FILI D'AQUILONE
rivista d'immagini, idee e Poesia
Numero 3
luglio/settembre 2006

Signore Bestie

GLI ANIMALI NELLA POESIA DI HUMBERTO AK'ABAL

di Emanuela Jossa


Nel Popol Vuh, antico testo maya che racchiude la cosmogonia, i miti e la storia del popolo k'iché, si racconta che gli dei creano gli animali perché non regni più il silenzio sulla terra, e perché siano rivolte loro preghiere di ringraziamento. Quando si rendono conto che gli animali emettono suoni ma sono incapaci di pregare, di adorarli, gli dei li puniscono duramente, condannandoli ad essere alimento per quegli esseri, gli uomini, che finalmente saranno capaci di venerare i loro creatori. Ciò che differenzia gli animali dagli uomini di mais sembra dunque essere la capacità di esprimersi attraverso la parola, che qui rappresenta l'idea della coscienza, della razionalità e, non ultima, della religiosità.
Tuttavia, in un successivo episodio del Popol Vuh sono proprio gli animali ad aiutare gli dei, indicando loro il luogo in cui possono trovare le pannocchie per plasmare l'uomo di mais; e nel Memorial de Sololá, altro testo mitico-storico degli antichi maya, il coyote ed il corvo accompagnano gli dei, mentre uno sparviero porta loro il sangue del tapiro e del serpente perché lo impastino con il mais: ciò significa che non solo gli animali partecipano alla creazione aiutando gli dei, ma offrono il proprio sangue, l'energia vitale agli esseri umani. E in tutti i miti narrati nel Popol Vuh gli animali collaborano con gli dei, gli eroi e gli uomini.

Questi episodi non solo riscattano gli animali dalla presunta inferiorità cui sembravano essere stati condannati durante la genesi, ma stabiliscono un rapporto d'interdipendenza tra mondo naturale e divino, da un lato, e tra mondo naturale e umano dall'altro.
Una delle componenti costitutive dell'antica cosmovisione maya e dell'etica che ne deriva è dunque il principio di reciprocità tra l'uomo e tutti gli altri esseri, siano essi gli dei, la terra, l'acqua, le piante, gli animali, i vulcani... Il cosmo si presenta come un tutto armonico e ordinato, e questa unità sostanziale genera un vincolo intimo e profondo tra tutte le parti, che sono quindi in perenne comunicazione.
Nel Popol Vuh, gli uomini di legno (seconda generazione di esseri creati, ancora imperfetti) verranno puniti da una rivolta di animali e oggetti che li accusano di essere trattati come cose senza sentimenti: l'errore compiuto è quello di non saper riconoscere la spiritualità del mondo circostante, ritenere la sensibilità una prerogativa esclusivamente umana. L'uomo maya, invece, è depositario di un'etica che annulla qualsiasi tentazione di dominare in modo dispotico e violento ciò che lo circonda, consapevole che niente e nessuno può collocarsi fuori dalla natura.

L'incapacità di pregare attribuita agli animali può essere allora letta in modo inverso, e cioè come incapacità degli imperfetti dei del Popol Vuh di ascoltare un linguaggio che non sia necessariamente quello delle parole. Nella visione maya, il linguaggio (e poi la poesia) è solo una delle forme possibili del dialogo tra tutte le parti del cosmo. Questa idea è presente nella grammatica stessa della lingua k'iché, la lingua del Popol Vuh ma anche una delle venti lingue parlate dalle popolazioni maya che attualmente vivono tra il Guatemala e il sud del Messico. Ed è la lingua del poeta maya k'iché Humberto Ak'Abal. Scrivere in quiché significa innanzitutto condividere e comunicare una visione del mondo costruita con quel linguaggio: se la natura si esprime attraverso i suoni, questi sono accolti nei versi sotto forma di onomatopee, che vengono a significare rivendicazione di identità e affermazione della possibilità di comunicare profondamente l'essere della natura.

