del tempo misero
e per conservare
attraverso uno stile
volutamente non sentimentale
anche al limite del silenzio
un linguaggio autentico.
Forse qualche volta
nelle notti solitarie
invidiano quelle
che al servizio dell'estate
camminano con passo più leggero,
essendo loro al contrario
pesanti come porte di quercia
e squallide come i lunghi
corridoi dei collegi
dall'odore ingrato
e acido dei crauti.
Anche se preferiscono
i giorni di lavoro alle feste,
ogni tanto le turba il sapore
struggente della dolce domenica
e a un'ora inopportuna
le lacrime salgono ai loro occhi.
Per un istante o due
per poi riprendere
la marcia
al passo uniforme delle carovane,
nei giorni arroventati
e nelle gelide notti
che sono la vigente
realtà del mondo.
Non riuscirebbero a mantenere
il loro ritmo
e resterebbero sconfitte
nella sfida coi computer
se per sovravvivere non le
aiutasse l'un per cento di follia.


OKNA

Za šipami
in zavesami
nekje daleč proč
gori luč.
Zunaj
kakor da tlak
še ni pozabil
takta korakov
na poti
od avtobusne postaje
do hišnega praga.
Zdaj se neslišno
premikajo znotraj.
V sobi
nevidna roka odpre
nezagrnjeno okno.
Za drugimi
tiho lebdi
v spomin naloženo življenje.
Tudi v njem so namišljena okna
in mnogih
že dolgo nihče ne odpira.
Vstopne kode so izgubljene
ali pozabljene.
Le na obrobju sanj
se včasih izpiše
geslo poletje
in se že tudi osuje
med druge večnosti
kot listje z brez
v tujem vesolju.


FINESTRE

Dietro i vetri
e le tendine da qualche
parte in lontananza
arde la luce.
Fuori
sembra che l'asfalto
non abbia ancora dimenticato
il ritmo dei passi
diretti
dalla stazione degli autobus
alla soglia di casa.
Adesso si muovono
impercettibilmente dentro.
Nella stanza
una mano invisibile apre
una finestra scoperta.
Dietro alle altre aleggia
sommessa la vita
riposta nella memoria.
In essa vi sono anche
finestre immaginarie
tra cui tante che da
anni ormai nessuno apre.
I codici d'accesso sono
persi o dimenticati.
Solo ai margini dei sogni
talora s'iscrive la parola
la password estate
e già cade
tra le altre eternità
come le foglie dalle betulle
in un universo estraneo.


CARPE DIEM

Ne žalujte,
prijatelji,
za lepimi časi,
ne sprašujte
po lanskem snegu,
skoz okno poglejte,
še zmeraj brez konca pada
kot v Murnovi pesmi,
še je april
pod dèžjem in vetrnicami
neskončno prostran,
še se v visokem poletju
pod severnim nebom
družita voda in cvetje
in v dolgi jeseni
radodarno trepeče
listje na javorju.
Prijatelji,
ne žalujte
za včerajšnjo rabo.
Le veter
današnjega dne,
šum hitrih potokov,
sonce
v zenici neba,
med in sol
na jeziku
sproti merijo čas
in so tiha last
samotarjev
in čred.


CARPE DIEM

Non rimpiangete,
amici,
i bei tempi passati,
non ponetevi domande
sur les neiges d'antan,
guardate fuori dalla finestra,
la neve continua a fioccare senza posa
come in una lirica di Murn*,
è ancora aprile
sotto la pioggia e gli anemoni
immensamente vasto,
ancora al culmine dell'estate
sotto il cielo del nord
si frequentano l'acqua e i fiori
e nel lungo autunno
tremolano assiduamente
le foglie sull'acero.
Amici,
non rimpiangete
niente di superato.
Soltanto il vento
del giorno in corso,
il mormoìo dei torrenti impetuosi,
il sole
nella pupilla del cielo,
il miele e il sale
sulla lingua
misurano man mano il tempo
e sono il tacito patrimonio
di uomini solitari
e delle greggi.