Nella visione poetica di Humberto Ak'abal, e della cultura maya, tutte le creature sono animate dalla necessità di esprimersi, di essere comprese e consolate in una vita che è parte di un processo continuo di trasformazione che manifesta la sua armonia ma che include anche la morte. La reciprocità si mostra proprio in questo forte sentimento di condivisione tanto dell'allegria quanto del dolore. Il turbamento suscitato dalla morte è espresso con una forte carica di emotività manifestata dagli animali, dagli oggetti di uso quotidiano, dalle montagne. Molte poesie sono infatti costruite intorno a sentimenti di smarrimento, paura, dolore, tristezza, (Lamento, Cuando el tecolote canta) ma queste emozioni appaiono condivise da tutti gli elementi dalla natura, e proprio questa profonda e immediata condivisione permette di superare quelle emozioni, di ritrovare la bellezza e sentire dentro di sé la poesia del mondo.
Così, il fuoco consola il legno che brucia (El fuego), la luna rassicura il bambino (Regaño). Sentirsi parte di un universo permette di superare l'angoscia della frammentazione. La creatività poetica, allora, diventa capacità dialogica, propensione all'incontro e alla percezione di atti comunicativi che non passano necessariamente per la parola. La forza dell'onomatopea risiede precisamente nella sua origine sonora, e quindi nell'unità tra suono e identità: "dire il nome degli uccelli è cantare con loro", dice Ak'Abal.

Gli animali in k'iché non sono designati dalla parola, ma sono cantati con il suono che è il loro nome: tu'kur, il gufo, xi'r, il grillo, sotz, il pipistrello... Il poeta riproduce gli accordi della natura (Canto de pájaros, Xi'r -x'ir, lol - lol) o crea paesaggi suggestivi che riflettono poeticamente il principio di reciprocità, ma non come idea precostituita, bensì come esito di un'esperienza vissuta profondamente a contatto con la natura. Dalla intensa contemplazione della natura si passa al sentimento della natura, trasmesso attraverso la poesia che, con un uso sapiente della parola e del suono, ristabilisce la contemplazione restituendola poeticamente al lettore.
Gli animali, così come altri elementi della natura, non sono mai oggetto di un'osservazione esteriore, ma parte di uno spazio condiviso, figure di un paesaggio fortemente comunicativo e dinamico. Il movimento è dato proprio dai processi di scambio instaurati tra il modo animale e quello delle piante, degli uomini, della terra; un processo che unifica e trasforma (non solo metaforicamente) la realtà (Los atardeceres, La joroba). Non è più solo l'uomo a imporre il suo essere fisico sul mondo, attraverso processi di antropomorfizzazione, ma accade anche il contrario, sono le montagne, i laghi, gli animali, gli alberi a comporre l'immagine dell'io e della comunità indigena. Se la casa assume aspetti della morfologia umana, l'uomo d'altra parte trova la sua identità profonda nella corrispondenza con il mondo animale, vegetale e tellurico. La sensazione che suscita l'uso della metafora nella poesia di Ak'bal è proprio quella di un percorso di andata e ritorno, base di una reciprocità e di una comunicazione in perenne movimento.

Reciprocità e dinamismo sono dunque alla base dei continui processi di trasformazione degli esseri che formano la natura. E proprio da questa intimità profonda nasce il NAWAL, spirito protettore e compagno dei maya. Quasi sempre si tratta di un animale che nasce con il bambino e conduce con lui una vita parallela; e viceversa, ogni animale ha un essere umano che gli corrisponde e che quindi soffre e gioisce con lui. Attraverso il nawal la relazione con la natura diventa ancora più concreta e tangibile: se la natura, nella sua interezza, per i maya è il tutto e quindi l'identità, l'essere, gli animali sono i compagni e quindi la vita, l'esistere.





BREVE ANTOLOGIA POETICA DI HUMBERTO AK'ABAL


ROBO

Nos han robado
Tierras, árboles, agua.

De lo que no han podio
Adueñarse es del Nawal.

Ni podrán.

(da Tejedor de palabras)

 


LAMENTO

Alla lejos
El lamento de un venado.

La tarde se desmorona;
El dia deja de ser.

Su hembra ha muerto.

(da Tejedor de palabras)

 


REGAÑO

La luna era una casa grande
Sentada sobre el espinazo del cerro.

Cuando mi papá me regañaba,
yo me iba para la luna
y allí dormia.

(da Tejedor de palabras)

 


EL FUEGO

El fuego
Acuclillado
apaga la tristeza del leño,
cantándole
su ardiente canción.

Y el leño
Le escucha
Consumiéndose
Hasta olvidar
Que fue árbol.

(da Tejedor de palabras)

 


TALTUZA

Acarrean mazorcas
Para llenar sus trojes
Debajo de la tierra;

Las taltuzas
Tapixcan con uno
Como si ellas
Hubieran ayudado a sembrar.

(da Retoño salvaje)

 


CUANDO EL TECOLOTE CANTA

Nacio antes que el pueblo,
asi tenia que ser.

Cada vez que canta
¡es seguro!

Los chuchos aullan,
La luna se paga.
¡Hasta el aire siente miedo!

Cuando él muere
Nadie le canta.

(da Tejedor de palabras)

 


LOS ATARDECERES

Los cenzontles se prenden
De la ramas de los arboles
Y los atardeceres
Se desprenden de los cenzontles.

(da Kamoyoyik)

 


EL COLIBRI Y LA RAMA

El colibri y la rama
Enredados
En los cabellos del sol
Después del aguacero.

(da Desnuda como la primera vez)

 


SIEMBRAS

Se siembran las gallinas,
Se siembran los gatos,
se siembran los perros...

Los animales,
Como las plantas,

También echan raices.

(da Con los ojos después del mar)

 


XI'R-XI'R, LOL-LOL

Xi'r, xi'r, xi'r, xi'r...
La canción del invierno
Debajo de las hojas.

Xi'r, xi'r, xi'r, xi'r...
Los grillos anuncian
La llegada de las lluvias

Lol, lol, lol, lol...
La canción del verano
Sobre las hojarascas.

Lol, lol, lol, lol...
Las lluvias se alejan
Con el adiós de las cigarras.

(da Kamoyoyik)

 


ALAS SECAS

En aquel entonces
Sus alas eran verdes
Con el tiempo se secaron.

Los grillos
Son animalitos viejos.

(da Kamoyoyik)

 


LA VOZ DE LA LLUVIA

Los coyotes conocen
La voz de la lluvia.

Si en un dia soleado
Un coyote aulla,

Al rato llueve.

(da Con los ojos después del mar)

 


EL PERRO OSCURIDAD

Ni la luna
Con su ojo grande
Podía mirarlo.

A veces el ladrido
No cabía en la noche
Y el viento se volvía perro.

(da Kamoyoyik)

 


FURTO

Ci hanno rubato
terre, alberi, acqua.

Ciò di cui non hanno potuto
impossessarsi è il Nawal.

Non ci riusciranno mai.

 

 


LAMENTO

Laggiù
il lamento di un cervo.

Si sgretola la sera;
il giorno cessa di esistere.

La sua femmina è morta.

 

 


RIMPROVERO

La luna era una grande casa
seduta sulla schiena della collina.

Quando mio padre mi rimproverava,
io andavo dalla luna
e lì dormivo.

 

 


IL FUOCO

Il fuoco
accoccolato,
spegne la tristezza del legno,
cantandogli
La sua ardente canzone.

E il legno
lo ascolta
mentre si consuma
fino a dimenticare
che è stato albero.