* Josip Murn (1879-1901), poeta sloveno,
stroncato giovanissimo dalla tisi.


USODA

Na poti od tu do večnosti
te zmeraj nekje
zanesljivo čaka
naslednja postaja.
A mogoče prav te
in za njo cele vrste naslednjih
sploh ne opaziš,
dokler na eni,
na videz enako brezbarvni,
ne vstopi usoda,
nevidna nevesta trenutka,
ki si izbere
bog ve zakaj
prav to postajo,
ta vlak,
da ti prinese
ali od tebe izterja
dar ali davek.
Kdaj pepel,
da se z njim
za pretekle krivde
posuješ,
kdaj peno,
da se zaveš,
kako slava kopni,
kdaj po zadušnem molku
zračen navdih
in kdaj
nežnost.
Samovoljna je,
radodarna in skopa,
in ne zameriš ji,
če te stokrat prezre,
da te le enkrat preplavi
z okusom nebes.


LA SORTE

Lungo il cammino da qui all'eternità
da qualche parte ti aspetta
immancabilmente
un'altra stazione.
Ma forse tu neanche la vedi
e dietro nemmeno un'intera fila di altre,
finché ad una ennesima,
in apparenza ugualmente incolore,
non entra la sorte,
l'invisibile sposa dell'istante,
che si sceglie
chissà perché
proprio questa stazione,
questo treno
per portarti
o pretendere da te
un dono o la riscossione
di una tassa.
Talvolta ti reca la cenere
con cui tu possa
cospargerti per le colpe
commesse nel passato,
talora la schiuma
perché tu ti renda conto
che la gloria è effimera,
a volte, dopo un silenzio soffocante,
un'ariosa ispirazione
e talvolta
la tenerezza.
È arbitraria,
generosa e avara,
e non gliene vuoi
se mille volte ti ignora,
ti basta che una volta sola ti inonda
con il gusto del paradiso.


NAD NJIM NEBO

Tako gre skoz to življenje:
Počasi.
Od ene do druge postaje.
Bos čez osatne pašnike
in s podeželskimi vlaki
v brezimna mesta.
Gozdov se spominja
in dolgih rek
in kakšne tuje noči
na obali iz jantarja.
V katedrali
prižge belo svečo
pred stranskim oltarjem.
V vinogradu
si utrga grozd
in za hišo
potrese oreh.
Tako gre in gre
in se kdaj ustavi na bregu.
Pred njim
nepregledno morje.
Nad njim
nebo za lastovke.


SU DI LUI IL CIELO

Così trascorre questa vita:
Lentamente.
Da una stazione all'altra.
Scalzo oltre pascoli disseminati di cardi
e con dei treni di provincia
verso anonime città.
Ricorda i boschi
e i lunghi fiumi
e qualche straniante notte
su spiagge ambrate.
Nella cattedrale
accende un bianco cero
davanti a un altare laterale.
Nella vigna
si spicca un grappolo d'va
e dietro la casa
scuote il noce.
Così va e va
e qualche volta si ferma sulla riva.
Davanti a lui
il mare sconfinato.
Sopra di lui
il cielo per le rondini.





L'eterno e amato mestiere di apprendista
di Kajetan Kovič


Bene, incomincerei con le mie

          REGOLE DEL GIOCO
                    (Poetica)

      Bisogna trovare parole cariche di elettricità.
      Bisogna metterle in fila
      e trasformarle in batterie.
      Bisogna convogliare i fiumi
      e costruire turbine.
      Bisogna erigere linee di alta tensione.
      Bisogna commissionare la pioggia.
      Tutto dev'essere pronto.
      All'arrivo della grande acqua
      una poesia vera funziona come una centrale elettrica.

In maggior parte per chi scrive contano le equazioni patria-lingua o lingua-patria, ma come due formule di base, visto che in loro c'incontriamo con concetti analoghi anche nei riguardi del talento che ci è dato, ma che possiamo anche sprecare. La lingua è a nostra disposizione, ma a priori non la conosciamo, bensì dobbiamo impararla. Dalla verde età alla tarda vecchiaia. I cinesi e i giapponesi non scrivono le parole servendosi solo di 24 lettere, ma ogni parola ha il suo ideogramma. Chi conosce a fondo 60.000 ideogrammi, è già una persona molto istruita e meritevole. Nonostante l'alfabeto con noi non c'è molta differenza. Non ci è di grande aiuto sapere scrivere praticamente ogni parola. Dobbiamo adottarla, deve diventare parte essenziale di noi e prima di padroneggiarne 60.000, ce ne vuole del tempo.

L'accumulo di questo invisibile vocabolario interiore è importantissimo, in modo particolare per un artista della parola. La lingua per lui non è affatto una cosa naturale o un privilegio, ma un attrezzo o strumento di lavoro. Quanti più modi di usarlo si conoscono, tante più capacità ci offre.

La lingua è la via verso la perfezione che di fatto non è possibile raggiungere mai.

Come ho scritto nel mio Ciclo siberiano: "Non è stato posto mai nessun punto conclusivo nei laboratori sotterranei della lingua."

In breve: non diventare un sapiente presuntuoso, restare piuttosto un apprendista fino alla fine.


Traduzione dallo sloveno di Jolka Milič




Kajetan Kovič KAJETAN KOVIČ

Il poeta, romanziere, scrittore per l'infanzia e traduttore sloveno Kajetan Kovič è nato nel 1931 a Maribor in Slovenia. Si è laureato in letteratura comparata e teoria letteraria all'università di Ljubljana nel 1956. Fino al pensionamento è stato editore capo della casa editrice nazionale DZS. Per ragioni di studio ha soggiornato a Parigi e a Praga. Ha partecipato a numerosi incontri letterari nelle più svariate città europee (Rotterdam 1996, Vienna 1999, Coimbra 2001, Schiltigheim-Strasbourg 2001, Bologna 2003, Pistoia 2004, Utrecht 2004, Tübingen - München 2006, Ohrid, 2007, Budapest 2007). Membro dell'Associazione degli scrittori sloveni e del Pen club. Membro anche dell'Accademia slovena delle Scienze e delle Arti. Autore di quatto romanzi, di un libro di racconti, di una decina di libri per l'infanzia, di un libro di saggi sulla poesia slovena e di diciassette raccolte di poesia, tra le quali segnaliamo: Prezgodnji dan (Giorno prematuro), 1956; Korenine vetra (Radici del vento), 1961; Ogenjvoda (Fuocoacqua), 1965; Vetrnice (Anemoni), 1970; Pesmi (Poesie), 1973, Labrador, 1976, Pesmi (Poesie), 1981, Dežele (Regioni), 1988, Poletje (Estate), 1990, Letni casi (Le stagioni), 1992, Sibirski ciklus (Ciclo siberiano), 1992, Lovec (Il cacciatore), 1993, Glas (La voce), 1998, Vrt (Il giardino), 2001, Kalejdoskop (Caleidoscopio), 2001 e Pesmi (Poesie), nella collana libri in miniatura, 2003.
Gli sono stati assegnati diversi premi letterari di grande prestigio.
Tradotto in numerosissime lingue, anche in italiano: Campanotto (Udine) ha pubblicato, nel 1999, la raccolta (con testi a fronte) Le ore di sambuco - Bezgove ure, tradotta e curata da Jolka Milic, e l'editrice Hefti di Milano, nel 2000, il romanzo breve Il professore di immaginazione (Profesor domišljije), tradotto da Tomo Jurca e Paolo Belotto.


(Foto di Tihomir Pinter)

jolka.milic@siol.net