 

 


TALPA

Trasportano pannocchie
per riempire i loro granai
sotto terra;

le talpe
partecipano alla raccolta
come se pure loro
avessero aiutato a seminare.

 

 


QUANDO IL GUFO CANTA

Nacque prima del villaggio,
così doveva essere.

Ogni volta che canta
è sicuro!

I cani ululano,
la luna si spegne.
Persino il vento ha paura!

Quando muore
nessuno canta per lui.

 

 


LE SERE

I cenzontles si attaccano
ai rami degli alberi
e le sere
si staccano dai cenzontles.

 

 


IL COLIBRÌ E IL RAMO

Il colibrì e il ramo
impigliati
nei capelli del sole
dopo l'acquazzone.

 

 


SEMINE

Si seminano le galline.
si seminano i gatti,
si seminano i cani

Anche gli animali,
come le piante,

mettono radici.

 

 


XI'R-XI'R, LOL-LOL

Xi'r, xi'r, xi'r, xi'r...
La canzone dell'inverno
sotto le foglie.

Xi'r, xi'r, xi'r, xi'r...
I grilli annunciano
l'arrivo delle piogge.

Lol, lol, lol, lol...
La canzone dell'estate
sulle foglie cadute.

Lol, lol, lol, lol...
Le piogge si allontanano
con l'addio delle cicale.

 

 


ALI SECCHE

Tempo fa
le loro ali erano verdi
con il tempo si seccarono.

I grilli
sono animaletti vecchi.

 

 


LA VOCE DELLA PIOGGIA

I coyote conoscono
la voce della pioggia.

Se in un giorno di sole
un coyote ulula,

dopo poco piove.

 

 


IL CANE OSCURITÁ

Neanche la luna
con il suo grande occhio
riusciva a guardarlo.

A volte il latrato
non trovava posto nella notte
e il vento diventava cane.

(da Kamoyoyik)

 


TESTI INEDITI


¿Y EL RÍO?

El río se fue
una pestilencia yace
estancada en su cause.

El río huyó
desde que lo dejaron sin árboles,
desde que enfermaran sus aguas...

Cómo hiede el camino
por donde antes caminaba agua clara.

 


LA JAROBA

Sus ramas se agacharon tanto
que tocaron la tierra
y echaron raíces.

Hoy el árbol jorobado,
es un extraño animal
amarrado a la tierra.

 


ENTRE SOMBRAS

Un río encendido
descendía por la pradera
iluminado por la luna llena,

era tan manso ese río
que parecía que iba de regreso.

 


QUIEBRAPALITOS

Es un esqueleto
de seis patas de color de tierra.

Cuando el quiebrapalitos
entra en alguna casa,
todo agarra color de tristeza:
ese bicho anuncia pobreza.

 


EL PASO DE LOS AZACUANES

Y vuelven a pasar por el cielo.
Los azacuanes siguen los caminos
que sus antepasados
trazaron en el aire,
saben que esa ruta
- aunque invisible -,
no se borrará nunca.

 


TZ'UkULIK

Con las primeras luces del alba
la voz del pajarito negro
llama al trabajo:
tz'ukulik
tz'ukulik
tz'ukulik...

El sembrador
sale a trabajar la tierra.

El tz'ukulik
salta de surco en surco
buscando gusanitos.

Tz'ukulikTz'ukulik
tz'ukulik
tz'ukulik...
Es un canto al trabajo
la voz del pajarito negro.


E IL FIUME?

Il fiume se n'è andato
un tanfo ristagna
immobile nel suo greto.

Il fiume è scappato
quando lo lasciarono senza alberi
quando avvelenarono le sue acque...

Come puzza il sentiero
dove prima scorreva acqua chiara.

 


LA GOBBA

I suoi rami si piegarono tanto
che toccarono la terra
e misero radici.

Oggi l'albero gobbo
è uno strano animale
aggrappato alla terra.

 


TRA LE OMBRE

Un fiume acceso
scendeva lungo il prato
illuminato dalla luna piena,

era così mite il fiume
che sembrava ritornare.

 


QUIEBRAPALITOS

È uno scheletro
Con sei zampe color terra.

Quando il quiebrapalitos
entra in una casa,
tutto assume un colore di tristezza:
questo insetto annuncia povertà.

 


IL PASSAGGIO DEGLI AZACUANES

E tornano ad attraversare il cielo.
Gli azacuanes seguono i sentieri
che i loro antenati
hanno tracciato nell'aria
sanno che questa strada
- anche se invisibile -
non si cancellerà mai.

 


TZ'UkULIK

Con le prime luci dell'alba
la voce dell'uccellino nero
chiama al lavoro:
tz'ukulik
tz'ukulik
tz'ukulik...

Il seminatore
va a lavorare la terra

Lo tz'ukulik
salta di solco in solco
cercando vermetti.

Tz'ukulik
tz'ukulik
tz'ukulik...
È un canto al lavoro
la voce dell'uccellino nero.


Traduzione di Emanuela Jossa.
Per le poesie tratte da Tejedor de palabras la traduzione è quella pubblicata da Le Lettere. Le altre poesie vengono qui tradotte in italiano per la prima volta.



Humberto Ak'Abal HUMBERTO AK'ABAL

Humberto Ak'abal è nato a Momostenango, in Guatemala, nel 1952. Come lui stesso afferma, sempre con pudore e sobrietà, non è mai stato veramente bambino, e questo gli ha lasciato una sensazione di fame e tristezza: gli anni dell'infanzia sono stati infatti caratterizzati da povertà e violenza. Da bambino aiutava il padre a trasportare la legna, e dopo aver lasciato prematuramente la scuola, ha svolto diversi lavori, in particolare il trasporto e la vendita dei tessuti confezionati al telaio dalla sua famiglia. Di quegli anni resta il ricordo del nonno che gli insegnava i segreti della natura, dell'amore della madre, ma anche delle terribili conseguenze della guerra. Il suo incontro con la poesia è un incontro con i libri spiati dalle vetrine di una libreria o in una cassa tenuta nascosta, e poi conquistati con avide letture. Parte della sua formazione sono i racconti narrati dalla madre, il suono della marimba (nella famiglia paterna molti erano musicisti) e l'incontro con il poeta Luis Arango. Ha scritto poesie e un libro di racconti, conquistando una notevole celebrità non solo in America Latina, ma anche in Europa e altri Paesi, è stato tradotto in diverse lingue. Ha ricevuto importanti premi quali il "Diploma Emeritissimus" nel 1995 dall'Università di San Carlos (Guatemala); il Premio Internazionale di Poesía Blaise Cendrars, nel 1997 (Svizzera); il Premio Continental Canto de America 1998, per scrittori di lingua indigena (Messico) e il Premio Internazionale di Poesia "Pier Paolo Pasolini" nel 2004 (Italia).

Ajyuq' El animalero (1990), Guardián de la caída del agua (1993), Hojas del árbol pajarero (1995), Lluvia de luna en la cipresalada (1996), Retoño salvaje (1997), Desnuda como la primera vez (1999), Gaviota y sueno (2000), Arder sobre la hoja (2000), Con los ojos después del mar (2000), Ovillo de seda (2001), Ajkem Tzij Tejedor de palabras (2001), Aqajtzij Palabramiel (2001), Corazón de toro (2002), Kamoyoyik (2002), El llanto del jaguar (2005).

Traduzioni italiane:

Tessitore di parole (Le Lettere, Firenze 1998, a cura di Emanuela Jossa), Selezione da Ovillo de seda e Gaviota y sueño in Emanuela Jossa, Humberto Ak'Abal, un poeta maya in viaggio, in "Collettivo R", 85-89, gennaio 2001-agosto 2002.

 

ejossa@unical.it